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Contemporary Forest, Mutaz Elemam nelle sale della Shazar Gallery

di Luca Del Core

Il significato simbolico della foresta è strettamente connesso a quello dell’albero (inteso come albero della vita, del mondo, della conoscenza e dei filosofi). Dalla nascita alla morte, l’arbusto non cessa di crescere e rigenerarsi, sospingendo rami e foglie verso il cielo e affondando le radici nel suolo.

Da un punto di vista psicologico, la selva, fin dall’antichità, è stata scelta come immagine per raccontare esperienze di trasformazione: sono ricorrenti le tematiche legate al perdersi in essa, nascondersi o uscirne. Può rappresentare una prova iniziatica che contiene in sé un lato oscuro e pericoloso, che incute paura, ma può essere considerata anche un luogo di incubazione, protezione e rinascita, metafora di un passaggio di crescita, in cui prevalgono la bellezza e un aspetto materno e di cura.

Diverse sono le discipline che si sono occupate della foresta: dalla letteratura alla filosofia, dalla psicologia all’ecologia, ognuna ha focalizzato la propria attenzione sugli aspetti culturali e scientifici di essa, dando vita a diverse interpretazioni. Anche il mondo dell’Arte ha sempre mostrato nel corso dei secoli una certa sensibilità verso la natura, ne è un esempio la pittura di paesaggio a partire dal 1400 e il 1500.

In seguito, la regola fu di dipingere il panorama in studio, dopo aver brevemente condotto la fase di indagini e schizzi in esterna. Solo dal 1830 in poi, prese piede la pratica della pittura “en plein air“.

Con la Scuola di Barbizon, nata vicino alla foresta di Fontainebleau, l’associazione del paesaggio con lo stato d’animo non perseguì tanto l’idealizzazione o l’elevazione della natura, quanto piuttosto la ricerca di un’autenticità e di un’ispirazione sincera, una condizione di umiltà di fronte alle infinite suggestioni offerte dal Creato. La campagna e gli alberi secolari della foresta, così come i lavoratori dei campi intorno, esercitarono una forte attrazione di riscoperta delle bellezze naturali lontano dalla città.

Arrivando ai giorni nostri, invece, è interessante la visione estetica e contenutistica dell’artista Mutaz Elemam (1979, Kasala City, nella regione orientale della Repubblica del Sudan), visibile nella mostra personale intitolata Contemporary Forest, allestita nelle sale della Shazar Gallery, a Napoli, fino al 30 marzo 2025.

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Mutaz Elemam, Contemporary Forest – Shazar Gallery
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Mutaz Elemam, Contemporary Forest – Shazar Gallery

Ha studiato Belle Arti, a Khartoum, presso l’Università di Scienza e Tecnologia del Sudan. Tra il 2003 e il 2007 ha lavorato come arteterapeuta presso la Grace Child Care Organization, una struttura che ospita e forma ragazzi sopravvissuti a guerre e situazioni sociali sfavorevoli. Attualmente vive e lavora al Cairo, in Egitto. La sua pratica artistica comprende pittura, disegno, tecniche miste e collage.

Il nuovo corpus di opere prodotte per l’esposizione ne evolve lo stile in un coloratissimo universo vegetale attraverso espressive e più vivaci pennellate. Senza cambiare registro, trasforma il proprio gesto verso nuove soluzioni stilistiche e cromatiche per accompagnare i suoi racconti visivi.

In uno dei primi dipinti che accoglie i visitatori, il colore blu prevale su tutta la composizione. A differenza del periodo blu che caratterizzava la produzione artistica di Pablo Picasso (1881-1973), dove questa tonalità mostrava l’acuta depressione dell’artista, in Elemam, il blu assume una duplice funzione: da una parte ha una valenza poetica e sentimentale, fino ad esprimere vivacità e luminosità; dall’altro, le ampie ed energiche pennellate si sovrappongono infinite volte, restituendo una immagine che rimanda ai famosi dècollage, di Mimmo Rotella (1918-2006) dove, invece di aggiungere elementi all’opera, Elemam “rimuove” dalla superficie strati di colori per far emergere tutta la foresta in superficie.

È un processo di addizione e, al tempo stesso, di sottrazione, che mostra la bellezza della selva africana. Inoltre, la profondità dello spazio è accentuata dalla moltitudine di alberi bruni e dalla presenza di uno stormo di uccelli e di uno struzzo disseminati in tutta la composizione.

Questo modus operandi segna un passo verso la riflessione e la comprensione di un’arte interiore.

Le numerose velature e stesure di acrilico creano paesaggi a prima vista astratti, ma che successivamente trasportano verso riconoscibilissimi angoli popolati da piante, fiori, erbe e alberi stagliati in una fitta verticalità.

In un altro dipinto, ampie pennellate liquide, illuminate da tocchi chiari e scuri ne accentuano la profondità. E’ una tavolozza che cattura lo spirito della foresta. Le campiture delle diverse gradazioni di verde, della ricca vegetazione, rappresentano la fluidità e la dinamicità del bosco, una natura analoga al Paesaggio di foresta, del 1923, di Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938).

È la parola esotismo una delle caratteristiche principali della produzione artistica di Elemam.

Il celebre pittore francese Henri Rousseau (1844-1910) realizzò il famoso dipinto In una foresta tropicale, attingendo alle immagini dei libri e delle riviste dell’epoca, non avendo mai visitato quel luogo. La sua capacità di catturare l’essenza dei boschi fu impressionante, riuscendo a riprodurre minuziosamente la natura.

Il repertorio pittorico dell’artista sudanese, invece, attinge a piene mani dalle ambientazioni naturali dei luoghi visitati e della sua terra d’origine. Lo spirito di un territorio, che è anche posto dell’anima e del pensiero, torna a vibrare nelle sue tele, dove l’esplosione della pittura diventa incontrollabile e invade lo spazio, dando vita alle mille sfumature e alle macchie dalla resa contemporanea radicate nella cultura africana.

Queste suggestioni sono visibili anche nei dipinti di piccolo formato presenti nel percorso espositivo che sembrano essere un ingrandimento dei singoli dettagli delle tele più grandi. In una di queste opere, lo sfondo bianco cristallizza nel tempo la vegetazione in primo piano, eliminando completamente la figura umana. Elemam evidenzia la capacità della natura di riappropriarsi degli spazi, in opposizione alle necessità materiali della società, sempre più gretta ed arrivista, concentrata sul processo di deforestazione di intere aree.

Il rapporto tra percezione e fruizione nelle foreste di Mutaz Elemam proietta i visitatori all’interno di una natura primitiva.

È una dimensione inclusiva, dove le campiture di colore sgargianti infondono sicurezza e serenità, molto diversa dall’impenetrabile muro d’alberi de La Foresta, del 1927, di Max Ernst (1891-1976), oscura palizzata che lascia intravedere l’azzurro cielo notturno rischiarato da un improbabile disco lunare. Oltre l’intrico legnoso, l’artista tedesco pone una riflessione sui misteri dell’animo umano e sulla chiave dell’interpretazione dei sogni. Oppure, semplicemente, cerca un “raggio di sole”, che in Elemam si “irradia” attraverso il colore in tutte le sue composizioni, fissando un’impressione sulla tela, una luminosità che il pittore Claude Monet (1840-1926) realizzò nel suo Sentiero nella foresta.

Nella creatività dell’artista sudanese, i colori primari, ben accordati alle tonalità secondarie, rivelano un’intensità espressiva, talvolta concitata e confluente in ambientazioni straordinarie.

La superficie dei suoi lavori è una stratificazione di elementi indeterminati e con ampie variazioni tonali all’interno del tessuto cromatico, senza trascurare la ricerca della lucentezza e la scelta dei relativi contrasti. È una pittura “purista” che identifica Mutaz Elemam come un artista “classico-contemporaneo”.

Colori ben dosati e accostati, una forza di emozioni e di stile.

Info mostra Contemporary Forest Mutaz Elemam

 

immagine per Luca Del Core
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Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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