Visitando la mostra Mario Mafai e Antonietta Raphaël. Un’altra forma di amore al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma è possibile immergersi nel mondo denso di esperienze cosmopolite, grandi incontri, dedizione al lavoro e complicità di due grandi protagonisti dell’arte del Novecento.
Un centinaio le opere esposte e una ricca documentazione proveniente dagli archivi, il tutto ideato dal Centro Studi Mafai Raphaël con la curatela di Valerio Rivosecchi e Serena De Dominicis, celebra la grande storia d’amore di una coppia che ha vissuto intensamente i primi tre quarti del XX secolo con una fame d’arte e una volontà di assoluto rigore nel perseguire ciascuno la propria ricerca, pur condividendo percorsi comuni.
La mostra, in corso fino al 2 novembre 2025, è suddivisa in sette aree tematiche che aiutano un po’ a districarsi tra gli intrecci familiari e professionali che hanno visto i due artisti in bilico tra una convivenza simbiotica e temporanee separazioni. Il percorso dei due artisti è perfettamente illustrato nelle varie sezioni, a partire dalla cosiddetta Scuola di via Cavour, con Scipione (presente in mostra con due opere su tavola della fine degli anni Venti), fino alla sala che ospita documenti fotografici e lettere autografe dove troviamo il Ritratto di Antonietta nello studio di scultura (1934) l’opera scelta per la comunicazione dell’intero progetto espositivo.
Pur approfittando dell’ottimo allestimento didattico, è bello perdersi tra le opere dei due artisti e lasciarsi sorprendere da quanto esse raccontino molto delle loro rispettive vite.
In una delle sale al piano terra, per esempio, c’è la sezione chiamata Intermezzo Musicale. Davanti alla grande tela del 1934, Lezione di piano (con la quale Mafai vinse un premio alla 2a Quadriennale di Roma), si possono ascoltare in sottofondo le note di Ma l’amore no, un brano allora famosissimo che le figlie suonavano e cantavano assieme al padre; un gioco che faceva letteralmente inorridire l’artista, diplomata giovanissima in pianoforte alla Royal Academy di Londra e assai esigente con se stessa, sia nelle scelte musicali che come pianista.
C’è poi un’opera che testimonia l’alta qualità raggiunta da Antonietta Raphaël nella scultura, è il Ritratto di Mario Mafai con i pennelli, un bronzo del 1943 attraverso il quale lo riconosce pittore («C’era già un Mafai a dipingere», disse così quando negli anni Trenta scelse di diventare scultrice).
Due biografie diverse, due artisti che dopo il primo incontro non faranno che danzare sul filo difficile dell’esercizio dell’arte, allontanandosi e rincorrendosi l’un l’altra, affacciandosi sull’abisso delle persecuzioni razziste per poi riafferrare nuovamente la vita, ricominciando finalmente a esporre e a sperimentare nuove prospettive.
La mostra va assaporata, per far emergere, sala dopo sala, le forti personalità di Antonietta e Mario: dopo aver letto le loro lettere, aver curiosato tra le tante fotografie, viene spontaneo chiamarli per nome e considerare lo spazio espositivo come una riproduzione della loro casa.
Chissà come avrebbero affrontato il paradosso di questo loro soggiorno nel luogo che Benito Mussolini scelse come propria dimora tra il 1925 e il 1943.
La storia fa i propri volteggi e traccia bilanci imprevedibili: dell’oppressore rimane la triste memoria di un ventennio di violenze, culminato nel 1938 con la vergogna delle leggi razziste, dalle quali la stessa Raphaël riuscì rocambolescamente a salvarsi. Viceversa, e per nostra fortuna, dei due grandi artisti restano ‘soltanto’ amore e bellezza. E questa splendida mostra ne è testimonianza.
Informazioni Mario Mafai e Antonietta Raphaël. Un’altra forma di amore
- a cura di Valerio Rivosecchi e Serena De Dominicis
- fino al 2 novembre 2025
- Roma, Casino dei Principi – Villa Torlonia
- Orari: dal martedì alla domenica ore 9.00-19.00 – ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
- Mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ideata dal Centro Studi Mafai Raphaël e curata da Valerio Rivosecchi e da Serena De Dominicis, con l’organizzazione e i servizi museali di Zètema Progetto Cultura
- Con la collaborazione di: Collezione Augusto e Francesca Giovanardi di Milano, Collezione Giuseppe Jannaccone, Milano, e del Civico Museo “Maria Maddalena Rossi” di Codevilla (PV).
- Le opere provengono dalle collezioni della Sovrintendenza Capitolina, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dai Musei Civici Fiorentini, dalle collezioni d’arte della Camera dei Deputati e della Banca d’Italia, da numerose collezioni private e dalle collezioni degli eredi dei due artisti, con la presenza anche di una rara e selezionata documentazione originale formata da lettere, disegni, fotografie, provenienti dagli archivi di famiglia e selezionate dalla nipote degli artisti, Sara Scalia, dal Centro Studi Mafai Raphaël, dal Gabinetto Vieusseux di Firenze e dall’Archivio della Scuola Romana di Sovrintendenza.
- Catalogo De Luca Editori d’Arte
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).





















