La percezione della propria fragilità da individuale si fa collettiva in Fragile ergo sum, la mostra in corso fino al 19 marzo a Roma, presso il Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana.
Innanzitutto, ci pare doveroso sottolineare la scelta assai felice per il titolo: il noto assioma cartesiano che trasforma e afferma in senso positivo ciò che viene solitamente considerato un limite sociale, oltre che esistenziale.
Punto di partenza e filo conduttore è Teoria della fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto, il volume di Roberto Gramiccia, co-curatore con Alberto Dambruoso del progetto espositivo.
Scritto con la collaborazione di Ginevra Amadio e pubblicato da Diarkos, il libro di Gramiccia scioglie la fragilità da ogni preconcetto, e, prendendo ad esempio figure dalle biografie per certi versi eroiche, che sono riuscite a fare della fragilità un punto di forza, ne sviluppa alcune chiavi interpretative di notevole interesse.
La fragilità, giudicata una condizione di estrema debolezza, soprattutto in questa epoca di sopraffazione e di annullamento di ogni spirito di empatia e solidarietà, può quindi rivelarsi, a patto di tenersi a distanza dall’acquiescenza e dalla passività, una grande e preziosa risorsa.
Seguendo ciascuno la propria sensibilità riguardo al tema proposto, ben centouno tra artisti e artiste ne hanno declinato una sintesi: nessun limite nella scelta degli strumenti espressivi, solamente nelle dimensioni dell’opera per ovvie ragioni di allestimento.
Dalle opere in pittura o i disegni (tra i quali, i lavori di Scolamiero, Spengler, Ceccobelli, Timossi, Stucky, Eaton, Maccaro, Isola, Nardi o Maola), a quelle eseguite con tecnica mista o collage (come, ad esempio, in ordine sparso: Contestabile, Fabrizi, Cesarini Sforza, Magni, Sanna, Fontenla, Bielli, Kessler, Lena, Pirone) la fotografia e le immagini digitali (come, tra le altre, le opere di Corak, Mirescu, Sal, Benci, Monaci, Pedonesi), per finire con – ma se ne potrebbero proporre ancora moltissime altre – le opere di Romoli Venturi, Impellizzeri, Nonnis, Ripandelli, Mura e quella di Jasmine Pignatelli, che si lega alla tragica attualità della guerra in corso, proponendo, accanto a granelli di terra persiana, dono dell’artista Farzaneh Vaziri Tabar, i versi struggenti della poetessa iraniana Forugh Farrokhzād: un auspicio di superamento dei confini e di condivisione della terra.
La sfida era grande, ma Dambruoso e Gramiccia hanno saputo individuare e rendere complici artisti e artiste; anche il pubblico non si è potuto sottrarre dall’esplorazione di questa sorta di archivio che riunisce le varie sfaccettature di un sentimento condiviso, ma convertito e riscattato dalla propria condizione di debolezza.
L’orizzonte fioco e vulnerabile che quotidianamente l’assenza di umanità ci propone è reso nitido dallo sguardo onesto dell’arte: lucido, intenso, un luogo di corpi e immagini nel quale la fragilità, attraversando i propri stessi limiti, si veste di potente consapevolezza.
Informazioni: Fragile ergo sum
- a cura di Roberto Gramiccia e Alberto Dambruoso
- Biblioteca Vallicelliana – Piazza della Chiesa Nuova, 18 2° piano, Roma
- Fino al 19 marzo 2026
- Giovedì 19 marzo ore 17.00 – Presentazione del libro: Teoria della fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto di Roberto Gramiccia con il contributo di Ginevra Amadio (Diarkos, 2025). Ne parlano con l’autore Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale, Goffredo Bettini, Direttore di Rinascita e Ginevra Amadio, giornalista. Accesso consentito fino a esaurimento dei posti disponibili. Orari di visita dell’esposizione: lunedì, martedì e venerdì dalle 10.00 alle 13.00 (ingresso libero), mercoledì e il giovedì dalle 15.00 alle 18.00
solo su prenotazione a: b-vall.didattica@cultura.gov.it

Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).









































