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Alberto Biasi e altre visioni delle superfici. Hsiao – Rotta Loria – Tornquist

L’arte cinetica e programmata è un movimento sviluppatosi tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’70 del Novecento: essa focalizza l’attenzione sulla percezione visiva e sul movimento, reale o virtuale. Pone le sue radici nelle correnti artistiche del Futurismo e nel Costruttivismo. Il termine “cinetica” si riferisce all’inserimento del dinamismo all’interno dell’opera d’arte, che può essere azionato da motori, visibile nelle installazioni, o basato su leggi fisiche e ottiche su una superficie come, ad esempio, una tela. La componente “programmata”, invece, riguarda il metodo di lavoro: il risultato estetico è preordinato, calcolato e strutturato dall’artista.
Una mostra interessante su questa corrente artistica è allestita nella Sala Belvedere del Palazzo Reale di Napoli, dal titolo Alberto Biasi e altre visioni delle superfici. Hsiao, Rotta Loria e Tornquist, curata da Giovanni Granzotto, fino al 1 agosto 2026, mette in correlazione 35 opere di Biasi (1937) con altri artisti, ciascuno presente con cinque opere, dove, il focus dell’indagine verte sulla superficie, sul colore e sulla percezione visiva.

Ad eccezione delle due installazioni ambientali Proiezione di luci e ombre n.2, dove esplora la scomposizione della forma attraverso la luce e l’illusione percettiva che essa stessa contribuisce a produrre e Light prism (Tuffo nell’arcobaleno) collocate nella parte finale del percorso espositivo, tutte le opere in mostra di Biasi sono lavori a parete: superfici attive e dinamiche che si trasformano al mutare del punto di vista, generando effetti cangianti e instabili.

Si configura un’indagine coerente e articolata sulle possibilità percettive della superficie, intesa non come elemento statico, ma come campo di relazione tra opera e osservatore.

Ad accogliere i visitatori sono le opere Immaginazione dinamica e Dinamica triangolare degli anni Sessanta, appartenente alla serie Torsioni, realizzate quando l’artista operava con il Gruppo N.

immagine per Palazzo Reale Napoli. Alberto Biasi e altre visioni delle superfici_ Hsiao, Rotta Loria, Tornquist. Foto di Marco Baldassarre
Palazzo Reale Napoli. Alberto Biasi e altre visioni delle superfici. Hsiao, Rotta Loria, Tornquist. Foto di Marco Baldassarre

Peculiarità di questi lavori è quella di avvitare la luce e creare un dinamismo ottico a seconda del punto di vista di chi le guarda. Realizzate con lamelle convergenti verso un punto stabilito, esse si presentano di forma quadrata, circolare o rettangolare. Le torsioni sono realizzate con strisce di plastica bifacciali dai colori quasi sempre contrastanti, combinate in modo da creare effetti percettivi cangianti: non è soltanto un’arte che si muove, ma è l’interazione dello spettatore con l’opera stessa che sancisce la creatività.

In Square image celestial dynamics, realizzato nel 2002, l’azzurro, che domina la torsione rombolidale, richiama gli echi di lontani orizzonti tonali, evocando i cieli dei grandi vedutisti veneti, a partire da Canaletto (1697-1768). Il gioco che propone l’artista è quello di rendere contemporaneo, interattivo, il dialogo tra la forma e il colore.

Dallo studio degli effetti visivi derivano i Rilievi Ottico-Dinamici che, per quando riguarda l’aspetto costruttivo, sono configurazioni lineari ottenute sovrapponendo due livelli. Ne sono un esempio Come colori accarezzati dal vento e Gocce d’arcobaleno lunare n.6 del 2010.

Il primo livello è costituito da strutture lamellari che, distanziate tra loro, creano dei segmenti dai quali emerge l’immagine del secondo livello. Solo con la partecipazione dello sguardo del fruitore queste opere mostrano la loro continua mutevolezza.

Intorno agli anni 2000, Biasi avvia il ciclo degli Assemblaggi, in cui accosta tra loro più tele che ritrovano un equilibrio nel proprio “punto di rottura”.

Queste opere tridimensionali in dialogo con lo spazio, presenti in mostra con Solidi ma instabili sul rosso e Tra le righe, dall’apparente rigidità delle forme geometriche e dal colore uniforme, trasmettono una sensazione di irregolarità data dalle lamelle che violentemente entrano a far parte dell’opera, interrompendo l’omogeneità della parte pittorica.

Qui, l’artista rielabora la tecnica della pittura acrilica innescando l’evoluzione creativa che dà vita a manufatti che rappresentano memorie figurali, accompagnate per di più da titolazioni spiritose e sorprendenti.

Fa parte della serie Politipi, l’opera caratterizzata da un colore verde del 1972, in cui Biasi sfrutta le proprietà del PVC, materiale plastico flessibile che viene sottoposto a torsioni da una serie di elementi tensori che modificano la disposizione delle lamelle stesse, determinando configurazioni diverse e cangiantismi coloristici.

immagine per Alberto Biasi. Foto via Il Cigno Edizioni
Alberto Biasi. Foto via Il Cigno Edizioni

Su una base di legno dipinta di blu vengono fissati dei chiodini formante una figura geometrica. Un’altra serie di chiodini sono invece disposti diagonalmente rispetto agli altri. Attorno a questi vengono avvolte delle piccole strisce di PVC di color verde che vengono ritorte e fissate sotto la base in legno.

Questo modus operandi ha un duplice effetto: uno ottico, in quanto si notano due rombi, ed un altro cinetico, perché al variare della posizione dello spettatore si ha una variazione del blu della tavola sottostante che scompare a beneficio del verde delle piccole strisce di PVC.

Proseguendo con il percorso espositivo, il primo confronto tra Biasi con gli altri artisti è con Gilbert Hsiao (1956), presente con Switchback del 2013, Wobble del 2020, Hum and noise del 2014 e Number 9 del 1996.

Le sue opere sono incentrate sulla percezione visiva e su ciò che ci accomuna in quanto esseri umani, anziché su ciò che ci differenzia gli uni dagli altri. Nelle sue complesse opere di ottica compaiono forme come ottagoni, triangoli e cerchi. Egli utilizza una tavolozza di colori estremamente limitata, contrastata e satura.

Le estensioni cromatiche a volte fungono da note o punti luce e, spesso, fa ricorso alla ripetizione e al ritmo sincopato. La forza dei suoi lavori risiede nel coinvolgimento diretto e nella connessione sensoriale con lo spettatore.

Crea sovrapposizioni ravvicinate, applicando del nastro adesivo su una tela. Prima di rimuovere il nastro, stende la pittura o utilizza una pistola a spruzzo industriale per ottenere una texture più granulosa.

immagine per Gilbert Hsiao. Foto via Il Cigno Edizioni
Gilbert Hsiao. Foto via Il Cigno Edizioni

Una seconda comparazione è tra Biasi e un altro italiano, Claudio Rotta Loria (1949), formatosi nel clima dell’arte programmata italiana, sviluppa negli anni una ricerca sui temi della strutturalità visuale, dell’indagine ottico-percettiva e del rapporto arte-scienza, con particolare attenzione al metodo e alle procedure che danno luogo all’opera.

In Superfici a interferenza luminosa, egli esplora analiticamente l’azzeramento percettivo della carta. Il suo lavoro è caratterizzato da piccoli e regolari sollevamenti lamellari su cartoncino che creano trame tridimensionali.

L’interazione tra questi rilievi e la luce genera effetti plastici, cinetici e cromatici sempre cangianti per lo spettatore. Due sono i poli dialettici intorno ai quali si concentra la sua attività sperimentale: la costruzione visuale, programmata e cinetica, e il valore poetico della geometria, suscitato dalla stimolazione percettiva e sensoriale.

immagine per Claudio Rotta Loria. Foto via Il Cigno Edizioni
Claudio Rotta Loria. Foto via Il Cigno Edizioni

Infine, l’ultimo confronto fra l’artista veneto è con Jorrit Tornquist (1938-2023). Fin dai lavori degli anni Settanta, la sua ricerca vira verso un accordo tra i colori che apparentemente si risolve attraverso una ripartizione lineare.

Presente in mostra con diverse opere, da Acqua, Aria, Terra e Fuoco, a Opus 328 e Opus 473, per Tornquist, il colore è la sostanza problematica e vitale del nostro vedere, e non un mero strumento espressivo: esso è la materia stessa della visione.

La sua non è mai un’indagine retorica sulla percezione, ma un continuo esercizio di consapevolezza, un invito a riconnettere il nostro sguardo con la realtà fenomenica che ci circonda: induce lo spettatore a vivere l’esperienza estetica trasformandola in conoscenza viva.

immagine per Jorrit Tornquist - Palazzo Reale Napoli. Foto Marco Baldassarre
Jorrit Tornquist – Palazzo Reale Napoli. Foto Marco Baldassarre

Informazioni: Alberto Biasi e altre visioni delle superfici. Hsiao Rotta Loria Tornquist

immagine per Luca Del Core
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Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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