Nell’ottavo centenario della morte di San Francesco, tra le celebrazioni in programma, sabato 12 settembre alla Domus Pacis, sala Porziuncola, nella basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi, avrà luogo una tavola rotonda dal titolo Due storie in un dipinto. Il Transito nella versione ottocentesca di Domenico Bruschi.
Le opere attorno alle quali ruoterà l’incontro sono quelle che vedono protagonista l’immagine di Francesco, a cominciare da quelle più vicine al suo tempo, realizzate da Giotto e illustrate al pubblico dallo storico dell’arte medievale Elvio Lunghi.
Alla tavola rotonda, insieme a Elvio Lunghi, saranno presenti anche Corrado Balducci, esperto in storia dell’arte ottocentesca e Padre Giancarlo Rosati, mentre a coordinare l’incontro sarà la studiosa Renata Adriana Bruschi, discendente in linea diretta dal pittore perugino. I lavori saranno preceduti dai saluti istituzionali del sindaco di Assisi Valter Stoppini e della storica dell’arte Donatella Vaccari.

Saranno proprio gli affreschi eseguiti da Domenico Bruschi ad essere al centro dell’iniziativa. Collocati all’esterno della Cappella del Transito, ossia il luogo dove Francesco si abbandonò a “sorella morte” il 3 ottobre 1226, i dipinti mostrano i due momenti distinti della Morte di San Francesco (1886) e della Ricognizione delle stimmate (1887).
La cappella in origine era l’infermeria dell’antico convento, che, come l’attigua Porziuncola, venne inglobata nella basilica cinquecentesca voluta da Pio V. I dipinti sono caratterizzati da una luminosità calda e avvolgente, la composizione, in entrambi i casi affollata, si distingue per il dolore composto nella morte del Santo, con i confratelli inginocchiati attorno al corpo di Francesco e la solennità dell’altro dipinto, con il giudice Girolamo di Giovanni che si accerta dell’autenticità delle stimmate.
Interessantissima la biografia di Domenico Bruschi, seppe incrociare e cogliere spunti dalle molteplici tendenze artistiche del suo tempo e ricevette committenze di ogni tipo: dagli affreschi aniconici della Sinagoga di Roma alle decorazioni per l’Hotel Majestic; dalle opere che esaltano la stagione risorgimentale e dell’Italia unita – che lo vide anche protagonista – agli incarichi che ottenne all’estero, in Inghilterra e a Malta.
Abbiamo pensato di rivolgere un paio di domande a Renata Adriana Bruschi che coordinerà la tavola rotonda e che vanta una parentela diretta con il pittore perugino.
Come nacque questa importante committenza per la Cappella del Transito ad Assisi? Fu dovuta al successo ottenuto con il ciclo dedicato alla vita di San Francesco realizzato da Bruschi nella basilica romana dei Santi Apostoli?
“Certamente l’attività pittorica intensa ha favorito la scelta di affidargli questo incarico. Inoltre, credo che sia necessario contestualizzare questa committenza e tener presenti due circostanze. In primo luogo, le celebrazioni francescane del 1882 segnarono una svolta perché per prima volta la somma autorità cristiana dedicò la sua enciclica al santo, indicandolo come modello da seguire.
In questo caso si trattò del Santo di Assisi nel settimo centenario dalla nascita, “Noi da lungo tempo e vivamente desideriamo che ognuno, secondo le proprie forze, sproni se stesso ad imitare Francesco d’Assisi.
A tale scopo, come nel passato avemmo sempre particolarmente a cuore il Terz’Ordine dei Francescani, così ora, chiamati per somma benignità di Dio a gestire il supremo Pontificato, approfittiamo di questa ricorrenza per esortare i fedeli a non negare il proprio nome a questa santa milizia di Gesù Cristo” (enciclica Auspicato Concessum del 17 settembre 1882).
Il Papa era Leone XIII, salito al soglio pontificale nel 1878, dopo aver trascorso trent’anni a Perugia in qualità di vescovo. Un anno prima della sua investitura papale, a Perugia il vescovo Vincenzo Gioacchino Pecci aveva affidato al pittore umbro le decorazioni della Cappella di Sant’Onofrio nel Duomo del capoluogo umbro”.
La tavola rotonda consentirà un approfondimento sulla figura dell’artista e forse indagherà qualche aspetto inedito. Può anticipare qualcosa o c’è un argomento, magari un po’ sottovalutato, che si augura possa essere trattato in maniera esauriente dagli studiosi?
“La tavola rotonda mira a rapportare i due affreschi di Domenico Bruschi al suo percorso artistico e allo spirito francescano che anima l’ispirazione di questi due lavori. L’intervento di Padre Giancarlo Rosati permetterà di sondare questa dimensione e di capire aspetti del culto francescano nel tardo Ottocento.
Per tradizione familiare e per interesse personale, Domenico Bruschi fu uno studioso, amante della lettura e della conoscenza, rimase sempre vincolato allo spirito dell’Accademia, vale a dire attento a recuperare dalla tradizione gli stimoli e i modelli a cui rapportarsi. Elvio Lunghi infatti ricorderà le caratteristiche delle opere giottesche dedicate al Santo.
Da parte sua, Corrado Balducci analizzerà gli elementi compositivi di queste due raffigurazioni, alla luce delle prime biografie del Santo e delle precedenti realizzazioni pittoriche.”
Un ritratto, quello restituito da Renata Adriana Bruschi, di un artista colto e mai sazio di stimoli, capace di tenere insieme fedeltà alla tradizione accademica e apertura al proprio tempo, la stessa cifra che gli riconobbero in vita gli artisti a lui contemporanei.
Quando Bruschi morì nell’ottobre 1910, il pittore Ettore Filippelli ne rammentò sulla rivista Emporium la «maestria insuperabile del disegno e la soavità del colore», alle quali seppe unire «fantasia ardita e filosofia profonda», segnalando l’ultimo grande affresco dell’artista sulla facciata monumentale del Monte di Pietà di Vicenza: «Sembra l’opera ardente di un giovane ed è quella di un settantenne rimasto sempre moderno».
Informazioni Due storie in un dipinto. Il Transito nella versione ottocentesca di Domenico Bruschi
- Tavola rotonda con Corrado Balducci, Elvio Lunghi e Padre Giancarlo Rosati, coordina Renata Adriana Bruschi
- 12 settembre 2026, ore 16:00
- Domus Pacis, sala Porziuncola – basilica di Santa Maria degli Angeli – Assisi (PG)ù
- Ingresso libero – Per informazioni: 366 2633086
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).
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