La casa editrice Arcadiateatro Libri presenta il primo di tre volumi dedicato al Teatro di Bernard-Marie Koltès, diventato noto in Italia grazie al lavoro che qualche anno fa ha proposto Pierfrancesco Favino.
Da allora l’interesse per il drammaturgo francese è aumentato, dimostrando, nonostante gli anni, la sua grande attualità sia per i temi che per lo stile. Il percorso di vita e lavorativo di Koltès è particolare, quasi anticonvenzionale. Koltès non ha mai amato gli ambienti teatrali tradizionali, preferendo ad essi la periferia parigina con tutte le sue ombre e storture.
Il volume che Arcadiateatro ci propone è una raccolta di cinque pièce anticipate da una interessante introduzione a firma di Arnaud Maïsetti, che ci fornisce la chiave di lettura delle opere e ci racconta come la vita di Koltès entra nel suo teatro. «Sarà il moto oscillatorio di quegli anni: a Parigi il porto sicuro, gli amici, i teatri – che frequenta poco. Altrove gli incontri, le esperienze intense e al margine dei mondi, la follia di avvicinarsi a territori dove il desiderio si mescola alla paura. E tra gli altrove, New York, città privilegiata, perché non è solo una città ma tutto un mondo in miniatura, che nel gigantismo mescola gente di ogni tipo, una Babilonia contemporanea».
Koltès viaggia molto e nei suoi viaggi osserva e vive, trasportando nei suoi testi tutto ciò che gli tocca l’animo. Nella solitudine dei campi di cotone, inserita in questo volume appena pubblicato, è tra le pièce più famose e forse è quella che gli dà il maggior successo, i protagonisti sono due uomini che si incontrano nell’ora in cui tutto è lecito, quando è possibile calare la maschera, liberarsi dei ruoli imposti da una società impostata su rigide regole, per poter far emergere la propria inconfessabile identità. In questo Koltès è bravissimo, sa indagare come nessuno quegli aspetti che spesso vengono trascurati, ma che ultimamente sono estremamente attuali.
Nell’introduzione al volume Arnaud Maïsetti scrive: «I temi e gli accenti, le ossessioni, i dolori, il pensiero rabbioso politicamente demistificante, la dolcezza feroce nei nostri confronti, l’intransigenza del dolore di vivere e della sua gioia. Dentro c’è tutto il teatro e la vita di Bernard- Marie Koltès».
Il teatro che Koltès scrive e mette in scena è la vita esattamente come da lui viene vista e vissuta. Scende nelle periferie, tra la vita improbabile di uomini senza un domani certo, dove tutto è sfuggente e veloce.
Scrive ancora Arnaud Maïsetti che la scrittura di Koltès «lo radica piuttosto nella città e nei corpi che la attraversano concretamente, nell’urgenza di dire qui e ora quello che gli interessa confessare sulla ferocia della richiesta d’amore. Manca tuttavia un mondo sul quale poggiare quel discorso. Koltès ne sente il richiamo. Allora parte e va a incontrare quel mondo».
Il drammaturgo francese, infatti, viaggerà molto, andrà anche a New York, città che rappresenterà un punto di riferimento fondamentale per la sua drammaturgia.
Oggi, Koltès rappresenta la voce di tanti, soprattutto di chi cerca di combattere il razzismo, l’emarginazione, l’omosessualità e il diverso in generale. Leggere le opere di Koltès vi farà rendere conto della potenza del suo pensiero e di un messaggio più che mai contemporaneo.
Antonella Quaglia è una content editor e organizzatrice di eventi. Laureata in DAMS Cinema a Bologna, ha conseguito un Master in Management degli eventi artistici e culturali a Firenze. Dopo aver lavorato nel settore dell’organizzazione di mostre d’arte, segue diversi corsi in editoria e collabora con uffici stampa e riviste del settore.







