Si fa un po’ fatica a star dietro alle numerose e brillanti iniziative culturali della Fondazione Carlo Levi, a cominciare dal recente Convegno Internazionale di Studi (28-29 novembre a Roma, Palazzo Altieri) dal titolo Il tempo de «L’Orologio» – Roma e il mondo (1944-1950), con ospiti che, da molteplici punti di vista, hanno tracciato i diversi aspetti di quella transizione cruciale nella storia del Novecento a Roma e nel mondo.
Tra la Resistenza, la Liberazione e il lungo dopoguerra della ricostruzione e della democrazia, il convegno ha svelato un mosaico costituito da una pluralità di voci per raccontare i diversi orizzonti che videro al centro Carlo Levi, al tempo stesso scrittore, artista e uomo politico.
A cominciare, per esempio, dal rapporto con la letteratura, tracciato da Gianluigi Simonetti (Università di Losanna) attraverso la storia dei primi anni del Premio Strega, un’idea formulata nella Resistenza, quando si intravedeva, seppure in prospettiva, un ruolo determinante degli scrittori nella società; oppure, attraverso lo sguardo sulla scena artistica italiana del dopoguerra che Chiara Perin (Scuola Normale Superiore di Pisa) descrive come estremamente frammentata: tra contestazioni alle crescenti ingerenze politiche e antagonismi tra gli artisti in difesa o contro il realismo.
Infine, tra i diversi interventi, segnaliamo anche quello di Alessandra Muntoni (Sapienza Università di Roma) che ha delineato un quadro sulle ipotesi di rigenerazione nella nuova architettura dell’Italia repubblicana, prendendo spunto da due grandi concorsi indetti a Roma sul finire degli anni Quaranta: il monumento per le Fosse Ardeatine e la Stazione Termini.
Poco prima dell’incontro organizzato dalla Fondazione Levi, dedicato al rapporto tra Carlo Levi e Piero Gobetti, e tenutosi lo scorso 16 dicembre, sempre a Roma, alla Casa delle Letterature, c’è stato il tempo di presentare Lo sguardo di Narciso. Carlo Levi tra cinema e fotografia (Effigi Edizioni), una nuova pubblicazione a cura di Maria Francesca Bonetti (Università degli Studi della Tuscia) e Daniela Fonti (Presidente della Fondazione Carlo Levi).
Un’ampia panoramica sul patrimonio fotografico dell’archivio della fondazione, ricco di contenuti, testimonianze e documenti riguardanti la cultura audiovisiva di quegli anni e di come l’energia vitale e poliedrica di Levi ebbe modo di farne pienamente parte.
Per avere un’idea degli incontri con i protagonisti tra i più rappresentativi del proprio tempo, è sufficiente sfogliare l’indice del volume e scoprire non solo che ebbe contatti con personaggi del calibro di Henri Cartier-Bresson e Frank Lloyd Wright, ma che del celebre fotografo esiste una sequenza di immagini poco conosciute scattate nel 1954 nel rione Trastevere, e del secondo, altrettanto noto architetto, si conserva un ritratto eseguito dallo stesso Levi.
È sbalorditivo pensare oggi all’indipendenza creativa di un intellettuale a tutto tondo che passa con disinvoltura – poteva permetterselo – dal dispensare consigli ai fotografi (in Appendice: Consiglio a un fotografo, in «La Nuova Stampa», 21 gennaio 1955) al finire lui stesso davanti alla macchina da presa di Luciano Emmer per un documentario (7 pittori, 1957) destinato all’appena nato Carosello.
Completa il volume un inserto con una bio-iconografia di oltre trenta foto a cura di Antonella Lavorgna: da quella immancabile, in fasce, del 1903, all’autoritratto di Agnese De Donato che inquadra sé stessa e Levi riflessi in uno specchio (1973-1974, poco prima della sua morte).
Era presente al suo tempo, Carlo Levi: sapeva leggerlo e interpretarlo con una lucidità che ancora non invecchia, ma continua a stupirci e a farci riflettere.
La Fondazione, che ne conserva viva la memoria promuovendo numerose iniziative, merita apprezzamento e gratitudine e il miglior suggerimento è quello di sfogliare (per credere) non solo il libro, ma anche il sito web: https://carlolevifondazione.it/ dove consultare il programma aggiornato dei prossimi appuntamenti.
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).



















