Pierre Bonnard (1867-1947) fu un importante pittore francese della fine del 1800 e gli inizi del 1900. Attento a tutti i movimenti artistici del suo tempo, dall’Impressionismo al Surrealismo, intraprese un percorso singolare al di fuori di ogni movimento, tranne quello dei Nabis, di cui sarà uno dei fondatori insieme, tra gli altri, a Édouard Vuillard (1868-1940), Mauris Denis (1870-1943) e Félix Vallotton (1865-1925). Fortemente influenzato dalle idee di Paul Gauguin (1848-1903), sviluppò uno stile autonomo.
Nel 1926 si stabilì a Le Cannet, in Costa Azzurra, nel sud della Francia, nella villa “Le Bosquet”, dove vi rimase fino alla morte nel 1947. Questo periodo fu il più fruttuoso: realizzò centinaia di paesaggi di Le Cannet grazie alla luce di queste zone.

I suoi quadri sono caratterizzati da colori sgargianti. Bonnard basava la propria creatività partendo dal presupposto che tutto sollecita lo sguardo. Estese la sua attenzione alla realtà, avvicinando all’occhio ciò che la prospettiva classica teneva lontano. Le sue tele sono spesso costruite all’interno di un determinato campo visivo, che svolge un ruolo strutturale e cromatico.
L’uso dello spazio, la moltiplicazione delle dimensioni e le illusioni ingannevoli creavano nuove visioni pittoriche.
La sua tavolozza divenne sempre più vivace durante gli anni Venti e Trenta. Lampi di giallo o di arancione illuminano i suoi dipinti e, soprattutto nelle scene d’interni, il bianco viene utilizzato accanto a cromìe vivaci per una maggiore luminosità.
Un omaggio all’artista francese, alla sua presenza in questo territorio, è stato fatto con l’inaugurazione nel 2011, dell’unico museo al mondo interamente dedicato alla sua opera, con la volontà di coniugare storia e modernità.
Il Musée Bonnard, ubicato in Boulevard Sadi Carnot 16, si è insediato nella Villa Saint-Vianney, costruita nel 1908, una delle ultime testimonianze dell’architettura del periodo della Belle Époque, dell’inizio del XX secolo.
Gestita da una Fondazione, è composta da acquisizioni, donazioni, prestiti e depositi pubblici e privati, e propone ciclicamente una serie di mostre temporanee, oltre ad una collezione permanente.
L’ultima esposizione, dal titolo Pierre Bonnard: la poesia di un oggetto ordinario, fino al 3 novembre 2024, è incentrata su un singolo manufatto in ceramica, un vaso con una decorazione di rami, foglie e frutti di ciliegio. Questa brocca d’acqua affascinò il pittore a tal punto che ne realizzò quasi trenta dipinti, tra il 1910 e il 1930, quasi esclusivamente nature morte, ma anche un nudo e due interni.
Un forte legame affettivo univa l’artista all’oggetto, che rimandava alle sue radici familiari. Presente su quasi tutte le tavole dauphinoises, agli inizi del XX secolo, veniva prodotto nella fabbrica di maioliche Lebacqz e Bouchart, a Saint-Amand-les-Eaux, nell’Alta Francia.

Il risveglio del colore
“Intorno a me vedo spesso cose interessanti, ma così voglio dipingerli, devono avere un fascino particolare, la bellezza, ciò che possiamo chiamare bellezza. Li dipingo cercando di non perdere il controllo della prima idea […]”
confidò Pierre Bonnard ad Angèle Lamotte nel 1942.
Realizzò fiori selvatici (papaveri e fiori di campo) su una tavola con decorazioni ricche e colorate: scacchiere, libri, ed altro. Questo oggetto quotidiano è apprezzato per la sua singolarità. La natura morta diventa motivo centrale di una rappresentazione.

Nel dipinto Bouquet de fleurs sauvages, del 1922, i fiori all’interno di un vaso diventano sotto il pennello di Bonnard un tappeto di fiori preziosi che rievocano il suo “giardino selvaggio” a Vernonnet. L’armonia cromatica fa da contrappunto al candore della brocca, dove l’artista riesce a costruisce una storia, tornano in superficie delle sensazioni attraverso i ricordi.
La creatività del pittore si basava su diversi principi:
1) L’idea dell’oggetto – opera d’arte
2) L’impressione della bellezza iniziale
3) La conoscenza del concetto di bellezza personale e dei Grandi Maestri
4) Lo studio della materia pittorica.
Per tutta la vita, la sua ricerca verte sulla conoscenza e sperimentazione dello spazio e del colore. I suoi dipinti dal cromatismo vivido saranno caratterizzati da oggetti intrisi di una anima. Sotto la sua “visione sovrana”, il suo pronipote Antoine Terrasse (1928-2013) scrisse: “la magia del colore rende ogni cosa un oggetto raro e prezioso che crediamo di scoprire nei sogni”.
L’artista organizzava la sua pittura in base alle sue emozioni e al suo attaccamento agli oggetti. Nei suoi vasi di fiori, Bonnard gioca con la trasparenza e con i colori, passando dall’opaco al limpido e alla lucentezza per catturare la ricchezza della sua immaginazione e di quella della natura. In Vase of Flowers, del 1933, non elogia i fiori e la loro bellezza effimera, il suo lavoro è proiettato principalmente sull’aspetto cromatico. Come egli stesso affermava: “Il colore mi ha invaso. Mi sono sacrificato per lui quasi inconsciamente la forma”. Ciò che cerca di mostrare è l’effetto della luce sugli oggetti e il suo riverbero su di essi.
La visione multipla
Alcuni delle molteplici versioni di questo vaso in ciliegio, elegantemente riempito di fiori e visibili in mostra, presentano dei riflessi perlacei, ed emanano un’atmosfera carica di mistero.
Emozione catturata o costruzione reale di una sensazione, la libertà espressiva di Bonnard è visibile anche nei disegni, in cui emergono le sue prime idee e lo aiutano a riportare in superficie i suoi ricordi che vengono definitivamente plasmati dal colore.
Ne è un esempio Bouquet de fleurs, del 1926, che simboleggia il momento in cui “il colore si trasforma in valore”. La brocca non è più bianca immacolata, ma è circondata dal blu della stanza. Ci riporta ad un incanto inaspettato, l’artista crea una composizione in continua metamorfosi, tra realtà e percezione spaziale.
“La Toilette”, del 1914, è l’esempio di questa “realtà molteplice”. La brocca con fiori è dipinta in modo da sconvolgere la nostra visione, si trasfigura nel decoro della carta da parati: il cromatismo esprime tutto senza ricorrere al rilievo o alla consistenza, traduce la luce, le forme e i personaggi, senza dover ricorrere ad altri valori.

Bonnard è stato un pittore dell’emozione, con delle similitudini che lo associano a Jean-Baptiste-Siméon Chardin (1699-1779) e Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), di cui conserva il fervore paziente, il gusto delle sfumature, e condivide con loro questo dono di meraviglia per la vita.
Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.
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