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Indipendentemente #201. Le ragioni degli uomini, gli errori della storia. Cross River People di Joshua Sinclair.

La narrativa storica raggiunge i suoi risultati più significativi quando riesce a trasformare il racconto del passato in uno strumento di interrogazione del presente, che spinga a riflettere sulle storture che, ieri come oggi e seppur sotto diverse spoglie, minacciano l’esistenza, la libertà e la dignità di molte popolazioni.

Cross River People (Selvatiche Edizioni – Seed) di Joshua Sinclair si muove lungo questa direttrice riportando la complessa vicenda del colonialismo britannico nell’Africa Occidentale a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, senza indulgere in contrapposizioni manichee ma concentrandosi piuttosto su quel limbo in cui, anche chi pensava di fare del bene, favorì inconsapevolmente gli interessi di chi era giunto in terra africana solo per affermare la propria supremazia.

immagine della copertina di Cross River People autore: Joshua Sinclair.
Cross River People, di Joshua Sinclair.

Difatti, pur formulando una critica netta nei confronti del sistema imperiale britannico – descritto come fondato sulla convinzione di una presunta superiorità morale dell’Occidente – l’autore evita di ridurre la vicenda a un semplice confronto tra oppressori e oppressi: la responsabilità storica del colonialismo emerge con chiarezza ma viene esplorata attraverso una serie di personaggi le cui convinzioni, esitazioni e trasformazioni restituiscono l’ambivalenza di un’epoca segnata da profonde contraddizioni.

In questa prospettiva assume particolare rilievo la figura di Francis Conrad: medico impegnato in una missione per lebbrosi, Tada Kupela, l’uomo non aderisce alle logiche dell’imperialismo né incarna la retorica della necessaria campagna evangelizzatrice; al contrario, la sua lunga esperienza accanto ai malati e alle comunità africane alimenta una riflessione sempre più severa sulle conseguenze umane del dominio coloniale.

L’autore affida proprio a lui la manifestazione del dubbio tra l’autenticità della cura e il paternalismo che spesso ha accompagnato la presenza occidentale in Africa: la medicina, la fede e la solidarietà trovano infatti senso soltanto quando si fondano sul riconoscimento della pari dignità dell’altro; come accade in questa vicenda, purtroppo, esse diventano invece degli strumenti di oppressione culturale e politica.

Joshua Sinclair narra un’avvincente storia di coraggio, dedizione, amore, dolore e speranza, portando alla luce i presupposti ideologici che permisero a un’intera civiltà di convincersi della propria superiorità morale, e di schiacciare la dignità dei popoli colonizzati

«Il loro era un credo politico, razziale e religioso, che supportava una sensazione di innata superiorità da parte degli inglesi, oltre alla responsabilità morale di soggiogare e governare con mano forte. “Siamo chiamati a governare non per la nostra gloria, ma per la loro felicità” aveva scritto Anthony Trollope nel 1872, e quel “loro” si riferiva ad africani, indiani, australiani, americani e a qualunque altro popolo fosse caduto nelle britanniche fauci d’acciaio».

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Antonella Quaglia è una content editor e organizzatrice di eventi. Laureata in DAMS Cinema a Bologna, ha conseguito un Master in Management degli eventi artistici e culturali a Firenze. Dopo aver lavorato nel settore dell’organizzazione di mostre d’arte, segue diversi corsi in editoria e collabora con uffici stampa e riviste del settore.

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