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Sergio Fermariello scrittore di una sola parola in mostra a Studio Trisorio

di Luca Del Core

Nella sua biografia si definisce “scrittore di una sola parola” che, a partire dal solo significante stenografico del guerriero, egli ripete come un mantra, vanificando ogni altro tentativo ermeneutico d’interpretazione. Nel suo lavoro il segno non rimanda a un altro, ma si reitera nella propria autoreferenzialità semantica. Come un monaco zen, l’artista coltiva il segno realizzando un corto circuito linguistico che rinvia “al grido inarticolato delle origini e al termine delle sue presunzioni dialogiche”.
Interrompe gli studi universitari in Scienze Naturali per dedicarsi esclusivamente al disegno e alla pittura. Sergio Fermariello (1961), artista partenopeo, inizialmente recupera il lessico visivo familiare, nel tentativo di catturare il tempo e la memoria.

Verso la metà degli anni Ottanta il disegno tende a immagini sgranate, perde la messa a fuoco sull’oggetto, liquida le sue intime narrazioni con un lavoro forzato di blow-up, rendendo “la forma invisibile e vuoto il contenuto”, come dichiara l’artista.
Ciò che rimane è un segno ripetuto, ostinato nella sua fissazione, che continua a graffiare la carta per inerzia e da cui emergerà il guerriero, icona che lo accompagnerà fino alle opere più recenti, visibili nella mostra personale allestita nelle sale dello Studio Trisorio, nella Riviera di Chiaia, a Napoli, fino al 15 giugno 2024.

In questa sede, il suo alfabeto antropomorfo si basa su due soli elementi essenziali, la lettera “i” e la “o”, ovvero, la lancia e lo scudo dei suoi guerrieri che si moltiplicano all’infinito, in un gesto di coazione a ripetere, con lo scopo di indagare le possibilità e i limiti del linguaggio.

È un tipo di rappresentazione lontana da una qualsiasi imitazione storica, ad esempio la colonna di Traiano a Roma che racconta la conquista della Dacia da parte dell’imperatore Traiano nel corso delle due campagne degli anni 101-102 e 105-106 d.C., con una narrazione figurativa intrisa di dettagli caratterizzati da guerrieri, scudi e lance, oppure, all’esercito di terracotta formato da un insieme di statue collocate nel mausoleo del primo imperatore Qin, che si trova nei pressi del capoluogo dello Shaanxi, la città di Xi’an, in Cina, composto da una armata simbolica, realizzato tra il 246 e il 206 a.C. e destinato a servire il primo imperatore nell’Aldilà.

Fermariello non rievoca il passato, dipinge figure archetipiche attraverso un linguaggio moderno, informale e astratto, rivelando la loro natura universale. I suoi caratteristici segni/guerriero emergono da superfici tridimensionali di tela su acciaio.

Già dagli anni 2000, utilizza la tecnica del taglio laser che gli consente di modulare i pieni e i vuoti dei vari piani, opportunamente distanziate dal fondo del pannello, come in un altorilievo forato. Il segno si presenta come una sottrazione, una ferita, si mantiene in sospensione nel vuoto.

Nelle opere visibili in mostra, sembrano voler conquistare una nuova dimensione di libertà irrompendo nello spazio con maggiore forza, con delle basi cromaticamente sature e brillanti.

Cavalli e cavalieri armati di lance e scudi escono dal muro ed esprimono lo stato di emergenza caratteristico della nostra contemporaneità e restano simboli universali capaci di raccontare l’eterna lotta degli uomini di ogni tempo.

Essi hanno la caratteristica di mostrare una battaglia interiore incentrata sulla nostra continua lotta contro i nostri limiti, le paure, i desideri e gli attaccamenti; e, dall’altro, la presenza di un guerriero spirituale che combatte l’ignoranza e l’ego della società: stati d’animo che ci impediscono di vedere la nostra purezza e di arrivare alla consapevolezza.

La saggezza dei combattenti sviluppa la forza necessaria per affrontare le difficoltà che si incontrano durante la vita, trovando l’armonia e l’equilibrio che favoriscono la crescita personale.

I suoi cavalli non sono soltanto i compagni di viaggio di guerrieri che affrontano il pericolo dell’ignoto. Come gli esseri umani, presentano una serie di analogie con quest’ultimi. Essi sono simbolo di mobilità e di libertà, spiriti indomiti e battaglieri.

Al tempo stesso, mostrano insicurezza e timidezza. Le loro tipiche caratteristiche li portano a cercare di capire ogni situazione, soprattutto se si trovano in un ambiente nuovo.

Avvertono la necessità di prevedere ogni possibile minaccia per sè stessi. Costituiscono uno degli archetipi fondamentali nella nostra memoria e sono tra i più diffusi animali nel bestiario simbolico.

Infine, le lance e gli scudi. Nel codice bellico, la lancia e lo scudo coniugano la loro realtà tra la dimensione della materialità fisica e gli aspetti culturali che attingono alle sfere della religione e/o della magia.

Essi sono analizzati nella loro accezione simbolica di forza: sono strumenti per cacciare e difendersi dai pericoli. Nell’immaginario creativo di Fermariello, queste armi sono scavate nel metallo, conquistano lo spazio, divenendo una vera e propria presenza fisica e materica.

Le sue figure e i singoli oggetti vanno oltre la “cornice” e si proiettano in uno spazio indefinito. La texture che si viene a creare è solo una inquadratura; è la porzione di una scrittura che in realtà continua in maniera aperta e infinita, al di là dell’opera.

In questo percorso verso il passato del mito, della tragedia e del rito, Fermariello mira a raggiungere l’essenziale, che già contiene in sé tanti diversi possibili sviluppi, e che si riflette nelle sue scelte stilistiche.

I soggetti ripresi dalle pitture rupestri o da quelle vascolari rimandano a una specie di alfabeto primitivo, alla forma degli ideogrammi sia per la loro estrema semplificazione, sia per la disposizione che assumono. Nella celebre serie dei guerrieri infatti la figurina stilizzata del cavaliere si ripete uguale per tutta la superficie della tela.

immagine per Luca Del Core
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Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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