ultimi articoli dell'autore

La parola al Teatro #74. Svelarsi. I corpi delle donne risuonano nello spazio riconquistato

Corpi. Corpi di donne, spogliati degli abiti ma vestiti di nuove e ritrovate consapevolezze. Allo Spazio Rossellini, il Polo Culturale Multidisciplinare Regionale nel quartiere Marconi, è andata in scena la sorellanza e l’empowerment al femminile con Svelarsi, “una serata/spettacolo/esperienza/laboratorio/happening/barra” per la drammaturgia e la regia di Silvia Gallerano.

Porte aperte per un pubblico composto esclusivamente da donne (cis, trans e non binarie). Da tutte quelle, cioè, che si sentono e definiscono donne.

Una scelta dettata dall’esigenza di creare uno spazio sicuro per chi è sul palco ma anche di permettere a chi guarda di sentire il proprio corpo risuonare più profondamente con quello che vede, nudo, in scena. Sul palco Giulia Aleandri, Elvira Berarducci, Smeralda Capizzi, Benedetta Cassio, Livia De Luca, Serena Dibiase, Chantal Gori, Giulia Pietrozzini e Silvia Gallerano e la voce di Greta Marzano portano in scena uno svelamento che rivela la vera essenza, il discorso non articolato ma presente, del femminile.

Svelarsi nasce da un lavoro di scrittura condiviso durante alcuni laboratori per sole donne nel quale ogni attrice, servendosi delle parole o del proprio corpo, ha costruito in prima persona la sua presenza nel lavoro teatrale.

Una scrittura di corpi più che di parole ma anche di decostruzione corale –  in cui il pubblico è sollecitato ad intervenire in diversi momenti dello spettacolo – di quei dettami ormai implicitamente accettati imposti al genere femminile da una cultura maschilista e patriarcale che – si legge nella presentazione dello spettacolo – «insegna alle donne, sin da piccole, a limitare i propri desideri di potenza, ad accettare invasioni di campo da parte dell’altro sesso (dove il campo è il corpo), a mettersi in disparte e per senso di costrizione spesso a esplodere. Quando siamo insieme, riconoscendosi le une negli occhi delle altre, ritroviamo la forza per occupare lo spazio che ci spetta».

I corpi e il femminile escono dalla oggettificazione e dalla mercificazione che ne fa, ormai purtroppo quotidianamente, la società e tornano, quindi, ad occupare lo spazio, sia quello scenico che quello vitale e sociale.

In scena ci si spoglia non solo degli abiti ma anche dai sensi di colpa e da quelle gabbie mentali, psicologiche e sociali appiccicate alle donne sin dalla nascita. Talvolta, anche da prima.
Dal rapporto con la propria fisicità e con quelli che ciascuna identifica come i propri inguardabili difetti, vivendoli spesso come un’ossessione, al rapporto con la madre. Si ride e si piange, ci si racconta e ci si identifica quasi in una grande seduta di autoanalisi di genere con la potenza di una rivoluzione senza veli che si muove come «un’altalena tra vari stati: un senso di invasione, una mancanza di spazio, una compressione, da una parte. La potenza, lo strabordare, la risata travolgente, dall’altra».

«Ci sono parole. Tante. Che coprono, che proteggono i corpi. E poi ci sono i corpi. Così come li guardiamo allo specchio quando ci svegliamo. Prima di camuffarli per camminare in mezzo agli altri. Sai quando si dice: “immagina una persona che ti fa paura mentre è nuda”. Per smontarla. Per vedere che è composta dagli stessi pezzi che compongono te. Ecco, noi ci spogliamo proprio. I nostri pezzi li mostriamo tutti. E come i nostri corpi mostrati a pezzi, così si presenta il lavoro. Una composizione di quadri, fatti di immagini e parole. Una successione di tappe, per arrivare ad assemblare i giusti pezzi, per trovargli collocazione. Per trovargli visione», spiega Silvia Gallerano nelle note di regia presentando Svelarsi come «una miccia: un evento che accende delle curiosità, delle domande, una visione che interroga» e «un pretesto: una scusa per trovarsi in una platea separata e osservare l’effetto che ci fa».

Un incontro che pone domande e scrive risposte sempre nuove con le persone che vi assistono essendo la risultante dell’incontro sempre diverso tra chi è sul palco e chi è in platea realizzandosi in «quella zona fluttuante nella quale i corpi che sono sul palco incontrano quelli che sono seduti in platea.

Lo spettacolo – presentato nell’ambito di Fabulamundi Playwriting Europe, promosso da Roma Culture, vincitore dell’Avviso Pubblico Contemporaneamente Roma 2020-2021-2022 curato dal Dipartimento Attività Culturali e realizzato in collaborazione con SIAE – tornerà il primo dicembre nella Capitale presso il Teatro Tor Bella Monaca.  Ma, promettono regista e interpreti, è solo l’inizio.

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
+ ARTICOLI

Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *