La parola al teatro #11. Questa splendida non belligeranza. Una storia così, poi così e infine così

Quando l’esercito statunitense bombardò l’Iraq di Saddam Hussein “bombardò” a sua insaputa anche la vita di una famiglia italiana. Tre persone: padre, madre e figlio. Un decoratore di sanitari di lusso destinati a ricchi dittatori di paesi lontani, lui. Casalinga, appassionata lettrice di Stephen King e cinica osservatrice della realtà, lei. Un figlio post-adolescente ossessionato dalla morte che per mestiere racconta finali di libri e film a chi sta per morire.

È questa tranquilla famiglia come tante con le sue idiosincrasie e i suoi equilibri, la protagonista di Questa splendida non belligeranza. Una storia così, poi così e infine così di Mario Ceccotti con Giordano Domenico Agrusta, Luca Di Capua, Simona Oppedisano in scena al teatro India all’interno della prima edizione di Scritture – 6 nuove voci della drammaturgia italiana ideata da Lucia Calamaro e realizzata grazie al sostegno del Teatro di Roma in collaborazione con Fivizzano27 e Carrozzerie n.o.t.

Soltanto una “bomba emotiva” come un’improvvisa sparizione riuscirà a sparigliare le carte di una consolidata a-normalità familiare e a ridiscutere ogni equilibrio nei loro rapporti. È nei panni del sanguinoso dittatore che il padre riuscirà ad imporre la propria autorità col figlio che da sempre lo implora a suo modo di opporgli dei divieti e “provocargli dei traumi”. Anche il rapporto con la sarcastica consorte non potrà che beneficiarne, movimentando una relazione a tratti appiattita sulla consuetudine e la noia.

La maschera, i panni d’un altro gli permetteranno di uscire da sé e dalla propria routine in cui «si fa così, poi così e infine così» per trovare il coraggio di ridiscutere il proprio personaggio. È il sanguinario dittatore a mettere in comunicazione le loro solitudini, fatte di paure e insoddisfazioni e dei tanti finali che il giovane inventa per i suoi clienti ma soprattutto per se stesso e per la propria incapacità di decidere e perseguire il proprio.

Tra ironia dissacrante e cinismo, vanno in scena i drammi della famiglia moderna con una lente di ingrandimento sulle paure e le ombre dell’animo umano. Sul palco i rapporti tra esseri umani, nella loro complessità e unicità.

I personaggi di Ceccotti, tracciati dai dialoghi e dall’espressività dei tre protagonisti, sono stereotipi, talvolta volutamente esasperati, del genere umano nelle sue caratteristiche e peculiarità che siano le malinconiche indolenze del padre o la codardia del figlio che, per non affrontare i problemi e la malattia della sua eterna fidanzatina, preferisce sdraiarsi in terra e fingersi svenuto sognando di avere drammi esistenziali da superare.

Una scena verde, semplice ma funzionale e curata nel dettaglio. Verde come gli abiti di scena, verde come la speranza quella a cui sembrano aggrapparsi nel finale i tre protagonisti.

Valentina Ersilia Matrascìa

Valentina Ersilia Matrascìa

Classe 1987, romana di nascita e siciliana d'origine. Comunicatrice e addetta stampa free lance. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale (curriculum Operatori della comunicazione interculturale) e in seguito, presso l'università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d'inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame - Festival dei libri sulle mafie e per l'agenzia di stampa Omniroma. Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all'antimafia sociale passando per l'immigrazione, il mondo Lgbtqi e quello dei diritti civili). Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole.

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