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Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati

di Maria Arcidiacono

Con la mostra Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati  in corso a Palazzo Braschi, Roma celebra, a dieci anni dalla scomparsa, il grande regista e sceneggiatore nato in Irpinia, ma del tutto romano d’adozione.

Schivo, rigoroso, esigentissimo prima di tutto con se stesso, dai grandi orizzonti culturali e dal pudore quasi eccessivo che lo portava facilmente all’autoironia nei contesti che lo vedevano oggetto di celebrazioni, il Maestro è stato studiato e raccontato anche attraverso le sue grandi amicizie, spesso nate da rapporti professionali, con altri indiscussi protagonisti del cinema italiano (Fellini, Mastroianni, Risi, Pietrangeli, Scarpelli, Maccari, Monicelli, Sordi, Gassman, Trovajoli, etc.).

 

immagine per Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati-Palazzo Braschi Ph. Marino Festuccia
Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati – Palazzo Braschi Ph. Marino Festuccia

Nel voler restituire in maniera esaustiva la sua eredità, i curatori Silvia Scola e Alessandro Nicosia hanno scelto una mostra classica con poca interattività, ad eccezione del pannello digitale attraverso il quale è possibile individuare i luoghi dei rioni e dei quartieri di Roma dove furono girati i film di Scola regista e/o sceneggiatore.

Il resto dell’allestimento consiste in un’assortita e ben selezionata serie di oggetti: dai soldatini di quand’era bambino alle cartoline che gli inviava dagli Stati Uniti Alberti Sordi, (suo grande amico e testimone di nozze nel 1956), dalle sceneggiature originali ai riconoscimenti ricevuti nella sua lunga carriera.

Ampio spazio è stato dedicato all’inedita raccolta di disegni: un tratto rapido, sottile e preciso che talvolta dava già sostanza e concretezza alle sceneggiature in corso di scrittura. In mostra anche le vignette satiriche che testimoniano la sua formidabile palestra creativa quando, giovanissimo, brigò fortemente per entrare nella redazione del “Marc’Aurelio” (il celebre “bisettimanale umoristico illustrato”).

Emerge, procedendo nella visita, l’ambiente prolifico della stagione d’oro del cinema italiano, fondato su una solida scrittura fatta di confronto, di collaborazioni e amicizie che in alcuni casi divennero sodalizi e vere e proprie sigle, come nel caso di Age e Scarpelli.

Il ‘prodotto’ cinematografico prendeva forma con una modalità irrinunciabile per Scola: l’aggancio alla vita reale, alla realtà sociale del momento.

Una realtà disturbante che si manifesta apertamente (Brutti, sporchi e cattivi, 1976) o restava in sordina, sullo sfondo, come in Una giornata particolare (1977) dove si parla degli ultimi: della condizione femminile nel ventennio e dell’ottusa omofobia fascista.

Disegnando compiutamente la sceneggiatura, l’impianto del film era perfetto in partenza; storie dai risvolti tragicomici, ma del tutto immerse nella realtà viva di quel tempo, che sottintendevano spessissimo delle nemmeno troppo velate denunce, altro che “commedia all’italiana”!

L’atteggiamento un po’ cinico che contraddistingue alcuni film e alcune scritture lo avvicina a Dino Risi per il quale non a caso sceneggiò Il sorpasso (1962) e I mostri (1963), ma era un cinismo ‘romano’, di chi ne ha viste tante ed è ormai smaliziato, o meglio, scafato.

Così la leggerezza della ‘commedia all’italiana’ di Ettore Scola è solo una chiave in più per rileggere il neorealismo, adeguandolo alle trasformazioni e all’amara e ironica constatazione del permanere di ingiustizie e diseguaglianze sociali.

C’eravamo tanto amati (1974) attraversa con il suo racconto trent’anni di vita italiana, con le virtù e soprattutto i vizi: come la slealtà di Gianni Perego-Gassman, che sceglie la via del profitto spregiudicato tradendo gli ideali della Resistenza condivisi con i compagni Manfredi e Satta-Flores e lasciando volutamente sbiadire anche “il ricordo di quei giorni sempre uniti ci terrà”.

La mostra non è solamente un omaggio doveroso a Ettore Scola, è un inno al grande cinema che abbiamo conosciuto e possiamo fortunatamente continuare a riscoprire.

Un cinema che impartisce lezioni: sull’eterno disincanto e sulla rinuncia consapevole al lieto fine, come ne Il sorpasso, o come la coreografia quotidiana al chiuso di una sala da ballo con cinquant’anni di storia europea che scorrono fuori (Ballando ballando, 1983); è la fuga di Nino Manfredi dalla vacuità della vita borghese mentre si tuffa dalla nave per tornare nel villaggio africano; è lo spintone alle spalle di Ettore Scola per farci entrare nel microcosmo feroce e sguaiato delle baracche di Brutti, sporchi e cattivi; sono Marcello Mastroianni e Monica Vitti che si baciano circondati da montagne di detriti a Tiburtino Terzo (Dramma della gelosia, 1970).

Insomma, un viaggio i cui album sono esposti ora nelle sale di Palazzo Braschi: potrete perdetevi tra i suoi disegni dall’erotismo sottile, dall’umorismo tagliente e poetico; oppure potrete ascoltate Mario Pio-Sordi alla radio, o, se preferite, le colonne sonore di Armando Trovajoli.

A conclusione, per sigillare con una frase del regista questa nostra premurosa esortazione a visitare la mostra a lui (suo malgrado) dedicata, ecco la risposta che diede a chi gli chiedeva come mai certi suoi capolavori restassero sorprendentemente legati al presente: “Quando si dice che un film non invecchia sembra un complimento, invece no. Vuol dire soltanto che certi temi, contro i quali ci si scagliava, purtroppo, non sono superati”.

Informazioni Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati

  • a cura di Silvia Scola e Alessandro Nicosia
  • fino al 13 settembre 2026
  • Museo di Roma-Palazzo Braschi – Piazza San Pantaleo, 10 – Piazza Navona, 2
  • dal martedì alla domenica ore 10:00-19:00; chiuso il lunedì.
  • Un progetto promosso da: Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali; organizzato da C.O.R Creare Organizzare Realizzare S.r.l. e con il supporto di Zètema Progetto Cultura
    Catalogo pubblicato da Silvana Editoriale
  • Info: 060608 (tutti i giorni ore 09:00-19:00) – www.museodiroma.it; www.zetema.it
immagine per Maria Arcidiacono
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Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

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