Feminism – la fiera dell’editoria delle donne riporta il femminile al centro della lettura

«Inizia una nuova fase: quella della circolazione di massa delle intelligenze femminili. Andiamo a scovarle e mettiamole finalmente in mostra». Lidia Ravera, nel ruolo di madrina, va dritta al punto nel riassumere, in una sala gremita, lo spirito e la missione della quattro giorni che, nel segno delle donne e della lettura, dall’otto all’undici marzo ha trovato spazio alla Casa Internazionale delle Donne.  «Feminism – fiera dell’editoria delle donne», alla sua prima edizione, infatti, non ha deluso le aspettative e si è palesato sin da subito come un momento di rivendicazione e di pratica femminista che porta alla luce un mondo sommerso e spesso dimenticato. I corridoi e le sale del complesso del Buon Pastore si sono riempiti per quattro giorni di donne, fisiche e di carta, in maniera assolutamente trasversale per età e nazionalità. Presenti, anche se con numeri nettamente inferiori, gli uomini in veste di accompagnatori ma anche di curiosi della novità sul fronte dell’editoria e della cultura romana.

Settanta editori indipendenti (Donzelli, Empiria, E/O, Fandango, Luciana Tufani,  ManifestoLibri, Meltemi, Minimum fax, Notttetempo, Sinnos, etc) ospitati con i propri stand in diversi luoghi della Casa e presentazioni e dibattiti continui in quattro sale dal mattino fino a tarda serata. La manifestazione ha il sostegno di Odei – Osservatorio degli editori indipendenti e di Iacobelli editore e si presenta come un’opportunità importante per portare alla luce tante realtà editoriali che, così come le librerie indipendenti, a fatica sopravvivono in un mercato in crisi e fortemente monopolizzato dalle poche etichette. Il filo rosso, senza dubbio, l’universo femminile e femminista declinato in ogni sua sfumatura: dalla politica alla storia passando per l’ecologia e il mondo dei più piccoli.

L’atmosfera è quella dello scambio e dell’incontro dei protagonisti della lunga filiera (scrittrici, case editrici, traduttrici, libraie, bibliotecarie e lettrici) messa in campo dall’oggetto libro e da quel misterioso «mestiere degli interni» che è la scrittura.

Proprio alla filiera del libro in tutte le sue fasi ed articolazioni (le scelte editoriali, la stesura del testo, la produzione, la promozione, la distribuzione e l’attività critica e divulgativa di testate specifiche, sia cartacee che on-line) sono dedicati i focus distribuiti nel corso delle giornate (Fare libri è un mestiere di cura – Perché puntare sulle donne? I precedenti e lo stato dell’arte; Grandi libraie, grandi lettrici – Ritratto della buona lettrice; La letteratura come politica. Il colonialismo italiano raccontato dalle donne; Esercizi di critica; Nella casa dei libri: lettrici in biblioteca; esercizi di traduzione).

«Esiste – continua Lidia Ravera – una grande sproporzione nell’attenzione che si dà alla scrittura femminile rispetto a quella maschile: le donne pubblicano di meno anche se da sempre scrivono e leggono di più ». Da qui la necessità, secondo la giornalista e scrittrice, di fiere e occasioni dedicate. «Bisogna  riconoscere e far conoscere la produzione letteraria delle donne, metterle in mostra. Mi rendo conto che, un po’ come le quota rosa, possa sembrare quasi una corsia preferenziale. In un mondo perfetto non sarebbe necessario, ma il nostro non è (ancora) un mondo perfetto e ce n’è ancora bisogno».

Entrando e uscendo dalle sale e camminando per i corridoi, sfogliando i cataloghi e i testi esposti dai vari editori è impossibile non cogliere la varietà della produzione femminile e sul femminile.

Tra gli appuntamenti anche alcune presentazioni esclusive come la prima presentazione di Donne, razza e class” di Angela Davis edito da Alegre all’interno della nuova collana editoriale Feminist. Occasione per comprendere come razzismo e sessismo si intreccino e si rafforzino l’un l’altro nelle pratiche di discriminazione e sopraffazione.

Altro appuntamento di rilievo, la presentazione dell’edizione aggiornata de L’infamia originaria. Facciamola finita col cuore e la politica di Lea Melandri che già dalla sua prima edizione, datata 1977, ha rappresentato uno dei più importanti testi teorici del femminismo italiano.

Parlare di donne significa anche fare il punto sull’attualità e l’occasione arriva anche con la presentazione di #Quellavoltache – Storie di molestie, la raccolta edita da ManifestoLibri di alcune delle testimonianze/denunce delle donne in rete con l’hashtag lanciato il 12 ottobre 2017 dalla scrittrice Giulia Blasi nel contesto di denuncia mondiale delle molestie contro le donne, cui prendono parte i volti simbolo della campagna, Asia Argento e Miriana Trevisan. La delicatezza e l’urgenza del tema riempiranno ancora una volta la sala in cui la discussione si fa serrata e sentita. Una prima uscita che non poteva non aver luogo tra le mura dell’ex reclusorio poiché i proventi del libro saranno devoluti interamente proprio alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, punto di riferimento della storia femminista italiana ancora a rischio sfratto.

Se – come più volte ribadito nel corso della manifestazione – fare libri è un lavoro di cura, dal mondo del libro non può sparire il femminile. E Feminism, questo lo rivendica già nel nome. “Parola dell’anno 2017” nel dizionario Merrian-Webster, è il vocabolo più pronunciato e spiegato nel corso dell’anno appena concluso «anche a causa – affermano le organizzatrici – delle molteplici denunce sulla disparità politica, economica e sociale dei sessi».

Ce n’è per tutti i gusti, dai «temi storici e di estrema attualità come l’eco-femminismo, testimonianze di detenute e agenti di polizia penitenziaria, l’emblematica storia delle donne nei manicomi dell’Italia fascista, le relazioni con le scrittrici migranti dal mondo arabo, il lesbismo e i diritti delle donne spiegati alle bambine».

Se Feminism ha una lezione da insegnarci, alla luce dei numeri e della grande partecipazione già alla sua prima (e auspicabilmente non unica) edizione, è proprio che – in un paese in cui, stando ai dati Istat, in una casa su dieci non ci sono libri e solo quattro persone su dieci leggono almeno un libro l’anno – c’è bisogno di parole, da scrivere e da leggere per raccontare il vivere e il punto di vista delle donne e che a farlo siano anche e soprattutto le donne.

Valentina Ersilia Matrascìa

Valentina Ersilia Matrascìa

Classe 1987, romana di nascita e siciliana d'origine. Comunicatrice e addetta stampa free lance. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale (curriculum Operatori della comunicazione interculturale) e in seguito, presso l'università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d'inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame - Festival dei libri sulle mafie e per l'agenzia di stampa Omniroma. Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all'antimafia sociale passando per l'immigrazione, il mondo Lgbtqi e quello dei diritti civili). Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole.

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