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Darren Almond a Napoli da Alfonso Artiaco e nella Cappella san Severo

di Luca Del Core

Rags
Gli stracci sono pezzi di stoffa o di altro tessuto non più utilizzabili per il loro scopo originale, ma riciclabili come materiale grezzo. Questi oggetti sono stati una fonte di ispirazione per diversi artisti che, in base alla propria creatività, li hanno inseriti nella realizzazione di manufatti artistici, dandogli un valore diverso rispetto a quello ordinario. Ne è un esempio la Venere degli stracci, di Michelangelo Pistoletto (1933), che esalta il confronto stridente tra la rappresentazione classica e ordinata di bellezza e il mucchio disordinato di oggetti, stracci e abiti appunto, con la chiara volontà di avvicinare la tradizione classica dell’arte al contesto sociale contemporaneo.
Un altro artista che si è soffermato su questi oggetti e sulle loro capacità espressive è Darren Almond (1971) che, visitando lo studio londinese del pittore Lucian Freud (1922-2011), è rimasto affascinato dai panni sporchi di colore, traccia del suo gesto creativo, su cui restano impressi i tentativi, i residui di ciò che ha applicato sulla tela.

Partendo da questo oggetto per uso domestico, Almond ha realizzato sei opere di grandi dimensioni visibili nella mostra personale dal titolo Rags (Stracci), allestita nel gioiello barocco che custodisce il Cristo Velato, nel Museo Cappella San Severo, a Napoli, in via Francesco De Sanctis 19/21, fino al 17 marzo 2025.

In contemporanea, l’artista inglese è protagonista anche con Songbirds and Willows, una esposizione organizzata nelle sale della Galleria Alfonso Artiaco, a pochi passi dalla Cappella, in piazzetta Nilo 7, fino all’8 marzo 2025.

È una doppia esposizione che disegna un percorso nel cuore del centro antico partenopeo, dove è possibile esplorare e conoscere le sue ultime opere, al confine tra i vari linguaggi artistici.

Nato ad Appley Bridge, nel Regno Unito, si laurea in Belle Arti alla Winchester School of Art. Almond lavora con una varietà di media, tra cui fotografia, film, installazione, scultura e pittura. I suoi diversi soggetti trattano idee astratte di tempo, spazio, storia e memoria, e di come questi concetti si relazionano e si intersecano. Esamina il potenziale simbolico ed emotivo degli oggetti, luoghi e situazioni, per produrre manufatti che hanno risonanza sia storica che personale.

Nella sala principale della Cappella, sei dipinti sono collocati intorno al Cristo Velato. Le grandi tele recano striature, residui di colore, a volte acceso, a volte attenuato dalla mescolanza tra varie tinte e dall’uso reiterato. La pittura conferisce al tessuto una rigidità e una dimensione plastica.

immagine per Darren Almond Rags, Leptotila Verreauxi. Museo Cappella Sansevero
Darren Almond, RAGS, Leptotila Verreauxi. Museo Cappella Sansevero

Almond ha realizzato queste opere dopo aver fotografato gli stracci da vicino, cercando di coglierne l’apparenza quasi scultorea e restituendo delle immagini impattanti, trasformandoli in un paesaggio materico in cui l’osservatore può immergersi. I successivi interventi pittorici gli consentono di inserirsi nel processo creativo rimasto sospeso e bloccato nel suo nascere.

Osservando attentamente le sue composizioni, traspone su tela ciò che un altro artista, Refik Anadol (1985), realizza attraverso le installazioni multimediali. Sono entrambi accomunati dalla esplorazione delle memorie collettive, il rapporto dell’umanità con la natura e la percezione dello spazio e del tempo.

Se con gli AI Data Painting e AI Data Sculpture, Refik Anadol riflette su nuove forme multisensoriali di narrazione in spazi fisici e virtuali, invitando il pubblico a immaginare realtà visive alternative e dinamiche, così Almond invita i fruitori a proiettarsi verso mondi indefiniti, con il risultato che la sua composizione genera un gioco di rimandi con le pieghe e le increspature dei panneggi degli affreschi e delle sculture presenti nella Cappella Sansevero, che enfatizzano le forme e le armonie: quelle ricche e coloratissime che animano la vivace volta prospettica e quelle marmoree che sembrano fuoriuscire dalla cornice della Deposizione sull’altare maggiore.

E ancora, i veli delicati e sottilissimi che, con leggerezza impalpabile e un effetto quasi bagnato, avvolgono i corpi del Cristo Velato e della Pudicizia.

Gli stracci di Almond e il suo approccio multisensoriale lo legano concettualmente ad un altro artista, a Michelangelo Pistoletto e alla sua opera intitolata, Orchestra di stracci, dove la stoffa diventa materia viva e i membri dell’orchestra non sono più semplici oggetti, ma evocano figure dinamiche.

Inoltre, la serie Rags presenta delle similitudini visive con il dipinto Nudo con lenzuola plissettate, di Lucien Freud, dove emerge la stessa consistenza del colore nelle lenzuola.

Songbirds and Willows
Il percorso espositivo ci proietta nelle sale della Galleria Alfonso Artiaco  dove sono visibili altre sue opere, stilisticamente eterogenee. Se le prime due sale presentano un continuum visivo con i dipinti esposti nella Cappella Sansevero, comparando questa sua produzione ai Songbirds, (uccelli canterini), dove si riflette una tavolozza simile a quella delle specie di uccelli originarie della Gran Bretagna, l’altra sala ospita i Willow Works, una serie di dipinti, Untitled (Willowbank), caratterizzati da veli acquosi di pigmento che si estendono sulle tele.

Essi rappresentano la ciclicità del tempo, dove l’applicazione degli acrilici dall’alto verso il basso rimandano allo scorrere della vita, e le gradazioni di colore rappresentano l’intensità della stessa esistenza.

Le cromìe si mescolano casualmente con altre, creando forme spettacolarmente belle e vivide. Almond rinuncia al controllo sulla propria opera, assoggettandosi completamente alla casualità e alla forza di gravità, che insieme generano ogni volta qualcosa di unico e magicamente sorprendente.

immagine per Darren Almond The Eucharist, 2024 Dye transfer e acrilico su tela Dittico 142,4 x 201 x 4,5 cm ciascuno 142,5 x 402 x 4,5 cm dimensioni totali ph Peter Mallet
Darren Almond The Eucharist, 2024 Dye transfer e acrilico su tela Dittico 142,4 x 201 x 4,5 cm ciascuno 142,5 x 402 x 4,5 cm dimensioni totali ph Peter Mallet

In una delle opere, si nasconde al suo interno il numero zero, una immagine che rievoca le sequenze numeriche nei lavori dell’artista Jasper Johns (1930), dove esemplifica la sua capacità di trasformare il banale in una profonda esplorazione di significato, percezione e ambiguità.

Concentrandosi su semplici sequenze numeriche, Johns sfidava gli spettatori a guardare oltre la superficie e a mettere in discussione la natura stessa dei simboli e il loro significato.

Per Almond, invece, lo zero è l’emblema concettuale dell’Infinito, della concentrazione e dell’interconnessione di tutte le cose.

Esso funge da punto di riferimento per la vita. Letto come contemplazione della mortalità, è il momento in cui l’esistenza incontra la non esistenza, una continuazione dell’interesse di lunga data per le questioni filosofiche dell’essere e del nulla.

immagine per Darren Almond Willowbank, 2024 Acrilico su lino Lavoro in 4 parti Dimensioni totali 200 x 310 x 5 cm ph Peter Mallet
Darren Almond Willowbank, 2024 Acrilico su lino Lavoro in 4 parti Dimensioni totali 200 x 310 x 5 cm ph Peter Mallet

Nell’ultima sala della serie Willows, Almond applica alla tela metalli preziosi come l’oro, il rame e il palladio per sfruttare le qualità dinamiche della luce riflessa. Queste lamine evocano contemporaneamente la luce del sole o della luna che si riflette sulla superficie dell’acqua e l’alternarsi delle stagioni.

Ogni pannello raffigura un salice in diverse fasi di crescita e rinascita, dalle foglie in erba della primavera che si stagliano sull’oro soleggiato, ai rami spogli dell’inverno che si insinuano sul freddo palladio. A differenza del famoso Salice piangente, di Claude Monet (1840-1926), metafora della sua vita vissuta, ormai avanti negli anni, dove vi è una identificazione tra pianta ed essere umano, Almond proietta il suo interesse sui fattori interni ed esterni della rappresentazione, sulla componente chimica e fisica di questi metalli, che permettono alla luce di essere attratta, riflessa e alterata in modo da rispecchiare il passaggio del tempo reale, evocando la fluidità e la grazia della natura, mentre i motivi geometrici ricordano i tradizionali byōbu (schermi pieghevoli) giapponesi, molto simili a quelli realizzati da Ogata Kōrin (1658-1716), caratterizzati da un raffinato disegno e da uno studio approfondito.

Questa sintesi di tradizioni artistiche e materiali giapponesi dimostra come l’artista non si sia semplicemente appropriato di queste influenze, ma le utilizzi per esplorare ulteriormente il suo interesse per la natura del tempo.

Basti pensare a In Praise of Shadows, del 1933, di Jun’ichirō Tanizaki (1886-1965), che mostra come l’estetica tradizionale giapponese valorizzi le ombre e i riflessi sottili piuttosto che l’illuminazione diretta. Questo concetto si ricollega direttamente al modo in cui utilizza le superfici metalliche per creare effetti delicati e mutevoli, anziché immagini statiche.

immagine per Luca Del Core
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Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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