ultimi articoli dell'autore

Giulia Piscitelli. Una nuvola come tappeto

di Luca Del Core

I titoli dei libri sono la prima cosa che notano dei potenziali lettori, e sono una opportunità per lasciare un segno. Possono essere accattivanti e talvolta includono qualche parola, allitterazioni o frasi brevi che vengono utilizzati sui social media, aumentando la visibilità del libro. Un titolo deve fare una promessa, o essere intrigante o rispondere ad una necessità, o semplicemente indicare un contenuto.
Ci sono autori come Erri De Luca (Napoli, 1950), che nei titoli dei suoi libri evoca suggestioni, intuizioni e associazioni. In una delle sue opere, Una nuvola come tappeto, scritto nel 1991, egli presenta le sue riflessioni sul Vecchio Testamento sotto forma di piccoli racconti.

Si tratta, come lui stesso afferma, di un “tentativo di essere lettore di Bibbia in un’epoca fredda“. Ha studiato per anni, da sé, la lingua ebraica. Poco più di cento pagine, restituisce la bellezza della parola scritta e tramandata da tempi lontanissimi, carica di poesia e di verità. Lettura densa, benché breve, è un “vagabondaggio” che ha come filo conduttore la traccia (letteralmente, la nuvola come tappeto) che Dio ha offerto al popolo eletto perché potesse seguirlo e comprenderne la volontà nella ricerca della Terra Promessa. Molto interessanti sono le osservazioni etimologiche e teologiche sorte dalla lingua ebraica, apparentemente scabra, di certo misteriosa e polisemica.

Da questo libro trae ispirazione il titolo della mostra Una nuvola come tappeto, dell’artista Giulia Piscitelli (Napoli, 1965), allestita nel Museo del Tesoro di San Gennaro, in via Duomo 149, a Napoli, fino al 25 gennaio 2025, che si sviluppa nella Cappella barocca, attraversa le Sacrestie e prosegue nelle sale dell’istituzione museale, dove sono custoditi i preziosi doni offerti nei secoli a San Gennaro.

L’exhibit propone tre gruppi di lavori insieme ad un omaggio al Santo Patrono, che rivelano prospettive comuni: l’incontro tra il reale e il divino, quello tra la tradizione e la contemporaneità e, infine, tra il passato e il presente, ma anche l’espressione artistica intesa come messaggio di riflessione sociale e politica.

Adottando un modus operandi eclettico, che alterna installazione, video, fotografia, pittura, collage e ready-made, Piscitelli pone al centro della sua pratica l’elemento processuale, inteso come contenitore di immagini o di situazioni in continua evoluzione. Allieva di Giuseppe Desiato (1935-2008), l’artista ama definirsi “figlia di Fluxus”, espressione da intendersi come dichiarazione di poetica per lo stringente rapporto fra l’azione artistica e la sfera quotidiana, per l’approccio alla vita di ogni giorno intesa come fenomeno estetico recuperabile nell’arte.

L’installazione Una nuvola come tappeto accoglie i visitatori a partire dalla Cappella e consiste in 21 inginocchiatoi cattolici allestiti lungo l’intero percorso di visita come “filo conduttore” dell’esposizione. Realizzati sul modello di uno presente nello stesso Duomo, sono interamente rivestiti da coloratissimi tessuti di tappeti per la preghiera musulmana.

Il titolo dell’opera è tratto, come detto in precedenza, dal testo di Erri De Luca, che traduce dall’ebraico il versetto 39 del Salmo 105: “dove si canta Dio che guida gli Ebrei nel deserto”.

È un lavoro che unisce le tre religioni monoteiste in un’unica opera, un singolo oggetto appartenente alla tradizione religiosa che si lega concettualmente ad un’altra installazione artistica, Il tempo del giudizio, di Michelangelo Pistoletto (1933), esposta nella mostra personale intitolata Metawork, allestita nelle sale della Reggia di Caserta, fino al 30 giugno 2025, dove esplora la convergenza tra spiritualità e arte, presentando un tempio simbolico del Cristianesimo, dell’Islam e del Buddismo, ognuna con un suo elemento di preghiera (un inginocchiatoio, un tappeto, una statua di Buddha).

Gli arredi lignei liturgici presenti nella Cappella sono rivestiti da tappeti di preghiera, (in arabo, سجادة sajjāda), pezzi di tessuto, spesso decorati e utilizzati durante le cinque preghiere giornaliere (Ṣalāt).

immagine per Una Nuvola come Tappeto - Giulia Piscitelli -Tesoro di San Gennaro ph Amedeo Benestante
Una Nuvola come Tappeto – Giulia Piscitelli -Tesoro di San Gennaro ph Amedeo Benestante

Formati da diversi colori e svariati stili e modelli, il significato del suo utilizzo risiede nel fatto che ogni musulmano non solo deve essere pulito prima di pregare, ma deve farlo su una superficie sacra per entrare in comunicazione con Dio.

Ciò che emerge nel lavoro della Piscitelli è il processo di integrazione fra il “contenuto” (inginocchiatoi cristiani e tappeti musulmani) e il “contenitore” (Real Cappella di San Gennaro).

Alcuni tessuti presentano forme geometriche dai colori sgargianti; altri, invece, sono caratterizzati da tonalità chiare e scure, e si mimetizzano con la pavimentazione a scacchi del Duomo: un continuum che genera un sincretismo religioso ed estetico.

Nell’Antisacrestia, due arredi lignei liturgici sono collocati di fronte all’opera Per Eusebia, dell’artista Jan Fabre (Anversa, 1958), dedicata alla pia donna, parente o nutrice del Santo, che per prima ne raccolse il sangue dopo il martirio nel 305 d.C..

È un pannello in corallo rosso del Mediterraneo, egregiamente cesellato, in cui la figura di San Gennaro non è rappresentata, ma percepita. Carica di simbolismi, è caratterizzato dalla mitra, dalle ampolle e dalle chiavi.

Alla base dell’impianto figurativo l’epigrafe Urbs sanguinum (la città dei sangui), si riferisce ad una affermazione che diede nel 1632 un osservatore dell’epoca che rimase stupito di fronte alle tremila reliquie di martiri cristiani gelosamente custodite a Napoli all’interno dei conventi o delle dimore private.

Osservando attentamente l’opera, sembra di essere davanti ad una composizione dinamica, in cui le chiavi toccano i balsamari, dalla quale le gocce di sangue rosso scuro scendono simultaneamente ai lati della mitra formando grappoli di mezze perle e cilindri di eccellente manifattura.

Lo sfondo è un rosso corallo, un monocromo formato da variazioni naturali di tonalità e conformazioni, composto dall’assemblaggio di roselline, cornetti e foglioline simili a piccole stelle marine che rimandano all’habitat naturale di questo straordinario materiale.

Piscitelli e Fabre danno vita ad un “dialogo contemporaneo” su temi di fortissima rilevanza storica e religiosa, con stili diversi, ma accomunati dalla stessa sensibilità.

Proseguendo con il percorso espositivo, altri inginocchiatoi sono messi in correlazione (come nella  Real Cappella di San Gennaro) con le figure dei santi: la statua di San Michele Arcangelo, del 1689-1691, di Lorenzo Vaccaro (1655-1706) e Giovan Domenico Vinaccia, (1625-1695) si erge al centro della sala, ed è colto nel momento in cui sta per colpire il drago già incatenato e vinto, schiacciato col piede destro di Michele; l’altro arredo è posto in prossimità del busto di San Pasquale Baylon.

Nella Sacrestia è esposto il secondo lavoro dell’artista napoletana, dal titolo Planeta. Realizzata con tessuto kevlar, in colore giallo oro, ricavato da un giubbotto antiproiettile, l’opera è formata da oltre cento pezzi cuciti insieme, definiscono una forma ellittica con un esplicito riferimento alla veste liturgica di una planeta sacerdotale.

immagine per Planeta - Giulia Piscitelli - Tesoro di San Gennaro ph Amedeo Benestante
Planeta – Giulia Piscitelli – Tesoro di San Gennaro ph Amedeo Benestante

Collocata su un piedistallo, l’estensione in orizzontale della parte superiore e la posizione rievocano una figura ecclesiastica durante le funzioni: essa sembra accogliere i visitatori in un abbraccio ecumenico.

L’oro torna nuovamente nel lavoro delle aureole sulle mappe disseminate lungo il percorso espositivo, nelle sale che custodiscono il Tesoro di San Gennaro. L’artista definisce le sue opere: “campi ecologici (eco-field) dell’animo”, frutto di una ricerca sulla connessione tra terra e cielo, tra reale e divino.

La proporzione reale è fornita dalle scale di riduzione delle carte geografiche usate come supporto dell’opera; mentre la proporzione divina è fornita dalle scale di riduzione stabilite dall’artista, di dipinti storici scelti per le mappe selezionate.

Nella Sant’Anna Metterza, Giulia Piscitelli, ispirata al dipinto del Masaccio (1401-1428) e di Masolino da Panicale (1383-1447), e nella Madonna degli Angeli, riproduce soltanto le aureole delle figure raffigurate nei quadri antichi, realizzando dei cerchi con la tecnica della foglia d’oro, sovrapponendole alle carte geografiche.

I santi vengono rappresentati nell’assenza dei loro corpi, nella loro condizione aurea. La presenza divina è percepita e immortalata simbolicamente. L’artista non associa l’entità religiosa ad un determinato luogo delle mappe, va oltre questo concetto, per ribadire che la spiritualità di ogni individuo non ha confini geografici fisici e mentali. Le aureole, apparentemente, sembrano elementi fissi sulla superficie, ma la loro luminosità e intensità rendono la composizione dinamica, viva, pulsano di religiosità.

Il percorso della mostra termina con l’opera dal titolo Naso (1997-2024), è un omaggio a San Gennaro, nel luogo a lui dedicato. Realizzato in gesso dorato, svela l’antica leggenda legata al busto marmoreo del Santo Patrono, custodito nel convento dei Cappuccini di Pozzuoli dove, tanti secoli fa, i corsari saraceni con un colpo di scimitarra, ne tagliarono il naso.

immagine per Naso - Giulia Piscitelli -Tesoro di San Gennaro ph Amedeo Benestante
Naso – Giulia Piscitelli -Tesoro di San Gennaro ph Amedeo Benestante

L’intervento artistico della Piscitelli rievoca una pratica in vigore durante il XIX secolo, quella di esporre sculture in marmo restaurate, con le parti danneggiate riparate o ricostruite, vittime di incidenti, iconoclastìa o vandalismo: ne è un esempio il museo Ny Carlsberg Glyptoteca, di Copenaghen, in Danimarca, che possiede una collezione di nasi restaurati che sono stati rimossi dai busti dopo le modifiche alle politiche di ripristino del museo.

I nasi, alcuni in marmo e altri in gesso, erano originariamente esposti sulle statue greche e romane della gliptoteca stessa.

Giulia Piscitelli raffigura il suo naso, in una versione modellata e ingrandita, derivata da un autoritratto realizzato dopo un doloroso incidente, una sorta di ex voto dedicato a San Gennaro.

 

immagine per Luca Del Core
+ ARTICOLI

Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *