Caragh Thuring da Glasgow a Napoli tra pittura e tartan. Alla Thomas Dane Gallery

E’ allestita nelle sale della Thomas Dane Gallery la personale di Caragh Thuring in occasione del primo anno dall’apertura dell’omonima galleria a Napoli.

Caragh Thuring
That was then,This is now, 2014
graphite, oil on linen
243.8 x 335.3 cm. © Caragh Thuring. Courtesy the artist and Thomas Dane Gallery

La Thuring, nata nel 1972 a Bruxelles, è cresciuta nel Regno Unito e ha instaurato un rapporto privilegiato con la Scozia; insieme a Glasgow, è stata la città di Napoli l’altra sua fonte di ispirazione. Così, ha dipinto una serie di vulcani, sua grande passione, seguendo un testo scritto di Gillian Darley, autore di Vesuvius, e con una conversazione avuta con l’artista Glenn Brown.

La Scozia, dove ha trascorso l’infanzia, le ha consentito di realizzare lavori che esplorano i vari significati del tartan; a questo disegno dei tessuti in lana delle Highland scozzesi, l’artista deve la scoperta dell’esistenza di una grande tradizione sartoriale legata, proprio al tartan, anche a Napoli: della famiglia Isaia.

Ad accogliere i visitatori nelle sale della mostra sono due opere con un paesaggio vulcanico. In That was then, This is now, realizzata in grafite, olio e lino, emerge una atmosfera austera e cupa, con un cielo nuvoloso che copre un timido raggio di luce all’orizzonte. Una imbarcazione visibile in primo piano è in balia dell’imminente tempesta. In Inferno, invece, cambia la prospettiva di osservazione. Figure umane sono collocate sulla vetta del cratere.

La Thuring dipinge alterando volontariamente il punto di vista, l’immagine del cratere non è in trasversale, ma è frontale, e ciò ribalta completamente la percezione dello spazio. Si ha la sensazione che la lava del vulcano stia per aggredire gli inermi individui senza via di fuga.

Le opere Boulder, Wedge, Brick, si differenziano per dettagli impercettibili. Tutte e tre sono caratterizzate per la presenza di piramidi fumanti che rievocano i vulcani in costante attività. Sono costruite con elementi geometrici in cui una parete è delineata dal tipico red brick britannico e, l’altra, invece, dal caratteristico disegno del tartan scozzese.

Innumerevoli sono le opere dell’artista realizzate con tessuti diversi come canvas, tela da vela, tartan napoletano e immagini che rimandano ai suoi precedenti lavori. Nei tre dipinti How to spendi it, Iron Brew, e Barley Water, il tartan è utilizzato come tessuto intrecciato.

Le sue geometrie rappresentano un piano bidimensionale, con una griglia su cui gli oggetti che compongono l’opera sono disposti e interconnessi. Frammenti di sottomarini e immagini pubblicitarie sono elementi della realtà trasposti sulla superficie pittorica. Residui di colore rimandano all’action painting di Jackson Pollock.

In Gallus, il disegno del tartan funge da velo o tenda e attraverso esso vediamo gli elementi del dipinto. La resa imprecisa di tale grafica è in netto contrasto con la superficie piana della tela. Osservando attentamente l’opera, dietro, sopra e davanti traspaiono frammenti di immagini. La Thuring riprende la griglia sottostante e la riproduce in scala su tutta la superficie. Questa sequenza di elementi sembra quasi proseguire oltre i bordi dell’opera, verso l’infinito.

In Artemisia e Roger, i diversi oggetti nella composizione rievocano forme falliche, sono figure organiche che lentamente si estendono sulla superficie del tartan.

Figure umane, monete, piante, tessuti e vulcani creano nuove dimensioni in cui mancano delle coordinate temporali. E’ una ricerca incentrata nell’esplorazione dello spazio e della pittura. Infatti, strategica è la collocazione delle quattro gouache, intitolate Snake Wall, con i quattro sottomarini collocati sulle pareti che si alternano alle ampie vetrate che affacciano sul mare di Napoli, creando un continuum visivo fra l’irreale e il reale. In genere, l’artista dipinge direttamente sulle tele senza un disegno preparatorio.

Per realizzare queste ultime, la Thuring collabora con i tessitori di seta inglese, in alcuni casi riprende opere precedenti da lei già trattate e le riutilizza. In questo modo parte non dal vuoto, ma da una superficie già attivata.

La produttiva e proficua collaborazione con la tradizione sartoriale napoletana, con gli Isaia, un brand storico partenopeo attivo nel settore già da un secolo, sarà la fonte da cui attingere per realizzare con il tartan partenopeo una delle sue opere presenti in mostra.

Info mostra

Luca Del Core

Luca Del Core

Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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