Nato da un’idea di Stefano Prete, sindaco di Parabita, ha preso avvio in anni recenti un programma di apertura all’arte contemporanea, invitata a misurarsi con le edicole votive (Votiva) e gli spazi sotterranei della città (Ipogea): ambiti e spazi significativi della storia del comune pugliese.
Il 23 luglio scorso, in via Bartolo Ravenna, è stata inaugurata l’opera di Rossella Biscotti, L’uomo che cammina all’indietro, seconda tappa del percorso Ipogea (Ipogea #02), a cura di Carmelo Cipriani, con la direzione artistica di Giovanni Lamorgese.
Due anni fa il progetto Votiva proponeva all’arte contemporanea di intervenire in quelle nicchie sui muri dei vicoli parabitani che ospitavano le edicole sacre abbandonate; vennero coinvolti, tra gli altri: Mimmo Paladino, Gianni Dessì, Felice Levini, Liliana Moro, il collettivo Claire Fontaine e Michelangelo Pistoletto.
L’iniziativa più recente, Ipogea, ha lo scopo di mettere in risalto non solo quelle attività storicamente esercitate nel sottosuolo della città, come la spremitura delle olive nei frantoi sotterranei, ma anche le cavità presenti fuori dall’abitato, dove furono rinvenuti resti e reperti come le cosiddette Veneri di Parabita, statuine in osso riconducibili al Paleolitico superiore (circa 20mila anni fa).
Lo scorso anno lo scultore salentino Francesco Arena realizzò l’opera La Grotta utilizzando dei blocchi di pietra leccese e il neon che traccia le due parole Essere e Tempo.
Rossella Biscotti ha deciso di indagare sulla memoria locale utilizzando anche lei la pietra, quella di un’antica macina recuperata da un frantoio sotterraneo, a cui affianca il sapere delle mani dei fabbricanti di cordami per le navi mercantili (il mestiere del suo bisnonno).

Un’attività artigianale che si esercitava non solo vicino ai cantieri navali, ma anche per realizzare dei grandi dischi di fibre naturali intrecciate (fiscoli) utilizzati proprio nei frantoi come filtri per la spremitura delle olive.
La storia personale dell’artista nata a Molfetta si intreccia così con quella di Parabita proprio grazie alla figura del funaio il cui metodo artigianale per realizzare il cordame non presentava differenze, era identico.
“L’uomo che cammina all’indietro” operava così: intrecciava canapa, giunchi o altri filamenti vegetali mentre si allontanava progressivamente dalla ruota a cui erano fissati, controllando che lo spessore della corda restasse sempre uniforme.
Per poter leggere il titolo dell’opera, Rossella Biscotti ci costringe a un esercizio visivo ‘a ritroso’, vale a dire a seguire il senso antiorario con il quale ha fissato sulla pietra della macina le lettere in ottone che compongono il titolo.
L’artista, oltre a suggerire l’impegno fisico dei lavoratori come il suo bisnonno, rende omaggio ai funai da frantoio di Parabita che, come lui, percorrevano chilometri tra strade e vicoli per realizzare qualcosa destinato a durare nel tempo.
Un tributo a quella perfezione nella creazione del manufatto data dalla lentezza e dalla sapienza di gesti antichi, che Rossella Biscotti rievoca recuperando la pietra dal cuore sotterraneo della città salentina.
Per lasciare una traccia discreta del nostro tempo, l’artista ha scelto di adoperare il font Arial, nato nel 1982 e oggi tra i caratteri più diffusi della comunicazione digitale: un contrappunto contemporaneo, le cui lettere in ottone sono fissate sulla superficie della pietra antica.
Informazioni: Parabita per il Contemporaneo – Ipogea #02 – Rossella Biscotti, L’uomo che cammina all’indietro – opera permanente, site specific
- a cura di Carmelo Cipriani, con la direzione artistica di Giovanni Lamorgese
- Via Bartolo Ravenna, Parabita (Lecce)
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).











