All’insegna del legame storico tra Palazzo Farnese e Villa Farnesina, l’École Française de Rome e l’Accademia dei Lincei, le due prestigiose istituzioni che vi hanno sede, hanno dato vita lo scorso 5 novembre a una giornata di studi dedicata al periodo farnesiano della villa trasteverina che appartenne nel Cinquecento al banchiere Agostino Chigi. Il convegno, che ha avuto luogo anche grazie alla collaborazione del Parco Archeologico del Colosseo e al patrocinio dell’Associazione Amici dell’Accademia dei Lincei, è stato d’introduzione alla mostra Il Seicento in Villa Farnesina, a cura del prof. Alessandro Zuccari e della Conservatrice dell’Accademia dei Lincei Virginia Lapenta.
La regia del progetto ha visto anche l’autorevole presenza di Brigitte Marin, che ha voluto così aggiungere un altro imperdibile appuntamento al calendario delle celebrazioni per i 150 anni dell’École Française de Rome (EFR), lo storico istituto che la studiosa dirige dal 2019.

I relatori e le relatrici hanno illustrato gli aspetti più interessanti e inediti delle trasformazioni seicentesche della splendida dimora che, com’è noto, dopo i Chigi passò alla famiglia Farnese.
Oltre a quelli dei curatori della mostra, si segnalano tra gli interventi, quelli di Alessandra Acconci (Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma) sui restauri e la fortuna critica della Galleria dei Carracci; di Roberta Alteri (Parco Archeologico del Colosseo) che ha illustrato i progetti di restauro e valorizzazione degli Horti Farnesiani del Palatino, di Costanza Barbieri (docente all’Accademia di Belle Arti di Roma, nonché autrice del recente volume Gli astri benigni di Agostino Chigi. Peruzzi, Sebastiano e Raffaello nella Loggia della Galatea) che ha accuratamente descritto e analizzato la copia in mostra della Galatea di Raffaello eseguita da Andrea Sacchi.
Alessandro Cremona (Sovrintendenza Capitolina) ha presentato una ricerca sulle trasformazioni del Giardino Chigi-Farnese, mentre Rachel George ha rivelato le inedite vicende di un’opera donata all’inizio del Novecento all’ École Française de Rome da un finora sconosciuto collezionista che ora sappiamo rispondere al nome di Mario Menotti.
Tra i relatori, alcuni esperti afferenti all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e molti operatori e operatrici del restauro a presentare i vari interventi eseguiti sulle opere seicentesche di Villa Farnesina (come ad esempio quelli sui paesaggi della Loggia di Galatea); ma in tema di restauri, uno spazio speciale è stato dedicato alle prime indagini diagnostiche svolte sugli affreschi seicenteschi recentemente scoperti sotto una volta in corrispondenza dell’atrio, realizzata nel XIX secolo per degli allora indispensabili lavori di consolidamento.
Si tratta di dipinti ancora da studiare: un cielo azzurro con putti svolazzanti sopra un paesaggio con edifici isolati e uno stemma con i gigli che contribuisce a collocare l’affresco nella fase farnesiana.
Per questioni di accessibilità sarà possibile solo agli studiosi avvicinarsi alla volta ottocentesca, ma l’Accademia dei Lincei ha già annunciato che si stanno predisponendo delle strumentazioni con sequenze fotografiche in 3D che consentiranno a chiunque una visione apprezzabile dell’eccezionale scoperta.
Ospitata fino al 12 gennaio 2025 nelle due splendide e celebri Logge della Villa Farnesina, la mostra ruota attorno a sei opere di artisti che, un secolo dopo, vollero misurarsi con la magnifica decorazione cinquecentesca della Villa, ispirandosi o riproducendo gli affreschi di Raffaello (divenuto allora, come afferma Alessandro Zuccari, un modello normativo in questa fase di recupero del Rinascimento) e dei suoi collaboratori.
Nella Loggia di Amore e Psiche due Allegorie a tema religioso attribuite ad Antonio Carracci, ma ispirate a due figure mitologiche eseguite da Giulio Romano sui pennacchi della loggia medesima.
Nella Loggia della Galatea, a misurarsi con il capolavoro dipinto dall’urbinate, ci sono Pietro da Cortona e Andrea Sacchi, che, con le loro due tele in mostra, si affiancano all’opera (dal medesimo soggetto, ma ancora priva di attribuzione) donata da Mario Menotti all’École Française de Rome.
In un dialogo colto e appassionato, le due storiche istituzioni costruiscono metaforicamente e idealmente quel ponte che Michelangelo avrebbe voluto erigere da una sponda all’altra del Tevere in corrispondenza dei due edifici.
Quando si promuovono iniziative come questa, sotto l’egida della conoscenza e della ricerca, si dimostra non solo che, sotto il profilo culturale, l’armonia d’intenti tra Italia e Francia non è mai venuta meno in questi centocinquant’anni di storia dell’EFR, ma che mantenere vivo l’interesse nei confronti di un sapere condiviso e diffuso non può che perpetuare uno scambio qualificato, i cui benefici non si riducono all’ambito della sola comunità scientifica.
Info mostra: Il Seicento in Villa Farnesina
- A cura di Alessandro Zuccari e Virginia Lapenta
Roma – Villa Farnesina
Via della Lungara, 230 - Dal 6 novembre 2024 al 12 gennaio 2025
- Orari
Apertura tutti i giorni dal martedì alla domenica ore 10:00 -19:00
(ultimo ingresso ore 17 – Villa Farnesina + Mostra; ore 18 solo Villa Farnesina o solo Mostra).
Lunedì chiuso - Web: www.lincei.it – www.villafarnesina.it
- +(39) 06 680 272 68 – farnesina@lincei.it
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).















