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La parola al Teatro #83. Un giorno come un altro. Va in scena il vuoto del seggio elettorale

data dell'evento
2 Ottobre 2023

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«Italia, dove sei? Cosa fai, Italia?». Cade nel vuoto l’urlo disperato di Ranuccio Fava, ricercatore medievista, dalla finestra di quello che un tempo fu il suo liceo e ora ospita il seggio elettorale in cui svolge la funzione di scrutatore.
È proprio in uno dei luoghi e dei momenti simbolo della democrazia, quello delle elezioni, che ci catapulta Un giorno come un altro, scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico, con Luca Amorosino (Marco) e Carlo De Ruggieri (Ranuccio), in scena al Teatro Sala Umberto fino all’otto ottobre.

immagine per Un giorno come un altro. Va in scena il vuoto del seggio elettorale
Un giorno come un altro

L’astensionismo selvaggio da parte di scrutatori, presidente e segretario di seggio ma anche degli aventi diritto al voto, a livello locale e nazionale (il dato dei votanti in Italia si ferma al 4%, scopriremo grazie ai costanti aggiornamenti di Ranuccio) dovuto al ‘pontone’, il lungo ponte venutosi a creare grazie a uno sciopero generale e una festività immediatamente precedente e successiva alle giornate elettorali, andrà a creare una situazione più che anomala: nella sezione 4607 ci sono solo i due protagonisti, uomini completamente diversi per idee, valori e stile di vita.

Ricercatore, metodico, formale, ligio alle regole e al dovere, Ranuccio. Caciarone, gestore di un sito di scommesse e dalla vita sregolata, invece, Marco.

Per una intera giornata i due saranno costretti a condividere l’attesa lunga e vana di un Godot che non arriverà mai nonostante – come a più riprese ricorda Ranuccio al suo collega – in tanti siano «morti per farci avere il diritto di votare» (passione quella “per i morti” che appartiene a Carlo De Ruggieri anche in Imma Tataranni. Sostituto procuratore visto che, se qui lo troviamo alle prese con la passione per la storia e per il passato, nella serie lo troviamo nei panni del medico legale Taccardi).

Il tempo che passa, scandito dai battibecchi ironici dei due che iniziano a conoscersi (o meglio a ri-conoscersi visto che scopriranno di aver frequentato proprio quella scuola nello stesso anno), in attesa (sempre più palesemente vana) segna pian piano la distanza tra la popolazione da quel gesto per anni considerato sacro da molti italiani.

I toni sono quelli della commedia leggera con un’ironia spiazzante, immediata e a tratti graffiante – cifra stilistica (in pieno stile Boris) del regista e degli attori stessi, del resto – che non ha bisogno di sovrastrutture ma arriva subito. Si ride, si ride dei vizi e delle virtù degli italiani ma anche, amaramente, della distanza sempre più grande da quel senso di dovere civico e di comunità così cari a Ranuccio.

Le distanze tra i due, con il passare delle ore insieme si accorciano. Nelle differenze – che provocano battute, scherzi e ilarità – si ritrovano sempre più simili e umani. Si racconteranno e si troveranno ad essere solidali l’uno delle sfortune e delle speranze dell’altro. Particolarmente esilarante e azzeccato il cammeo sonoro di Ranuccio-De Ruggieri.

La scenografia, curata da Andrea Quattropiani, è essenziale. La scena è contenuta totalmente nella sezione 4607, quello che accade al di fuori ci viene raccontato direttamente dai protagonisti o arriva nella vicenda tramite una telefonata. Per i passaggi di scena e per allentare il ritmo della narrazione, il regista sceglie di far calare ogni tanto il buio sul palcoscenico per qualche istante come una sorta di sipario che si apre e si chiude.

Al centro di tutto, resta comunque l’attesa e lo scollamento, progressivo ma sempre più evidente ed ineluttabile, tra istituzioni democratiche e cittadini.

Avvalendosi di un paradosso e dell’ironia – del resto, ridentem dicere verum: quid vetat?  (cosa proibisce di dire la verità scherzando?, ndr) – la commedia di Ciarrapico porta magistralmente in scena la riduzione della consapevolezza del valore del voto nella democrazia.

Il finale è spiazzante ma allo stesso tempo conseguenza naturale di tutto l’evolversi della messa in scena.

«Ci vogliono dubbi, ci vuole ascolto ed invece ci sono persone che hanno fretta di urlare per cose che possono essere smentite il giorno dopo» fa dire il regista ai suoi protagonisti prima di rinunciare loro stessi, sfiduciati, al diritto al voto per il quale hanno passato l’intera giornata nel seggio.

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.