Il tema del corpo è sempre stato oggetto di ricerca scientifica ed artistica e spesso è messo in correlazione con la memoria. Questo rapporto è stato approfondito in diverse discipline: dalla religione alla filosofia, dalla fotografia alla letteratura, dal cinema al teatro. Il mondo dell’Arte ha mostrato nel corso dei secoli un interesse verso questa connessione, restituendo alla collettività una proficua produttività artistica di manufatti stilisticamente e concettualmente eterogenei.
Alcune riflessioni su questo argomento sono state fonte di creatività per l’artista Umberto Manzo (1960), artefice di opere visivamente ed emotivamente impattanti. Una sintesi del suo pensiero è visibile nella mostra personale allestita nelle sale dello Studio Trisorio, a Riviera di Chiaia 215, e nella vetrina dell’omonimo Studio in via Carlo Poerio 110, a Napoli, fino al 1 aprile 2023.
Diplomato in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, è presente in numerose istituzioni del capoluogo campano: l’opera Senza titolo, del 2013, è stata donata al Museo Madre e presentata nell’ambito del progetto Per_formare una collezione. Per un archivio dell’arte in Campania.
Un polittico di nove elementi, Senza titolo, del 2018, fa parte della collezione di Arte Contemporanea del Museo e Real Bosco di Capodimonte e, infine, Senza Titolo, del 2001, accoglie i viaggiatori nella stazione Cilea-Quattro Giornate della metropolitana di Napoli.
Fin dagli anni Ottanta, Umberto Manzo sovrappone nelle sue opere carte e tele che raccolgono immagini e segni realizzati in tempi diversi con tecniche molteplici.
Nei suoi archivi della memoria include anche il suo stesso corpo, oppure, come nei lavori più recenti, inserisce sagome di volti tratti dalla statuaria classica sperimentando nuove soluzioni formali collocandole all’interno di grandi cornici di ferro.
Ad accogliere i visitatori nella prima sala dello Studio Trisorio è una grande installazione formata da 15 elementi orizzontali realizzata con la tecnica delle stratificazioni.
Osservandola attentamente, ad una visione apparentemente bidimensionale, man mano che ci si avvicina all’opera emerge una tridimensionalità in cui è evidente la “sovrapposizione dell’esperienza”.
Ogni singolo rettangolo racchiude in sé storie, eventi, situazioni che hanno caratterizzato la vita dell’artista. Ad una rappresentazione omogenea e lineare dei singoli rettangoli (come lo scorrere della vita), dalle tonalità differenti, affiorano in alcuni punti della stratigrafia una serie di frammenti della tela o carta di dimensioni maggiori: sono gli episodi più significativi che hanno caratterizzato l’esistenza, sono la prova tangibile della memoria che torna in auge.
A dialogare con la grande installazione nella stessa sala è visibile l’opera Senza titolo, del 2022, una scultura caratterizzata da carta e tela su legno. A differenza della precedente si contraddistingue per la presenza di una sagoma che raffigura il volto di un uomo, al cui interno, la memoria non è riprodotta attraverso una stratificazione, ma presenta un groviglio di fili di carta che simboleggiano tutte le esperienze vissute senza un ordine cronologico.
Memoria e materia cerebrale si identificano in questa massa.
Nella seconda sala, sulla parete di fondo si staglia una grande mano aperta all’interno di una cornice di ferro. In questo caso la disposizione degli strati di carta o della tela è di dimensione più ampia sulla superficie.
Ogni frammento colorato è un segno, una testimonianza del passato, della vita che scorre, della memoria radicata nell’esistenza. La loro sovrapposizione genera al centro una forma geometrica triangolare.
Per Manzo, la mano non è solamente un oggetto di rappresentazione, ma è anche supporto per la creazione di un’immagine. C’è una intelligenza creativa che risiede nell’arto.
L’altra opera è Senza titolo, del 2022, formata da tre elementi, è caratterizzata anch’essa dalla sovrapposizione. Due di essi posti agli antipodi rimandano visivamente alla corteccia dell’albero: rappresentano la vita e la “pelle” dell’essere umano. Al centro, invece, un disegno estemporaneo di una figura umana ci ricorda che nella realtà tutto è in divenire, tutto prende forma attraverso il tempo dell’esistenza, del continuo flusso degli eventi e dei ricordi.
Stratificando i propri disegni e collocandoli nello spessore del telaio, strutturando la profondità dell’opera attraverso ritagli multiformi che profilano la tela, conferendo alla teca un valore documentale, Umberto Manzo fa emergere una molteplicità di narrazioni, in cui la figurazione è sempre più un processo mentale e l’opera in sé una prova concreta di tale modus operandi.
Carte strappate, tagliate, tratti di matita, accolgono la storia individuale celebrando al contempo l’enigma e il fascino della vita. Da acuto osservatore della propria vita e del luogo in cui vive, a Napoli, l’artista racchiude nelle sue opere le stesse stratificazioni della città napoletana, con l’obiettivo di osservare la realtà, la terra partenopea, guardando alla sua storia per capire il presente e proiettarsi nel futuro.
Info mostra Umberto Manzo: il corpo e la memoria
- Studio Trisorio
- Riviera di Chiaia e Via Carlo Poerio, Napoli
- fino al 1° aprile 2023
- info@studiotrisorio.com
Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.



















