Caravaggio a Napoli. Dialoghi sulla luce e influssi negli altri artisti

“Che cosa significasse per il Caravaggio l’incontro con la immensa capitale meridionale, più classicamente antica di Roma stessa, e insieme spagnolesca e orientale, non è difficile intendere a chi abbia letto almeno qualche passo del Porta o del Basile; un’immersione entro una realtà quotidiana violenta e mimica, disperatamente popolare.” (Roberto Longhi)

E’ allestita nella Sala Causa del Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli, la mostra Caravaggio Napoli, curata da Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger.

E’ una esposizione che mette a confronto sei tele di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, provenienti da istituzioni italiane e internazionali e 22 quadri di artisti napoletani, influenzati dallo stile dell’artista lombardo. Una particolare attenzione è rivolta al legame tra il pittore e la città di Napoli,  dove visse complessivamente 18 mesi: tra ottobre del 1606 e giugno del 1607 e, successivamente, nell’autunno del 1609 per circa un anno fino alla morte avvenuta a Porto Ercole nel viaggio di ritorno verso Roma, nel luglio del 1610. Un rapporto che emerge da undiario’, da una dettagliata crono-biografia che riorganizza le conoscenze letterarie e documentarie, (edite e inedite), di quel periodo.

Il percorso espositivo accoglie i fruitori con il disegno di Belisario Corenzio, copia con varianti della Vocazione di San Matteo collocata nella cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a Roma, dipinta da Caravaggio ad apertura del XVII secolo. L’artista greco copiò il Merisi durante il suo soggiorno romano, colpito dall’opera, per il fascio di luce sulla parete di fondo, riproducendo un disegno a tratteggio incrociato.

Il primo dialogo in mostra è tra La Flagellazione, conservata a Capodimonte, che l’artista realizzò per la chiesa partenopea di San Domenico Maggiore e l’altra Flagellazione realizzata a Napoli e proveniente dal Musée des Beaux-Arts di Rouen. Il raffronto si arricchisce all’interno della sala, con una copia del dipinto di Rouen, insieme ad alcuni quadri strettamente ispirati ad esso, quali la Flagellazione, attribuita a Fabrizio Santafede che riprende quella francese tutta d’un fiato. A chiudere questa comparazione sono le due tele, Cristo alla colonna di Battistello Caracciolo e quella di Jusepe de Ribera, entrambi derivanti dalla Flagellazione di Capodimonte del Merisi.

Nella sala successiva una ricostruzione grafica delle Sette opere di Misericordia esorta i visitatori alla ricerca dell’originale, un viaggio itinerante e culturale che collega il Museo di Capodimonte alla Chiesa del Pio Monte della Misericordia nel decumano maggiore della città napoletana. A raffigurare l’Opera di Misericordia del Seppellire i morti, è esposta la tela di Giovanni Baglione, Deposizione di Cristo nel sepolcro, da sempre in competizione col Merisi.

Le opere di Caravaggio determinarono in molti artisti locali l’impellente necessità di confrontarsi con il vero e di affrontare alcuni soggetti con una nuova visione. E’ il caso del tema della Salomé con la testa del Battista, di cui esistono le due versioni in mostra, provenienti da Londra e da Madrid. Un proficuo rapporto fu quello con Battistello Caracciolo e ciò si evince da un documento che vede quest’ultimo ricevere una somma incassata per un San Girolamo.

Una comparazione visiva emerge nei dipinti presenti in sala, Caracciolo riprende dalla tela londinese la posa del carnefice e dal dipinto madrileno la soluzione del boia in posizione arretrata che rinfodera la spada. Gli esiti dell’osservazione sulle composizioni caravaggesche restituiscono il senso dell’atrocità del dramma che si è appena compiuto,  riscontrabile anche nella Salomé del giovanissimo pittore Massimo Stanzione.

Tutti questi artisti, Battistello Caracciolo con la Crocifissione, Massimo Stanzione con il Martirio di Sant’Agata, ed Hendrik De Somer con il San Sebastiano, hanno avuto come modello la Crocifissione di Sant’Andrea di Caravaggio, realizzata a Napoli per il viceré conte duca di Benavente. Di questo dipinto, è presente una ricostruzione grafica ed un video che illustrano le fasi del restauro e dell’intervento conservativo del 2014 al Cleveland Museum of Art, negli Stati Uniti.

L’exihibit propone opere mai esposte in Italia del pittore Louis Finson, come il Martirio di San Sebastiano. L’artista è conosciuto come l’autore delle copie della Maddalena in estasi. Fu tra i primi seguaci e copisti di Caravaggio a Napoli e amico del fiammingo Abraham Vinck. I due accolsero il Merisi appena giunto in città, fornendogli probabilmente anche gli strumenti con cui lavorare ed entrarono in possesso di opere del pittore che portarono ad Amsterdam, esportando così il linguaggio caravaggesco nel cuore dell’Europa.

Una particolare attenzione è rivolta alle vicende personali del pittore lombardo, artefice di una Maddalena in estasi e due San Giovanni, opere realizzate per il cardinale Scipione Borghese e altri prelati, che si erano adoperati per fargli ottenere la grazia dal Papa Paolo V. Dipinti che con l’arresto del Merisi furono date a Costanza Colonna Sforza, dalla cui residenza di Chiaia a Napoli, poi palazzo Cellammare, l’artista era partito.

Della prima tela esistono le due copie in esposizione, Maddalena in estasi di Louis Finson, entrambe datate 1613, che contribuiranno alla diffusione dello stile in provenza. I due San Giovanni, invece, uno è stato consegnato al cardinal Borghese nel 1611 e, l’altro non ancora rintracciato, è stato identificato con un San Giovannino sdraiato. Opera divenuta modello di riferimento per il bel dipinto San Giovanni Battista di Tanzio da Varallo presente in mostra.

Chiude il percorso espositivo, l’ultimo dipinto realizzato da Caravaggio in città, il Martirio di Sant’Orsola, oggi a Napoli presso le Gallerie d’Italia a Palazzo Zevallos Stigliano, affiancato da una interpretazione di Giovanni Bernardino Azzolino, autore di numerose repliche della tela caravaggesca.

Alle tarde soluzioni della Sant’Orsola rimandano inoltre il Battesimo di Cristo di Caracciolo e il Martirio di San Sebastiano di Filippo Vitale, autore di cui è stata ricostruita la fase giovanile.

Egli aveva dipinto tre tele per la cappella Fenaroli in Sant’Anna dei Lombardi, oggi perdute. Una rara testimonianza visiva di una di esse è, probabilmente, il San Francesco di Carlo Sellitto, pittore di origine lucana e giunto a Napoli nel primo decennio del Seicento, dove inizia a modellare in modo rapido e deciso il proprio linguaggio sulle novità introdotte da Caravaggio.

 

Info mostra

  • Caravaggio Napoli
  • A cura di Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger
  • fino al 14 luglio 2019
  • Museo nazionale di Capodimonte
  • Via Miano, 2, Napoli
  • Aperta tutti i giorni compreso il mercoledì giorno di chiusura settimanale del museo; orari: 08:30 – 19:30 (biglietteria h 08:30 – 18:30)
  • Ticket
  • Museo e Real Bosco di Capodimonte e Pio Monte della Misericordia, con la produzione e organizzazione della casa editrice Electa,

 

Luca Del Core

Luca Del Core

Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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