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Emilio Leofreddi al WeGil di Roma

di Maria Arcidiacono

Raramente è capitato di avvertire nella comunità dell’arte un così profondo, diffuso e sentito rammarico per la scomparsa di un artista. È sufficiente una frase che contenga il nome di Emilio Leofreddi per vederci restituita una nostalgia indicibile per la sua prematura scomparsa della scorsa estate (1958-2023).

Un’assenza assai degnamente omaggiata attraverso una mostra che sarà possibile visitare fino al 31 agosto negli spazi WEGIL di Roma. A cura di Giuseppe Stagnitta e con la collaborazione dell’Archivio Emilio Leofreddi, l’omaggio all’artista romano – ma dalla valenza internazionale, non soltanto per essere stato un grandissimo viaggiatore – contiene una sintesi della sua ricerca che spaziò per territori geografici e sociali senza sfiorare mai i luoghi comuni della retorica.

Una militanza graffiante, che solo apparentemente contrastava con quel sorriso che chiunque l’abbia conosciuto difficilmente potrà dimenticare.

Un sorriso che talvolta stava solo negli occhi, precedeva e seguiva ogni incontro con l’artista, nei vicoli trasteverini o ai vernissage; un sorriso che faceva trasparire una volontà gioiosa, poetica, ma al tempo stesso rigorosa, di farsi portavoce, attraverso l’arte, di messaggi potenti.

Così è nell’installazione Balene del 1992 per la campagna contro la caccia alle balene promossa da Greenpeace (con l’aiuto di Mario Schifano); o in Contact, opera di forte denuncia, sulla pena di morte, realizzata nel 1993 attraverso un’esecuzione simulata che ci vede vittime protagoniste; o in Mangiate Pietà, di amara ironia, dove il celebre capolavoro di Michelangelo, servito su un cucchiaio, riassume il destino della pietas, antica virtù ormai commercializzata e costretta a girare il mondo.

Una modalità d’intervento che inseguiva le contraddizioni dell’animo umano, mettendole a nudo, puntando decisamente il dito contro ingiustizie e atrocità.

Non importa che tipo di espressione artistica o strumento scegliesse di utilizzare, pittura, collage, video, installazione, tappeti, etc., l’efficacia delle sue opere è intrisa di vissuto autentico, nessun infingimento modaiolo, solo la volontà di smascherare, oltre alla disumanità, il dilagante conformismo-consumismo che cancella la vera grande bellezza che Leofreddi amava molto: quella del contatto umano autentico e solidale, senza il quale, dice l’artista, la vita sarebbe priva di senso.

 

Info mostra

  • Emilio Leofreddi
  • WEGIL – Trastevere, Largo Ascianghi n° 5, Roma
  • fino al 31 agosto 2024
  • Info orari e biglietti: www.wegil.it; info@wegil.it
    tel. 334 6841506 (tutti i giorni ore 10 -19)
  • Produzione Clode Art Gallery con la partecipazione della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e Poema
  • Patrocinio Assessorato alla Cultura della Regione Lazio in collaborazione con LAZIOcrea
  • A cura di Giuseppe Stagnitta con la collaborazione dell’Archivio Emilio Leofreddi
  • Catalogo Magonza Editore
  • Uffici Stampa maurizioquattrini@yahoo.itrsalato@fondazioneterzopilastrointernazionale.it

 

 

 

 

 

immagine per Maria Arcidiacono
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Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

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