Una Summer Exhibition numero zero a Napoli. Shazar Gallery anima un intero quartiere

“Arte democratica”. E’ così che potremmo definire una disciplina fruibile a tutti, non più rinchiusa nelle sale di un museo, di una galleria, di una fondazione o di un deposito. Il manufatto artistico abbatte le pareti dell’istituzione culturale per essere parte integrante della società, visibile, ammirato e contemplato da tutti.
Accantonando l’idea di un’arte per gli addetti al settore, ad esclusivo uso e consumo degli storici dell’arte, dei curatori e dei collezionisti, una produttiva riflessione e intuizione è quella proposta dal gallerista Giuseppe Compare, che apre le sale della sua Shazar Gallery all’esterno, al cuore pulsante della città di Napoli, con la sua Summer Exihibition #0, fino al 31 agosto 2019.

 

La mostra collettiva si sviluppa nel dedalo di appartamenti e uffici, tra gli altri, lo Studio Legale Giovanni Scognamiglio, dell’edificio in via Pasquale Scura 8, e coinvolge sia le attività commerciali della zona, sia la comunità dei Quartieri Spagnoli.

Alla stratificazione sociale e culturale della Seconda municipalità, fra opere di street art e presenza di antiche botteghe artigianali, corrisponde una esposizione di opere d’arte caratterizzate ognuna da una cifra stilistica diversa, in cui il fruitore è attratto visivamente ed emotivamente dai dipinti e dalle sculture, tra analogie e contrapposizioni.

Gli artisti nazionali e internazionali che sono stati coinvolti nel progetto sono: Hiro Aisu, Andrea Aquilanti, Ely Acheson-Elmassry, Domenico Borrelli, Giovanni Battimiello, Monica Biancardi, Ottavio Celestino, Stefano Cerio, Mario Ciaramella, Paolo Consorti,  Saghar Daeiri, Rocco Dubbini, Mutaz Elemam, Giovanni Gaggia, Paolo Grassino, Enrico Iuliano, Lello Lopez, Giacomo Montanaro, Ezia Mitolo, Gabriel Orlowski, Silvia Papa, Iacopo Prini, Stefania Ricci, Paola Risoli, Marialuisa Tadei.

Un primo approccio con l’exihibit è al piano terra, nello spazio antistante la Shazar Gallery.

Ad accogliere il pubblico è la scultura di ghiaccio, #menoduegradi, dell’artista Giovanni Battimiello. Ci si trova di fronte ad un’opera dal forte impatto ambientale, in cui l’hashtag della temperatura di meno due gradi, indica il riscaldamento globale, un dato preoccupante per gli scienziati che suggeriscono di non superare la soglia di meno 1,5.

L’artista lancia un monito alla società attraverso la disgregazione dallo stato solido a quello liquido dei blocchi di ghiaccio. E’ un j’accuse verso coloro che utilizzano i social network con fini pro ambiente, un popolo indignato che condivide i vari hashtag, ma che non si impegna seriamente nella tutela della Terra.

All’interno della galleria si susseguono le opere di diversi artisti. Una serie di elmetti militari, Gloria, con disegni che raffigurano l’evoluzione della vita nel grembo materno, realizzati da Rocco Dubbini, sono collocati su una parete bianca.

Si assiste ad un ossimoro visivo, in cui si intrecciano la Storia, che coinvolge la collettività, la Seconda Guerra Mondiale e, le storie, la genesi dell’essere umano, che riguarda il singolo individuo, in un rapporto tra vita e morte.

Stefano Cerio, è presente con la fotografia, Nettuno beach, uno dei suoi lavori inerenti alla ricerca, apparentemente oggettiva, sui luoghi e sulle macchine del consumo del divertimento di massa, esplorando il tema dell’intrattenimento e della distrazione.

Nel suo lavoro, focalizza l’attenzione sulla percezione emotiva di queste attrazioni a luci spente, che restituiscono suggestive testimonianze visive.

Monica Biancardi, realizza diversi scatti, RIMembra dittico, dove ogni immagine ha una sua vita autonoma, ma unite in dittici e trittici sono in grado di dare origine a nuovi significati.

E’ una narrazione costruita nel tempo, raccoglie membra sparse in luoghi differenti, spazi fisici e mentali, non aventi alcuna relazione. Sono istantanee concepite come singole unità, ma che si collegano restituendo una lettura visiva fatta di corrispondenze e di contrapposizioni

Passando ai piani superiori dell’edificio, nella sede di uno studio legale, si alternano le opere di Enrico Iuliano, Giacomo Montanaro e Mutaz Elemam. Proprio quest’ultimo, è artefice di un dipinto che rievoca il paesaggio impressionista di Claudet Monet, nel fissare un’impressione sulla tela, una realtà esteriore, e la sua luce.

Alcune opere sono collocate all’esterno dell’edificio, sulle scale, sulle terrazze e nei negozi.

All’ultimo piano, ad accogliere i visitatori è l’opera di Ottavio Celestino, in cui si evidenzia una stretta correlazione fra contenuto e contenitore.

Due strutture rettangolari colme d’acqua, sono caratterizzate da fotografie di piante e arbusti collocate sullo sfondo. E’ una composizione ibrida, che dal bidimensionale, (le immagini di fondo), si passa al tridimensionale, (con l’acqua che aumenta la profondità del campo visivo). L’artista trascina il fruitore verso un mondo indefinito, innescando processi neurobiologici tra realtà e finzione.

La concretezza dell’acqua copre l’intero impianto compositivo, e come un filtro, restituisce immagini a tratti caliginose. Celestino riesce a stimolare l’emisfero destro dell’osservatore, nell’elaborazione visiva e nella percezione delle immagini, nella loro organizzazione spaziale e nell’interpretazione emotiva.

In effetti, l’opera è di carattere esegetico. Se da un lato, la natura e l’acqua potrebbero associare l’artista ad una svolta ambientalista, dall’altro, non si esclude, un interesse per la componente psicologica: una narrazione dello spazio e della sua percezione fra visibile e invisibile, fra conosciuto e sconosciuto, fra esterno ed interno.

Attraversando gli spazi della galleria, dei negozi e degli uffici privati dei Quartieri Spagnoli, si respira una vera e propria aria da Wunderkammer a cielo aperto, in cui le opere degli artisti, sono l’espressione di una creatività straordinaria, per le loro caratteristiche intrinseche ed estrinseche.

La Summer Exihibition si rivela un’ottima iniziativa alla sua prima edizione e mette le basi per una eventuale Winter Exihibition.

Luca Del Core

Luca Del Core

Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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