Figurativo, introspettivo ed emotivo: su questi tre termini si basa la creatività di Emma Schwartz (1992), artista canadese che vive a New York, negli Stati Uniti.
Dopo aver conseguito il BFA alla School of the Art Institute di Chicago nel 2014 e il MFA alla Columbia University nel 2019, la sua proficua produttività artistica entra negli spazi espositivi di Los Angeles e New York, generando un notevole interesse da parte del pubblico.
Varca i confini americani per approdare in Italia, ospite della prima esposizione personale dal titolo, Only Joking, allestita all’interno delle sale della Annarumma Gallery, sul lungomare di Napoli.
La delicatezza delle sue composizioni è dovuta principalmente al disegno visibile nonostante si tratti di dipinti ad olio e cera. Un intricato groviglio di segni a carboncino a malapena celati dalla pittura emerge dalla trasparente superficie dei colori. Segni ricalcati che incidono lo stesso solco, desiderosi di dare la giusta forma ad una emozione.
Sono sei dipinti, in cui si evidenzia la componente psicologica dell’artista: dal malinconico al nostalgico, si passa ad una narrazione intima e vivace.
Un esempio è il dipinto Told Choker, dove è stessa la Schwartz protagonista nella rappresentazione. Immersa nelle acque di un laghetto in un bagno rilassante, con una fitta vegetazione intorno, emerge il piacere psicologico, oltre che fisico, di una solitudine confortata dal fluido calmo, in un ambiente accogliente. Si abbandona all’acqua in una intimità riflessiva, che fa del bagno l’occasione di un totale ripiegamento su sé stessi, che accompagna il trionfo di una privacy in parte condivisa col pubblico che osserva il dipinto.
L’intensità cromatica dai toni scuri del laghetto non rende visibili le parti del corpo, solo la testa e i piedi affiorano dall’acqua.
Herbert Marshall McLuhan (1911-1979), sociologo, filosofo e critico letterario, affermò che il mezzo tecnologico che determina i caratteri strutturali della comunicazione produce effetti pervasivi sull’immaginario collettivo, indipendentemente dai contenuti dell’informazione. Di qui la sua celebre tesi secondo cui: “il medium è il messaggio“.
Il medium influenza l’individuo per le sue caratteristiche tecnologiche che alterano le reazioni sensoriali o le forme di percezione. Con l’avvento dei social network e delle varie app di comunicazione queste teorie sono delle tesi comprovate. La scrittura si è sempre più impoverita. Scrivere vuol dire comunicare, trasferire ad altri emozioni, stati d’animo e tanto altro.
Partendo da queste riflessioni, i due dipinti in mostra, Hand me down e The Big One rimandano ad una visione nostalgica e sentimentale dei rapporti umani, che si basava sullo scambio epistolare, sulla attesa di una risposta, sul contatto “epidermico” nella ricezione o nell’invio di una lettera.
In Hand me down, la Schwartz è ritratta nell’atto di bagnare con la lingua la striscia adesiva di una lettera bianca. È un gesto breve e intenso, probabilmente non comprensibile alla recente Generazione Z, nati dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso.
Della stessa caratura è The Big One, che ritrae l’artista flessa verso una cassetta postale mentre si accinge a prelevare o a inviare la corrispondenza.
E’ una semplice azione che genera un sorriso alla protagonista. Una immagine poetica, intensa, che ci rimanda al valore che i grandi poeti attribuivano a tale mezzo, ne è un esempio la poetessa Emily Dickinson (1830-1886) che nella missiva ad Abiah Root scrive:
“Cara Abiah, mi sono seduta adesso per scriverti una lunga, lunga lettera. I miei apparati di scrittura sono disposti davanti a me e tutto è pronto. Non ho fiori davanti a me come ne avevi tu per ispirarti. Ma sai che posso immaginarmi ispirata da loro e che forse lo sarò davvero. Non puoi immaginare quanto mi ha fatto piacere ricevere la tua lettera. Era così densa e tutto era interessante per me perché proveniva da te. Presumo che tu non abbia dubitato della mia gratitudine per averla ricevuta, a causa del lungo ritardo nel rispondere perché sai che non ho tempo per fare niente”.
Mestizia, staticità e visione metafisica emergono da Fire Place, un dipinto di piccole dimensioni dove è assente una qualsiasi forma organica a favore di una narrazione paesaggistica e ideologica.
Uno steccato in primo piano traccia una linea di confine con una abitazione posta sullo sfondo. Siamo a Nashville probabilmente, nel Tennessee, città di origine dell’artista.
La presenza della barriera bianca indica la distanza non solo strutturale, ma anche culturale che la Schwartz rende evidente attraverso una composizione apparentemente calma.
La sua visione cosmopolita si scontra con un retaggio sociale ancora troppo legato ad una visione troppo conservatrice.
Nella seconda sala della galleria ad accogliere i visitatori è l’opera che dà il titolo alla mostra, Only Joking, composta da una figura femminile che regge un bambino dalle dimensioni spropositate.
È un riferimento a quella cultura provinciale che caratterizza molte città della provincia, come Nashville, di una ricerca costante della maternità per sentirsi affermate.
L’artista si dissocia da tale pensiero esemplificandola attraverso una rappresentazione ambigua: il volto assente di una madre che sostiene il figlio tra le braccia, quest’ultimo che cerca delle attenzioni dandole un pizzicotto sulla guancia, riportandola al mondo reale.
Tutto lo schema compositivo è realizzato con un disegno e con un messaggio preciso: le linee tracciate evidenziano con chiarezza la forma degli arredi e della donna, a differenza del fanciullo che si presenta con i lineamenti della testa ben definiti e un corpo visivamente soltanto intuito, quasi un fantasma, a dimostrazione che la maternità è una libera scelta e non un obbligo.
Chiude il percorso espositivo, Like a Prayer, un dipinto che rievoca una infanzia nostalgica caratterizzata da momenti felici a mare, con l’artista raffigurata su un pesce e una mano rivolta verso il sole, in cui si percepisce l’atmosfera ludica e spensierata.
Only Joking riafferma che c’è un limite invalicabile oltre cui non possiamo andare. Questo navigare trasognato nella sottile membrana che separa il familiare dal non familiare e la piacevole spensieratezza che i suoi dipinti trasmettono sono forse un paravento che cela pensieri e turbamenti più profondi?
Purtroppo non ci è dato saperlo
Info mostra Only Joking | Emma Schwartz
- fino al 5 dicembre 2022
- Annarumma Gallery, via Partenope 1, Napoli
- info@annarumma.net
Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.















