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Quarta edizione del Festival Desina a Napoli

di Luca Del Core

DESINA a Napoli è il primo Festival dedicato alla Grafica e alle Culture Visive del centro-sud Italia. È nato per condividere idee ed esperienze, stimolare la creatività e diffondere una cultura del progetto visivo aperta e consapevole. La manifestazione, nelle sue tre edizioni ha dato vita a talk, workshop e mostre che hanno coinvolto migliaia di partecipanti e oltre cento ospiti nazionali ed internazionali, collaborando con le principali università e istituzioni accademiche del territorio.

Anche in questo appuntamento, dal 9 al 12 aprile 2026, ha nuovamente proposto uno spazio di confronto, di elevazione del dibattito attraverso contenuti e testimonianze di valore; ha dato voce al talento locale e ha inteso rafforzare il senso di appartenenza della comunità creativa: ha infatti unito studenti, professionisti, aziende e realtà del Terzo Settore, promuovendo l’innovazione e contribuiendo alla crescita dell’identità artistica della città.

Festival Desina 4 Edizione - Mostra resistenze vivive - ph 327 Studio
Desina04 – Mostra resistenze vivive – ph 327 Studio

Far parte di DESINA significa contribuire a un ecosistema che crea opportunità, valorizza la tradizione visiva della città e proietta Napoli come punto di riferimento mediterraneo della cultura visiva contemporanea.

Per la quarta edizione, promossa dall’omonima associazione culturale fondata da Stefano Pellone, Domenico Armatore e Nicola Feo, curatori della rassegna, la scelta della sede è La Santissima Community Hub, situata in vico Trinità delle Monache 1.

Qui si sono tenute quattro giornate di incontri, workshop, mostre, performance, bookmarket e attività dedicate al progetto visivo contemporaneo, con oltre 40 eventi in programma.

Il progetto riunisce agenzie, designer, creativi ed esperti dall’Italia e dall’estero, con ospiti provenienti dall’Europa e dagli Stati Uniti, chiamati a confrontarsi sui temi della grafica contemporanea: type design, brand identity, editoria, tecniche di stampa, motion design, UX/UI e nuove forme di comunicazione visiva.

Tra i protagonisti dell’edizione 2026 figurano alcune delle personalità più influenti del panorama internazionale: Paula Scher (Pentagram New York), Marina Willer (Pentagram London), Armando Milani e il designer britannico Jonathan Barnbrook, oltre a realtà di rilievo della scena contemporanea come Metahaven e Nomad Studio.

Accanto a loro, una rete articolata di studi e progettisti come i DIA Studio con Vivien Hoffmann e Charlotte Rohde (Solitype), Studio FM Milano, Studio Mut, Collletttivo ed eee studio, nonché figure di riferimento del design come Debora Manetti (Zetafonts), Libri Finti Clandestini e Valerio Di Mario.

Il festival, che è realizzato in collaborazione con i partner Accademia di Belle Arti di Napoli, AIAP – Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva e Royal Group Hotels & Resorts, ed è patrocinato dal Comune di Napoli, per la prima volta si è svolto interamente in un’unica sede, La Santissima Community Hub, e si inserisce nell’innovativo progetto di rigenerazione urbana temporanea ideato da Urban Value by Ninetynine con Coop4art, che insieme all’Agenzia del Demanio, Comune di Napoli e alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, hanno trasformato l’ex Ospedale Militare in uno spazio culturale e creativo nel cuore della città.

Il tema 2026 è stato RESISTENZE VISIVE: esse non riguardano soltanto la guerra o la comunicazione politica. È un tema al plurale, perché comprende tutti quei progetti e quegli approcci, grandi o piccoli, che nascono da una tensione etica, da un impegno civile, dal desiderio di incidere nel presente. Sono resistenze quotidiane, sottili, spesso silenziose, ma capaci di agire in profondità.

È un invito a riconoscere nella grafica una pratica che prende posizione: uno spazio di responsabilità, capace di trasformare la realtà e di costruire, attraverso l’immagine, nuove forme di consapevolezza. Ci sono temi che non si scelgono perché arrivano improvvisamente, richiedendo la massima attenzione. Nel presente che abitiamo, fatto di conflitti visibili e invisibili, di immagini che urlano e di altre sistematicamente cancellate, restare neutrali non è più un’opzione.

Al tema è stata dedicata anche la mostra Resistenze / La grafica prende posizione, realizzata in collaborazione con AIAP e Accademia di Belle Arti di Napoli, che ha ripercorso la storia della comunicazione visiva italiana legata all’impegno civile attraverso manifesti, libri e progetti grafici di autori come Lica e Albe Steiner, Armando Milani, Ilio Negri, Silvio Coppola, Franco Canale, Pino Grimaldi e Giancarlo Iliprandi. Il progetto di allestimento è stato curato dallo studio ATOLLO degli architetti Mariano Cuofano, Piero Gorga e Fabrizio Scattaretico.

La comunicazione, scrive il filosofo Giacomo Marramao:

”Non è mai angelica: suggerisce, sottintende, dichiara, manipola. E la grafica, che è parte integrante dei sistemi di comunicazione, per sua stessa natura, non può essere neutrale. È spazio di riflessione, di dissenso, di provocazione su temi politici: pone questioni etiche, affronta temi di interesse comune, prende posizione. È, quindi, un atto di resistenza.

È strumento per esercitare un pensiero responsabile e attivo, utile anche ad affermare la certezza della non neutralità del discorso visivo. Ed è in questo spazio del pensiero che la grafica si allontana dai facili ammiccamenti per porsi quale occasione per dichiarare un sentire collettivo e, anche, per far sentire la propria voce come autore e attento osservatore della realtà”.

La mostra visibile anch’essa nelle sale della Santissima Community Hub non voleva né avrebbe potuto essere esaustiva, ma, nel suo inanellarsi di episodi specifici, ha cercato di dimostrare quanto il discorso visivo sia parte integrante dei discorsi sociali.

Il termine Resistenze è utilizzato in un senso ampio: dal movimento partigiano, presente con una grande e multicolore bandiera che ne ricorda la varietà di appartenenza politica, che più di 80 anni fa contribuì alla Liberazione d’Italia dal nazifascismo, a quelle altre forme più o meno spontanee, più o meno organizzate, di opposizione a soprusi, ingiustizie e politiche oppressive.

La grafica diviene strumento di resistenza, se non atto politico, anche in quei casi in cui si fa portavoce o traduttrice attraverso forme e retoriche comunicative di messaggi, idee e questioni che sono, o dovrebbero essere, di pubblico interesse: essa pone domande, ci richiama al nostro senso di responsabilità civile ed etica nei confronti della comunità, è anche scomoda e ci mette di fronte a temi, alle grandi questioni epocali o alle urgenze di cui avere maggiore contezza.

Il rapporto tra la dimensione progettuale e quella civile e politica è stato, in passato nella storia del progetto italiano, e può essere, ancora molto stretto.

Grafici partigiani come Albe Steiner, Lica Covo, Antonio Tubaro e Germano Facetti contribuirono non solo alla Liberazione, ma anche alla rinascita del Paese. Collaborando, ad esempio, alla riapertura del Convitto Rinascita di Milano, nato, come in altre città, proprio per dare un’istruzione ai partigiani e ai reduci di guerra, e insegnandovi nel corso per tecnico grafico.

In scuole come i Convitti Rinascita e, successivamente, l’Umanitaria, la formazione dei grafici era spesso strettamente legata a un’idea politica del proprio mestiere, quale operatore culturale, ma anche a una visione della società in cui il ruolo del designer diventava centrale non solo per progettare un’idea di futuro, ma anche per suggerire una postura sempre responsabile nei confronti dei fruitori finali, veri destinatari del progetto. Come del resto affermato nella Carta del Progetto Grafico, ancora oggi un riferimento di definizione disciplinare, è essa stessa un atto politico.

Altre forme di resistenza presenti in mostra sono state quelle che vanno dal maggio francese del 1968, alle posizioni espresse da autrici e autori, gruppi, collettivi che utilizzano la comunicazione visiva per condividere forme di impegno, appartenenza, per denunciare urgenze, gridando, attraverso le immagini, un principio assoluto di eguaglianza, equità, rispetto, di Diritti Civili e di Libertà.

Una parte di questa esposizione verteva sui manifesti sul 25 Aprile (Festa della Liberazione) e al 1° maggio (Festa dei lavoratori): due ricorrenze che hanno permesso uno spazio del progetto utile a non dimenticare, ma anche a riaffermare che parole come democrazia, diritti e libertà sono fragili, da rifondare e riattualizzare ogni volta. E in questo i linguaggi visivi possono essere strumenti pedagogici e culturali, attraverso i quali e grazie ai quali costruire coscienze civili.

Inoltre, è stato dedicato un omaggio al grafico Ilio Negri, di cui ricorre nel 2026 il centenario dalla nascita e alla sua serie di 13 manifesti, No alla civiltà. Se questa è civiltà, realizzata nel 1970, la cui opera, oltre la denuncia in sé, diventa scomoda nel suo essere raccontata da lunghi testi e immagini forti.

Resistenze non è stata solo una mostra di linguaggi visivi ed espressioni puramente formali, ma occasione che ci riporta a quel “mestiere del grafico” che già Albe Steiner suggeriva dovesse essere di militanza nella professione, per ricordare a tutti che la potenza dei segni può creare condivisione, comunanza di intenti e appartenenza e, quindi, facilitare la costruzione di un’idea di futuro.

All’inaugurazione di giovedì 9 aprile sono intervenuti, insieme ai curatori, Alessandra Attena, Head of project Urban Value, Giuseppe Gaeta, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Enrica D’Aguanno, coordinatrice della Scuola di Progettazione Artistica per l’Impresa dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Francesco Ermanno Guida, docente del Politecnico di Milano e Presidente dell’AIAP, e Gianluca Picone, Direttore Generale Royal Group Hotels & Resorts.

I talk da venerdì 10 a domenica 12 aprile sono stati presentati dalla designer Marialuisa Firpo, mentre i workshop hanno vista la partecipazione di Mauro Bubbico, Betterpress, Collletttivo, Due Studio e Studio FM Milano, insieme a realtà attive tra tipografia ed editoria come Fight for Kindness (Type Campus), Libri Finti Clandestini, Zabar e Kidea, con una offerta laboratoriale che attraversa grafica, stampa e pratiche sperimentali. Accanto ai nomi più affermati, il programma ha incluso anche il format Talento Locale, dedicato alla valorizzazione dei progettisti emergenti e della scena creativa del territorio, con Eduardo Castaldo, Elisa Cilento, Giuseppe Laezza, Ghost, Sabote3000 e Nodo.

In calendario anche momenti dedicati ai bambini tra i 6 e gli 8 anni, con workshop ispirati ai Libri Illeggibili di Bruno Munari, a cura di Vittoria Salabelle e attività sul design sostenibile che uniscono carta, filo e materiali di riciclo, a cura di Paola Tuccillo.

Oltre ai talk e ai workshop, il festival ha visto diversi incontri sulla cultura visiva e della grafica. Tra questi, How Many Women Are in the Room? con Cinzia Ferrara e Nicolò Francesco Bello, a cura di Lazy Dog Press; Alfabeti Modernisti Italiani con Luca Lattuga, Nicolò Francesco Bello e ntdesign; e Manifesti: la resistenza del colore, a cura di Paper&People. In programma anche 25×2 = Un Altro Viaggio con Matteo Carboni, Daniela Piscitelli e Marialuisa Firpo, un dialogo aperto sulle pratiche del progetto contemporaneo.

Il festival ha ospitato una performance di street art con cinque writer: Ghost, Sabote3000, Nodo, Hero e Buio, impegnati nella realizzazione dal vivo di cinque interventi murali.

A completamento del programma un book market dedicato all’editoria indipendente, con la partecipazione di numerosi editori specializzati in design e arti visive tra cui Corraini, Lazy Dog, Lars Müller Publishers, Valiz e Set Margins’, insieme alla presentazione di alcune recenti pubblicazioni.

Nelle dichiarazioni dei fondatori, vi è la sintesi del progetto DESINA:

“Non lo abbiamo scelto noi. È come se fosse stato scelto dal contesto che ci circonda, da un presente che non consente neutralità, che ci chiede con urgenza di prendere posizione. Abbiamo sentito che questa scelta fosse non solo coerente, ma necessaria”.

immagine per Luca Del Core
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Luca Del Core, vive e lavora a Napoli. E' laureato in "Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali" presso l'Università degli Studi "Federico II" di Napoli. Giornalista freelance, ha scritto per alcune riviste di settore, per alcune delle quali è ancora redattore, e attualmente collabora con art a part of cult(ure). La predisposizione ai viaggi, lo porta alla ricerca e alla esplorazione delle più importanti istituzioni culturali nazionali ed internazionali, pubbliche e private.

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