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Il Popolo lucano di Carlo Levi nelle foto di Domenico Notarangelo

di Maria Arcidiacono

La Fondazione Carlo Levi, attraverso l’impegno delle infaticabili Daniela Fonti e Antonella Lavorgna, ha promosso Il Popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e Fotografia di Domenico Notarangelo, una mostra a cura di Giuseppe Decio Notarangelo, Antonio Notarangelo e Stefano Di Tommaso, con il contributo dell’Associazione Culturale Pier Paolo Pasolini Matera.

Le foto di Domenico Notarangelo avevano già raccolto grande apprezzamento da parte del pubblico nella mostra del 2023 al MAXXI, ed ora, presso la sede romana della Fondazione Levi è possibile vedere un’accurata selezione di alcuni suoi scatti in Lucania eseguiti tra la fine degli anni Sessanta e la fine del decennio successivo.

immagine per Il popolo lucano di Carlo Levi - ritratti di Domenico Notarangelo
Il popolo lucano di Carlo Levi – ritratti di Domenico Notarangelo

Il torinese Carlo Levi e il pugliese Domenico Notarangelo, detto Mimì, sono i due protagonisti del progetto espositivo che si propone di approfondire le ragioni del forte legame che entrambi ebbero con la Lucania.

Terra d’esilio imposta allo scrittore per il suo antifascismo, che inaspettatamente si fece rivelatrice di una realtà dai forti connotati ancestrali: il medico, l’artista, l’uomo politico si aprì a un approccio antropologico di profondo rispetto verso un mondo che fece suo, tanto da voler essere seppellito ad Aliano e che, anche a distanza di anni, gli restituì moltissimo.

Levi e Notarangelo, attraverso la scrittura e lo strumento pittorico l’uno, e servendosi della fotografia l’altro, scelgono di documentare “entrando nelle cose”.

E di cose da raccontare ce n’erano molte, a partire dalla comune militanza politica nel PCI che li rendeva entrambi sensibili ai temi dell’ingiustizia sociale e a quelli di un meridione contadino escluso dai processi di crescita, ma che meritava di essere ritratto senza pietismo.

Mentre Levi traduceva con vive pennellate la comunità lucana, restituendole tutta la forza vitale della sua dignità, Mimì documentava sulla pellicola una Lucania di uomini, donne, bambini dallo sguardo potente, pronti nell’affermare il proprio stesso esistere; non cercava di creare commozione, di costruire con patetismo immagini ad effetto, ma componeva con cura una serie di fotogrammi della quotidianità rurale, delle iniziative politiche (spesso con lo stesso Levi).

Nei suoi scatti compaiono talvolta orizzonti brulli che fanno pensare a Omero, o scorci di paesaggi diroccati a fare da sfondo: quinte teatrali del reale che spiegano le sue collaborazioni nelle ricerche scenografiche con il mondo del cinema.

Le foto scattate sul set del film Cristo si è fermato a Eboli mostrano l’atmosfera senza tempo della Lucania, scoperta nella sua essenza sia dal regista Francesco Rosi che dall’attore protagonista Gian Maria Volonté.

Grazie a Notarangelo, che individuò gli spazi e seppe riferire dettagli preziosi su Carlo Levi, fu possibile comporre una fedele ricostruzione dei luoghi leviani e raccontare al meglio la sostanza intima dell’esperienza del confino.

Una realtà, quella lucana, attraversata anche dalle visioni di Pier Paolo Pasolini, che nel 1964 vi girò Il Vangelo secondo Matteo; anch’egli scrittore, ma anche giornalista, regista, con una profonda conoscenza della fotografia e della storia dell’arte, è ritratto mentre percorre le strade di Matera, da solo o in dialogo con la troupe e con gli interpreti del film.

Ma osservando le foto in mostra, si rimane sedotti dalla galleria di ritratti del popolo lucano. Si fatica a considerare arte del passato questa successione di volti in bianco e nero, vivi e palpitanti più di qualsiasi frammento digitale.

Notarangelo era comunista, fu corrispondente in Basilicata per “L’Unità” proprio negli anni della questione meridionale, la sua denuncia non nacque dal desiderio di suscitare clamore, ma dall’indignazione per una realtà ingiusta che sarebbe stato vergognoso ignorare.

Fotografava per documentare un Novecento scomodo, allontanato, esiliato anch’esso.

Lo fece perché se ne conservasse memoria, in un’epoca nella quale difficilmente una foto avrebbe potuto essere ritenuta menzogna, per questo i suoi scatti custodiscono intatto il loro vitale realismo e ci restituiscono, chiara, la mortificante differenza tra quella veridicità e la vuota opulenza visiva del nostro tempo, quello delle immagini ingannevoli, incapaci di mostrare una verità limpida, riconoscibile e comprensibile.

Informazioni Il popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e fotografia di Domenico Notarangelo

  • a cura di Giuseppe Decio Notarangelo, Antonio Notarangelo e Stefano Di Tommaso, con il contributo dell’Associazione Culturale Pier Paolo Pasolini Matera
  • Fondazione Carlo Levi – Via Ancona 21, Roma
  • Fino al 17 aprile 2026
  • Orari: lun-mar-ven 9:30/13:00 GIO 15:30/18:30 – chiusura giorni festivi – Ingresso libero
  • Catalogo con i testi dei curatori e di Daniela Fonti, di Giulio Perroni, di Nicola Filazzola e dello stesso Domenico Notarangelo.
immagine per Maria Arcidiacono
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Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

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