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Fondazione Morra Greco, due mostre due artisti. Peter Fend e Marina Xenofontos

di Luca Del Core

Due mostre, due artisti ed un’unica location, la Fondazione Morra Greco: istituzione che sostiene e sviluppa la cultura contemporanea, valorizzando la visione di artisti internazionali e locali, emergenti o già affermati. Luogo di produzione e di esposizione di progetti artistici inediti, essa ingaggia un dialogo costante con il territorio campano. Attraverso un programma di residenze, gli artisti sono invitati a pensare e a produrre progetti che costituiscono un risultato della loro esperienza partenopea e della loro relazione con gli spazi di Palazzo Caracciolo di Avellino, in Largo Proprio di Avellino 17, a Napoli.

Peter Fend (1950, Columbus, Ohio, Stati Uniti) e Marina Xenofontos (1988, Limassol, Cipro), sono i due ospiti della Fondazione: il primo con la mostra dal titolo Lavoro per Natura Vivente, non solo Capitali, curata da Massimiliano Scuderi, nata dall’esperienza di due residenze artistiche che ha svolto nel 2024, sviluppando ricerche inedite in stretta connessione con il territorio locale. La Xenofontos, invece, è presente con Eternal, Returns, una personale allestita nei saloni affrescati del XVIII secolo, con opere meno recenti e produzioni nuove, realizzate appositamente per l’occasione: entrambe, fino al 24 maggio 2025.

Peter Fend. Lavoro per Natura Vivente, non solo Capitali

Interagendo con il dinamico tessuto culturale di Napoli e della Campania, Fend ha consolidato il suo approccio interdisciplinare tra arte, ecologia e geopolitiche. L’esposizione pone una riflessione attiva su come l’arte possa trasformarsi in mezzo operativo per affrontare le sfide contemporanee, ambientali e sociali.

Nel 1980, ha fondato Ocean Earth Construction and Development Corporation, un collettivo artistico e azienda che esplora strategie di gestione territoriale e si serve di immagini satellitari per scopi ecologici e politici.

Nel 2024, ospite della Fondazione, ha sviluppato una serie di progetti esplorando il fiume Sarno e il Volturno, analizzandone le condizioni ambientali e confrontandosi con associazioni ed enti locali impegnati nella tutela delle risorse idriche. Da questa indagine sono nate le opere al centro di Lavoro per Natura Vivente, non solo Capitali, che combinano cartografia, immagini satellitari e materiali raccolti in loco.

Il risultato è una pratica artistica che si configura come un vero e proprio metodo di ricerca operativa sul territorio, evidenziando l’urgenza di adottare strategie sostenibili per la gestione di risorse naturali. Ispirandosi al Costruttivismo russo, all’Arte Concettuale americana e alle pratiche ecologiste dell’artista Joseph Beuys (1921-1986), Fend propone una visione innovativa dell’uso delle risorse naturali, mirando alla creazione di economie autonome e alternative ai modelli capitalistici tradizionali.

Ad accogliere i visitatori al piano terra è l’installazione Documenta Flag 1992 per l’Europa, esposta alla manifestazione di Kassel, in Germania, dove le bandiere ufficiali dei singoli Stati europei sono sostituite con quelle dei bacini dell’UE, della Germania, dell’Asia, delle Americhe e dell’emisfero australe.

Qui, l’artista focalizza l’attenzione sui corsi d’acqua e sui cambiamenti del mare; la sua visione del mondo in generale è una visione di flussi che, a volte vengono aperti e instradati per avvantaggiare e nutrire molti, o arginati per aggregare il potere per pochi.

Al secondo piano continua il percorso espositivo con Proposta per raccolta delle alghe con barca, una piroga collocata al centro della sala si correla ai vari progetti, schizzi e disegni alle pareti. Essi formulano una idea ecologica di raccolta delle alghe utilizzando delle boe, delle matrici, dei longheroni, avvalendosi della velocità del flusso dell’acqua.

Questa mostra è una “immersione” che proietta i visitatori nelle altre sale, alcune dedicate al Belpaese, come le opere Italia in pezzi e Flag (Fisheries Local Action Group), dove Fend rimescola storia e geografia e, al limite dell’utopia, ripensa i confini delle regioni e delle città, concentrandosi sulle opportunità derivanti dall’impiego dei bacini idrici.

Si tratta di una pratica nel campo dell’architettura che incontra i quattro requisiti elencati da Leon Battista Alberti (1404-1472), affinché una città abbia aria, acqua, spazio in cui muoversi e difesa. Gli stacks-testi con una metrica che scandisce geometrie all’interno della pagina rappresentano dei memorandum propedeutici all’organizzazione del pensiero dell’osservatore nel comprendere le future potenzialità di comunità più creative e forse anche per questo più etiche.

Nella sala successiva, Response to PB, è un articolo di dieci pagine collocato su dei pannelli, ideato da Fend, in cui la guerra al terrorismo dell’Occidente, agli inizi del 2000, venne esaminata in relazione alle preziose riserve di petrolio dell’Asia centrale proponendo un radicale “lavoro sulla terra”, essenzialmente un pacchetto di salvataggio ecologico per il pianeta, attraverso il collettivo e azienda Ocean Earth Construction and Development Corporation.

La prima parte del testo tratta dell’Eurasia, ed in particolare, il mondo governato dalle industrie minerarie, dal petrolio. Di conseguenza, il pianeta ha sempre sofferto del riscaldamento globale, della pioggia acida, dell’inquinamento atmosferico locale, dell’innalzamento del livello del mare, delle aberrazioni climatiche che portano alla siccità e, al contrario, alle inondazioni.

La razza umana ha dovuto affrontare una collisione con la natura. Ora, come preludio a quella resa dei conti, abbiamo avuto una disputa sul Mar Caspio, ultimo grande bacino petrolifero, vitale per il controllo della maggior parte della popolazione mondiale. Uno dei quesiti che l’artista americano pone all’opinione pubblica è il ruolo dell’arte in questa situazione, chiedendo: “Se l’arte è ciò con cui la natura crea più natura, allora perché non far sì che l’arte riconcili la nostra civiltà con la natura”?

L’arte può intervenire con paradigmi più “naturali”, ne sono un esempio il Costruttivismo russo, o il Futurismo italiano, o al nuovo mondo immaginato da Beuys e dai suoi compagni nell’Arte concettuale.

Per superare l’attuale impasse, il mondo deve andare oltre il petrolio. Dovrebbe accantonare l’utilizzo di riserve di altri combustibili minerali come carbone o uranio, per aderire a dei processi naturali quotidiani. Questi includono: luce solare, maree, onde, calore del sottosuolo terrestre, flussi fluviali e, più feconda, la cattura dell’energia solare da parte delle piante, in particolare, quelle in acqua salata.

L’oceano, con le sue alghe è la fonte del “nuovo petrolio”. Artisti e scienziati hanno dimostrato che con semplici impianti di fouling in acqua di mare si possono raccogliere alghe marine in quantità sufficiente per iniziare a produrre gas metano di qualità combustibile. Alcuni grafici nell’exihibit mostrano un prototipo per un sistema di produzione di energia rinnovabile basato sulla raccolta di biomassa (alghe), nel bacino di Lyme Bay, in Gran Bretagna, coltivata su una piattaforma sommergibile alla foce dell’estuario dell’Exe.

Uno degli ultimi pannelli presenta il PROGETTO NEVADA/PAKISTAN. Dipendiamo per il nostro benessere, per la nostra sopravvivenza, dalle precipitazioni e dal successivo flusso discendente di acqua dolce. Ogni bacino di acqua salata è un sito in cui avviene un ciclo. Quest’ultimo può avvenire nell’intero Oceano Atlantico, oppure in una concavità interna con un lago salato al centro e nessun drenaggio.

Quest’ultima condizione, di incavatura, costituisce una versione in miniatura dell’oceano. Spesso, ma non sempre, essa si secca. Questo perché si riempie gradualmente di alluvioni, tra cui sali e limi, e l’evaporazione aumenta fino a far scomparire l’acqua, così il ciclo si interrompe. L’obiettivo in Nevada, a Roach Lake, negli Stati Uniti, è stato di installare vari terrapieni a meandro nella parte alta e dei terrapieni a pozzo e a cono per l’assorbimento delle falde acquifere in basso, vicino ai letti asciutti del lago, realizzando degli impianti per alghe brune nei bacini di acqua salata.

A Roach Lake ci sono due “laghi di riserva”. Essi si svuotano gradualmente e possono diventare simili all’oceano ed espandersi, fino ad innescare un processo di “evapotraspirazione”.  Il tipo ottimale di alga da utilizzare in questi luoghi dipende da molti fattori, uno dei quali è la temperatura. Si utilizza la specie Macrocystis, ovunque sia consentito, ovvero dove gli scienziati la ritengono nativa, oppure la Gracilaria, in base al calore dell’acqua.

Piume per animali feroci è una installazione caratterizzata da tre scatole di cartone piene di piume. Si riferisce al disprezzo per le gerarchie e al dominio ​​dell’uomo sugli altri animali.

Se pensiamo alle rotte migratorie degli uccelli, come ad un sistema circolatorio globale, essi non attraversano soltanto vaste distese d’acqua, di confini ed emisferi, ma anche zone di conflitti internazionali e aree in cui gli ecosistemi sono stati rovinati dall’attività umana. Molto spesso i volatili sono delle vittime e le piume sono ciò che resta della loro vita.

Un ritorno ad un sistema arcaico, ad una natura primordiale, lo si evince con l’opera Tecnologia a mulino ad acqua invece della diga, caratterizzato da due ruote idrauliche che funzionano grazie alla spinta dell’acqua, senza il supporto di un elemento tecnologico e senza rischi di inquinamento.

Collocato di fronte a questo manufatto artistico, all’interno di un vecchio camino campeggia una domanda: “Troppo caldo”? Pone una riflessione relativa al riscaldamento globale e alle sue conseguenze, a cui è stato cercato di mettere un freno attraverso “L’accordo di Parigi”, il trattato internazionale tra gli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, riguardo alla riduzione di emissione di gas serra e alla finanza, raggiunto il 12 dicembre 2015, con decorrenza dal 2020.

From Antartic to Artic è formata da due disegni a matita su carboncino, posti l’uno di fronte all’altro nell’ultima sala della mostra. Fra i due pannelli è stata tracciata sul pavimento una linea rossa che rimanda alla traiettoria degli uccelli durante i flussi migratori stagionali.

Chiude il percorso espositivo, una serie di disegni e di cartografie relative ai bacini idrici delle regioni del centro-sud Italia, tra cui la Campania, la Calabria, l’Abruzzo, il Molise, la Basilicata e la Puglia, a cui fa da sottofondo la video installazione Grazie Mille, dedicata al mare Adriatico e a Vito Acconci (1940-2017), artista dallo stile provocatorio, ma anche sensibile al rapporto tra ambiente esterno ed interno.

Marina Xenofontos. Eternal, Returns

La prima mostra personale istituzionale dell’artista cipriota Marina Xenofontos, in Italia, è allestita nei saloni affrescati del XVIII secolo al primo piano della Fondazione, e propone al pubblico opere meno recenti e produzioni nuove, realizzate appositamente per l’occasione.

Eternal, Returns, titolo dell’esposizione, richiama i molteplici strati sovrapposti o nascosti da componenti architettoniche e decorative degli spazi della Fondazione Morra Greco, facendoli interloquire con manifestazioni tangibili di concetti come tempo, storia e memoria.

Questi temi riecheggiano tramite una poetica ben sedimentata, carica di ripetizioni e implicazioni ideologiche. Attraverso un linguaggio che integra luce, movimento e materia, la Xenofontos indaga l’esperienza sia concettuale che fisica di un archivio senza confini.

Ad accogliere i visitatori è Carousel Curtain made for the bedroom in the artist’s apartment in Limassol. Used between 2020-2023. Fabric bought from George’s textiles in Limassol in 2020. Blue Velvet fabric with blackout backing, delle tende provenienti dal luogo di origine dell’artista.

La luminosità proveniente dall’esterno della finestra è coperta da un “archivio” di tende che rappresentano il vissuto, lo scorrere del tempo. Un semplice oggetto ai quali è stato attribuito un significato, inteso come valore affettivo, capace di evocare parte delle esperienze di vita. Sulla superficie porta ancora la traccia delle finestre e delle architetture passate.

Della stessa caratura è Class memorial, una porzione di un cancello che rimanda all’osservazione del mondo circostante oltre quella barriera, quando nella fase di crescita ci si sente protetti dalla griglia protettiva, ci si trova nella comfort-zone.

Questa visione nostalgica dell’esistenza è ben visibile in We Were Supposed to Have Fun, un video, un film-archivio che trasmette ambienti culturali diversi, dalle case di piacere alle chiese, dalle lezioni di filosofia ai rave techno, usi e costumi di una Cipro di tanti anni fa.

Le opere della serie Data Storage of a True Spectrum, del 2022, prendono il nome di Eternal, Retuns. Sono delle sculture che ruotano nello spazio della sala, dando vita ad un ciclo continuo, sulle quali l’artista ha applicato dei frammenti di CD-ROM, simbolo della generazione dei Millennials, della fine degli anni Novanta e gli inizi del Duemila.

Questi dischi conservano anch’essi un “archivio”, che in qualche modo sono andati persi. Essi generano un sentimento di disillusione, la loro superficie specchiante ci fa quasi sognare, viaggiare nei ricordi che, con l’eta adulta, si infrange con i singoli frammenti del CD stesso, di una infanzia persa nel tempo, ma non nella memoria.

Code of Construction si presente come una presenza austera: una serie di mobili in legno marrone scuro sono disposti lungo le pareti in una semplice forma a L, densi e immobili. Il loro design fu uno specifico modello da camera da letto in tutta Cipro, fino ai primi anni Ottanta. Sono il tipo di oggetti multifunzionali che si caricano di significato nel tempo. Traggono il loro stile dai mobili tipici del periodo coloniale britannico nell’isola cipriota che durò dal 1925 al 1960.

Sollevando il tema del recupero di oggetti dimenticati, Xenofontos ha assemblato e poi deturpato un puzzle raffigurante il castello di Neuschwanstein, in Germania.

Il crollo di questa fiaba sgualcita si cristallizza ulteriormente nel titolo dato all’opera: Over the Coop at Sunset, Multiple Scoliosis, and a Nest of Vicious Echinoderms and Propagandists, a Collection of Failed Memories Appeared Either Erupted by a Junction Box, or was Caused by Debris from the Classic Firework Show. It was too Beautiful to be Real, del 2021.

L’immagine fiabesca cela un’altra storia, un racconto di lavoro, potere e controllo a cui rimandano gli affreschi esposti nell’ultima sala della mostra, raffiguranti le terre e i possedimenti della famiglia Caracciolo. Vi è un chiaro riferimento agli anni Duemila quando si compravano per gioco i puzzle dei castelli, una dimensione sognante e fiabesca, dove dietro si nasconde un sistema gerarchico e di potere.

Questa installazione presenta delle analogie con le idee di Fend: il potere politico sostituisce o convive con il potere nobiliare della modernità.

Gli oggetti vernacolari rimodulati dalla Xenofontos, carichi di significati multivoci, offrono scorci di vita quotidiana, e intrecciano la dimensione favolistica con quella reale e, di rimando, la realtà con l’immaginario.

Nei suoi lavori, il passato e la memoria riemergono attraverso i manufatti, diventando espressione di possibilità rimaste irrealizzate, utopie incompiute che continuano a guardare verso il futuro. Così, il concetto di “ritorno” si fa portatore di una rivoluzione in cui è racchiuso, potenzialmente, il cambiamento del mondo.

La memoria intesa come speranza, assume un significato che va oltre la fantasia o il semplice ricordo. Proiettata in avanti, essa diventa un richiamo all’azione.

immagine per Luca Del Core
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Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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