Homo prospectus. Verso una nuova antropologia (Hogrefe Editore) di Martin E.P. Seligman, Peter Railton, Roy F. Baumeister e Chandra Sripada ci introduce in un nuovo campo di studi psicologici, che non prendono più come riferimento il modello passato-presente ma il futuro, con tutte le interessanti implicazioni che comporta il proiettarsi in avanti invece che indietro.
Gli autori parlano quindi di un passaggio di consegne dall’Homo sapiens all’Homo prospectus: «Abbiamo un nome che non ci si addice. Homo sapiens vuol dire “uomo sapiente”, ma a differenza di Homo habilis, “uomo abile”, e di Homo erectus, “uomo eretto”, il nome che portiamo oggi non è una descrizione accurata di come stanno le cose, ma solo un’ambizione, di quelle che difficilmente possono essere alla portata di tutti.
Se non è nella sapienza, in cosa allora la nostra specie ha tanto successo da non temere confronti con nessun’altra? Qualcuno ha risposto: nel linguaggio, negli strumenti, nella propensione a uccidere, nella razionalità, in un sapore sgradevole al palato dei predatori, o nella cooperazione, tanto per citare qualche proposta. Ma un esame più attento di ciò che gli altri mammiferi, gli uccelli e gli insetti sociali sanno fare ci porta a dubitare della nostra unicità per ognuno di questi aspetti.
Quindi, come Gilbert (2006), noi crediamo che quello che caratterizza in modo specifico l’Homo sapiens è l’ineguagliabile capacità umana di orientare le proprie azioni immaginando varie possibilità che si articolano nel futuro – cioè la “prospezione”. La prospezione è la capacità che, nella sua espressione più elevata, realizza l’ambizione della sapienza. Perciò faremmo meglio a chiamarci Homo prospectus».
Nel momento in cui a caratterizzare la specie umana è la capacità di pensare ai nostri futuri possibili, si modifica necessariamente l’approccio con cui si studia il comportamento e l’agire umano; gli autori analizzano quindi tutti i campi in cui si devono riaggiornare i parametri di osservazione, come l’apprendimento, la memoria, la percezione, l’emozione, l’intuito, la scelta, la coscienza, la moralità, il carattere, la creatività e anche la malattia mentale.
La prospezione è quindi il cuore di questo saggio interessante e affascinante, sicuramente rivolto a chi già mastica la materia ma che può essere anche apprezzato da chi è curioso di scoprire una nuova frontiera della psicologia, che viene strettamente legata alla filosofia, alle neuroscienze e all’antropologia. Donando all’essere umano delle capacità profondamente prospettive e immaginative, inoltre, gli autori ampliano il suo margine di autoespressione e soprattutto gli permettono di riappropriarsi finalmente dell’esercizio del libero arbitrio.
Antonella Quaglia è una content editor e organizzatrice di eventi. Laureata in DAMS Cinema a Bologna, ha conseguito un Master in Management degli eventi artistici e culturali a Firenze. Dopo aver lavorato nel settore dell’organizzazione di mostre d’arte, segue diversi corsi in editoria e collabora con uffici stampa e riviste del settore.







