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Lost in Blue. Le Canarie a Caserta

di Luca Del Core

In arte, il blu è un colore che evoca una vasta gamma di emozioni e significati, dalla malinconia e introspezione alla spiritualità e al mistero. È stato utilizzato in varie epoche e culture per rappresentare concetti diversi, come la regalità, la purezza e la profondità del mare e del cielo.

immagine per Lost in blue. Pedro Perdomo artist. Foto via Iconic Art System
Pedro Perdomo artist. Foto via Iconic Art System

L’artista Pablo Picasso (1881-1973) ne fece un elemento distintivo delle sue opere: celebre è il Periodo blu, un termine usato per definire i dipinti realizzati tra il 1901 e il 1904, essenzialmente monocromatici nei toni, solo occasionalmente accostati ad altri colori.

I soggetti delle opere di questo periodo furono principalmente figure umane, spesso popolari o connesse alla vita dell’artista, ritratti in situazioni di dolore, solitudine, malinconia o disperazione. Si pensa che questa fase sia stata ispirata anche dall’evento drammatico del suicidio del suo amico Carlos Casagemas (1880-1901).

Altro artista che ha mostrato un interesse per questa cromìa è stato Yves Klein (1928-1962), artefice dell’“International Klein Blue” (IKB), un processo registrato in Francia il 19 maggio 1960, presso l’Institut National de la Propriété Industrielle (INPI,) con la busta Soleau n. 63471.

Egli realizzò il pigmento blu oltremare con un legante specifico creato con l’aiuto di un chimico. Per legge, nessuno può appropriarsi di un colore. IKB, non si riferisce ad una tonalità di blu, ma a questa combinazione unica, spesso considerata un processo artistico nel senso di arte concettuale.

Su questa scìa, un giovane artista canariano, Pedro Perdomo, classe 1998, ha focalizzato l’attenzione su questa tonalità, realizzando un ciclo di opere che vibrano di mare, corpo e metamorfosi.

È un racconto pittorico che attraversa la memoria e la materia, e che trova una corrispondenza visiva ed emotiva in una mostra personale dal titolo Lost in Blue, allestita nelle sale della Galleria Iconic Art System, in via Giuseppe Mazzini 78, a Caserta, fino al 21 giugno 2025.  

Nato a Santa Cruz de Tenerife, dopo gli studi all’Università di La Laguna e le prime esperienze espositive in Spagna, è stato individuato e sostenuto dalla Loffredo Foundation for Arts and Inclusion, che lo ha portato in Italia con l’esposizione CRASH, allestita nella Sala Romanelli della Reggia di Caserta, dove si è fatto notare per l’intensità visionaria del suo linguaggio, creando un ponte simbolico tra le Isole Canarie e il territorio campano, nel segno di una pittura sensuale, fluida e profondamente mediterranea.

Corpi immersi, identità liquide e vibrazioni materiche raccontano la “lingua del mare”. Il blu, protagonista assoluto, non è solo colore, ma si fa respiro, pelle, eco di una memoria che arriva da lontano, un frammento poetico delle Canarie che prende forma attraverso 12 tele.

Quasi tutti i dipinti si presentano con una figura umana immersa nel mare, ognuna con una chiave di lettura diversa, in base alla collocazione e alla posizione assunta.

In Argos, un uomo con metà del corpo in acqua e metà fuori si guarda intorno, in una atmosfera notturna spettrale e al chiaro di luna. Assorto nei suoi pensieri, manifesta un senso di tristezza, di inquietudine e di tensione, assumendo una posizione difensiva con il braccio destro proteso verso il corpo. È una preoccupazione accentuata dall’acqua torbida di cui è impossibile percepirne la profondità.

Questa condizione psicologica rimanda al dipinto Poveri in riva al mare, di Pablo Picasso, dove emerge un senso di malinconia e di chiusura.

Di caratura diversa è Cuerpo de agua, che ritrae un individuo muscoloso in procinto di entrare in acqua. Completamente nudo, guarda verso l’orizzonte, determinato e consapevole della propria forza, la sua postura non assume un atteggiamento di sfida nei confronti dell’estensione marina; al contrario, emerge il profondo rispetto verso uno dei quattro elementi della natura, metafora della vita fluida, del cambiamento e della purificazione.

È una scena che rimanda al sentimento che lega l’uomo al mare, sintetizzata in una poesia di Charles Baudelaire (1821-1867), contenuta nella celebre raccolta I fiori del male, del 1857. Una lirica intessuta di simbolismi e basata su profonde analogie.

Il poeta francese riproduce in parole quel sentimento di indescrivibile infinità che Perdomo prova dinnanzi alla riva del mare. Un senso di appartenenza o, forse, un ancor più profondo anelito alla libertà.

L’essenza stessa dell’individuo si riflette nello specchio del mare secondo Baudelaire che, attraverso un meraviglioso sistema di assonanze, ci regala uno struggente canto dell’anima.

Stilisticamente simile agli altri dipinti, ma con un esito narrativo diverso, è Memento blu, che ritrae una figura umana che stende sulla sabbia un telo da spiaggia. Questa immagine rievoca i manifesti pubblicitari vintage degli inizi del Novecento, incentrati sul dinamismo e sulla comunicazione, affidati a scrittori sopraffini e a geni della pittura e dell’illustrazione, come alcuni artisti del calibro di Fortunato Depero (1892-1960) o Salvador Dalì (1904-1989).

Perdomo ci proietta con questa scena lungo la linea del tempo e ci consente di osservare la ciclicità degli usi e costumi della società che, nonostante l’evoluzione o involuzione del pensiero, alcune cose restano inalterate.

Ambigua e riflessiva, impattante e straniante è Cuerpos celestes, ha come protagonista due figure umane che galleggiano sulla superficie dell’acqua. L’artista non dà agli osservatori nessun punto di riferimento e nemmeno coordinate spazio-temporali.

Se da una parte, essi si presentano come bagnanti che assumono la tipica posizione del “morto a galla”, dall’altro, la staticità dei corpi, lo sguardo fisso di entrambi e la percezione del movimento innescato dalle onde marine rievocano le tragiche scene legate ai flussi migratori nel Mediterraneo che coinvolgono le imbarcazioni sovraffollate e insicure, e si capovolgono o affondano a causa delle condizioni atmosferiche avverse, visibili in molte fotografie della rassegna annuale del World Press Photo.

Similitudini visive emergono tra la tela Habitar la profundidad e la locandina cinematografica del film Open Water, entrambe hanno al centro della scena una figura umana e una linea d’orizzonte che separa nettamente il cielo dal mare.

Le diverse gradazioni di blu si presentano sempre più scure e torbide, e innescano nell’osservatore un corto circuito psicologico che oscilla tra la suspence e il dramma, tra la paura e l’incerto.

Sembra essere ispirata ad una delle scene dei film del regista Alfred Hitchcock (1899-1980) il dipinto La huella azul, che ritrae un uomo di spalle immerso nell’acqua, visto dall’alto, e collocato in basso a destra della tela per dare maggiore visibilità al protagonista della composizione: il mare e il colore blu.

Qui, Perdomo, attraverso il movimento delle onde e all’alternanza di cromìe di blu intenso, con quelle chiare, realizza una atmosfera straniante, utilizzando delle inquadrature suggestive, manipolando il tempo, e non lasciando nessun elemento che possa identificare l’individuo raffigurato.

Il colore diventa un elemento narrativo e simbolico, e genera un senso di minaccia imminente, una minaccia percepita, ma non visibile, anche in contesti apparentemente innocui.

A questa visione dai risvolti eterogenei che ha caratterizzato una parte della sua produzione artistica, si contrappongono una serie di opere in mostra, El agua nos enseno a volar, o Faetòn, o Senza gravità, dal contenuto talassoterapico.

Corpi immersi nel mare o semplicemente adagiati in superficie si lasciano andare all’effetto ipnotico del movimento delle onde e della vastità del mare, innescando un senso di calma e di meditazione. È un modo per riconnettersi con la natura, riducendo l’isolamento e aumentando il benessere generale.

Il blu mediterraneo unisce metaforicamente i popoli e le tradizioni, e rappresenta una fusione e uno scambio culturale.

I dipinti di Perdomo riflettono un profondo legame con il paesaggio costiero di Tenerife, caratterizzato da scogliere, rocce vulcaniche e dal moto incessante dell’Oceano Atlantico. Attraverso una tavolozza vibrante e una texture evocativa, l’artista cattura l’essenza dinamica del mare, trasportando l’osservatore in un viaggio sensoriale.

Informazioni Lost in Blue | Pedro Perdomo

  • fino al 21 giugno 2025.
  • Galleria Iconic Art System, via Giuseppe Mazzini 78, a Caserta
immagine per Giuseppe Loffredo e Pedro Perdomo artist. Foto via Iconic Art System
Giuseppe Loffredo e Pedro Perdomo artist. Foto via Iconic Art System
immagine per Luca Del Core
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Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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