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La parola al Teatro #56. Bohème, quest’inverno ritorna l’amore

«Mi chiamano Mimì, il perché non so… », canta la giovane Lucia, protagonista de La Bohème. Il suo nome, Mimì, è indissolubilmente legato alla storia di quell’amore finito troppo presto e in un modo tragico raccontato da Giacomo Puccini.

È Giancarlo Nicoletti, con l’allestimento scenico, visionario e di grande impatto, di Alessandro Chiti e i costumi di Vincenzo Napolitano per una produzione Altra Scena con il sostegno di Ministero della Cultura, a riportare, fino al 16 gennaio, al Teatro Vittoria l’opera pucciniana per eccellenza riuscendo ad appassionare ed emozionare trasversalmente tutto il pubblico in sala sin dalla prima (4 gennaio 2021).

Un cast di grande qualità (Flavia Colagioia, Silvia Susan Rosato Franchini, Joseph Dahdah, Alessandro Fiocchetti, Annamaria Borelli, Giorgia Costantino, Vladimir Jindra, Jorge Arbaza Sutter, Ivan Caminiti, Vittorio Ferlan Dellorco, Martin Kurek) quello che, guidato e diretto dalla soprano Amelia Felle oltre che dal regista, si alterna sul palco nelle varie giornate di messa in scena dell’opera (nel teatro lirico, infatti, si lavora a giorni alterni a differenza del teatro di prosa).

Sul palco, accanto al nutrito gruppo di giovani attori/cantanti formatisi nei più importanti conservatori nazionali, il virtuoso Umberto Cipolla (che si alterna nelle serate con la collega Victoria Merkulyeva), pianista cui spetta l’onere e l’onore della parte musicale e dei cori.

L’obiettivo, come ricorda il regista stesso al termine della pièce, è quello di portare l’opera lirica ad un pubblico più vasto, lontano dai grandi teatri e dagli enti lirici.

Fare in modo, quindi, che – a maggior ragione in un momento non facile per i teatri e per l’arte per via delle restrizioni legate alla pandemia – «la grande opera non sia più una emozione per pochi. Questa è la nostra sfida».

Le vite, gli amori, le risate e i sogni di Mimì e dello scrittore Rodolfo, del pittore Marcello con la sua bella quanto frivola Musetta ma anche di Schaunard e Colline,  risuonano nelle stanze di un appartamento del quartiere Latino di Parigi e tornano fedelmente in vita nei quattro quadri dell’opera di Nicoletti in modo integrale, fedele e rispettoso del testo in una messinscena diretta, avvincente e cinematografica pensata per i teatri di prosa.

A vincere è il teatro, perché in virtù del linguaggio straordinario e universale, capace di rinnovarsi senza tradire la propria essenza e di raccontare le emozioni umane di qualunque generazione ed epoca, l’opera riesce a confermarsi patrimonio senza tempo né limiti geografici o culturali.

“Quest’inverno ritorna l’amore” e la gelida manina di Mimì, destinata a sfiorire nel pieno della sua giovinezza e del suo amore, cerca calore in questa edizione integrale con nove solisti e un pianista di un capolavoro senza tempo raccontato in maniera nuova, contemporanea e innovativa seppur con profondo rispetto della tradizione.

Da segnalare, oltre alle indubbie capacità canore e attoriali del cast, le scene e le luci che permettono di immergersi nella narrazione risultando moderne (come, in parte, anche i costumi) ma non pacchiane né decontestualizzate, insieme alla possibilità per il pubblico di leggere su un monitor piazzato sul palco i testi cantati dagli artisti.

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

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