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La parola al Teatro #87. Viva l’Italia. Una storia candida di coraggio e fragilità

Italia è sola per la prima volta. È il 2 giugno e lei è alle prese con la sua prova di autonomia. Sua madre si è chiusa nella stanza da letto e non le risponde, deve dimostrare a lei, ai suoi fratelli e alla “cotognata” (cognata, ndr) Marisa – che di parlare piano non è proprio capace – che sa e può cavarsela da sola.
È il mondo di Italia, una sessantaduenne con il candore di una bambina e la saggezza di una anziana, quello al centro di Viva l’Italia, il dramedy scritto da Franca De Angelis e interpretato da Anna Cianca per la regia di Rosa Masciopinto, andato in scena al Teatro Tordinona di Roma.

Italia ha un ritardo cognitivo che, nonostante i 62 anni indicati sulla sua carta di identità, la fa agire come una bambina di sette anni. Non è in grado di fare una telefonata o di prepararsi da mangiare e tanto meno di uscire di casa da sola. Da quando i suoi tre fratelli (i “fratelli di Italia”), ormai adulti, sono andati a vivere all’estero e si sono fatti una loro famiglia, vive in assoluta simbiosi con l’anziana madre che crede eterna.

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foto Andrea Trovato

Italia non è una persona down ma dawn. Lei è una persona alba (traduzione del termine inglese dawn, ndr), come le ha spiegato sua nipote insegnandole l’inglese. È una figlia speciale, come ha detto sua madre urlando in faccia a Marisa sempre pronta a puntare il dito sulla mancata autonomia di Italia. Lei è «come il sole che sorge sul mare e tramonta dietro la collina senza mai aver brillato alto nel cielo».

È la Festa della Repubblica e come ogni anno vorrebbe guardare la parata in tv e cantare insieme alla mamma l’inno nazionale con la mano (ma quale delle due?) sul cuore. Ma la mamma non c’è e la tv ha deciso di non funzionare. Stavolta è veramente sola. In pigiama nel salotto di casa, per passare il tempo, per non aver paura, per tenersi compagnia e occupare quel tempo vuoto, Italia parla e si racconta.

Un po’ a se stessa, un po’ alla madre chiusa nella sua stanza e un po’ a quell’apparecchio che le ha sempre riempito le giornate. A segnare il tempo della vita di Italia, infatti, c’è la televisione, compagna delle sue giornate. Italia, come ripete più volte, con la memoria non è “troppo amica” ma ricorda ogni sigla tv, ogni carosello e ogni sceneggiato che negli anni le ha fatto compagnia da quando l’apparecchio televisivo ha fatto la sua comparsa in casa. C’è tutta la sua vita in quella scatola, dalla fine degli anni settanta alla metà degli ottanta e i novanta fino agli inizi del 2000.

Italia «non è un personaggio, ma una condizione che l’attrice deve cercare dentro di sé, nella storia del bambino che è stato», si legge nelle note di regia. E non si può che concordare dopo aver visto lo spettacolo sul fatto che quel personaggio Anna Cianca l’ha davvero trovato dentro di sé. L’interpretazione è credibile ed empatica, ben lontana dal voler essere una macchietta o una rappresentazione stereotipata della disabilità.

Il pubblico ride, sorride e si immedesima in Italia e nel suo vedere sempre ed ostinatamente il bicchiere mezzo pieno ma anche la paura universale dell’ignoto, dell’incertezza e della solitudine. Metafora forse anche di quelle paure che bloccano l’Italia come Paese dal diventare “autonoma” dal punto di vista economico ma anche e soprattutto sociale.

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foto Andrea Trovato

Va in scena una storia semplice, la storia di Italia ma anche, e soprattutto, tanti interrogativi che la società finge di non vedere e non sentire come propri lasciando l’arduo compito delle risposte alle famiglie o, talvolta, alla buona volontà dell’associazionismo: quali sono i bisogni e le potenzialità dei disabili, anche in età adulta? Cosa succede loro alla morte dei genitori/caregiver? C’è davvero un “dopo di noi”?  Non manca nemmeno un delicato e allo stesso tempo ironico all’eterna questione irrisolta della sessualità delle persone con disabilità, spesso e volentieri credute asessuate.

Lo spettacolo nasce da una collaborazione tutta al femminile tra attrice, autrice del testo (Franca De Angelis) e regista (Rosa Masciopinto) e si sente. La scenografia è semplice ed è totalmente funzionale, così come le luci, al racconto di Italia: la tv sul carrellino, uno sgabello, le ciabatte rosa, la sua valigetta e un sacchetto della spazzatura.

È Italia a muovere su tutta la scena gli elementi mescolandoli sapientemente seguendo il ritmo del suo racconto arricchito da espressioni dialettali quando imita le voci del resto della famiglia oltre che dalla ricca e intensa mimica facciale e fisica che Anna Cianca mette in campo riuscendo ad entrare totalmente nel personaggio restituendone totalmente in maniera empatica l’umanità e la fragilità.

Il tempo passa. Italia ha superato la sua prova. È stata sola per l’intera giornata, è riuscita (per poco) a non dar fuoco all’intera casa. Ma ora ha fame, il frigorifero è vuoto e lei non sa cucinare. È autonoma ora e cosa significa essere autonoma? La prova può finalmente terminare? È superata? Prende coraggio e va a chiederlo alla mamma.

L’epilogo è folgorante e allo stesso tempo spiazzante per quanto prevedibile. Cosa ne sarà ora di Italia? Prende coraggio e decide di uscire di casa per andare a comprare quella pasta di cui non ricorda il nome ma che le piace tanto. A noi, tra gli applausi scroscianti che salutano a scena aperta l’interprete e l’intera compagnia, non resta che augurarle buona fortuna. E, viva l’Italia!

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

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