ultimi articoli dell'autore

La parola al Teatro #62. Ovvi destini. Intervista con Filippo Gili

Una due giorni di anteprima romana al Teatro Tor Bella Monaca per poi partire per una lunga tournèe che finirà, a maggio, proprio nella Capitale (dal 4 al 15 Maggio al Teatro Sala Umberto). Dopo il successo della Trilogia di Mezzanotte, Filippo Gili porta in scena Ovvi destini – Altra Scena & Argot Produzioni, con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali –  con uno straordinario cast quasi totalmente al femminile.

Vanessa Scalera, Anna Ferzetti e Daniela Marra si trovano a fare i conti con un enigmatico Pier Giorgio Bellocchio che arriva nella vita delle tre sorelle, già scossa da un drammatico incidente, a rimescolare le carte mettendole – una in particolare – di fronte ai propri desideri inconfessabili e le proprie inconfessate responsabilità e debolezze.

Gili, torna a teatro dopo la pandemia con un testo sulle dinamiche e i rapporti familiari (gran parte dello spettacolo si svolge intorno ad una tavola imbandita durante i pasti delle tre sorelle). Il teatro diventa uno strumento per indagare gli esseri umani e il loro modo di interagire?

Sì, mi sembra proprio l’unico buon motivo per fare teatro. Come è sempre stato, pre o post pandemia.

Come nasce l’idea di questa drammaturgia? A chi si è ispirato nell’immaginare trama e personaggi?

Ovvi destini fonde due radici, un po’ come un innesto di pesca su un pero: ho innestato un racconto di Buzzati, Il crollo della Baliverna, nel film di Tarkowskji Stalker (a sua volta tratto dal romanzo Picnic sul ciglio della strada, dei fratelli Strugakij).

Il racconto di Buzzati è una magnifica lectio magistralis sul senso di colpa, il film di Tarkowskji descrive in modo definitivo, insuperabile, la fenomenologia del desiderio, o meglio, della sua iniziale, sfuggente, fulminante parte inconscia. Ma i personaggi, la trama in sé, hanno una vita totalmente indipendente da qualsivoglia ispirazione.

immagine per Ovvi destini. Intervista con Filippo Gili

 

In Ovvi destini mette i suoi personaggi in una situazione ‘al limite’, da regista che reazioni si aspetta da loro? Da questo punto di vista il teatro somiglia alla vita?

Più che aspettarmi qualcosa, da regista ho cercato di mettere gli attori nella giusta posizione per prendere vento. Credo di esserci riuscito, grazie alla loro bravura e alla loro umanità. Li vedo ogni sera struggersi al limite. Poiché il limite, se proprio non da doversi vivere, va eticamente sempre immaginato. Ecco, diciamo che più che scrivere testi io umanamente immagino situazioni che oltrepassino la soglia della sopportabilità, essendo costretti a sopportare. La mia vita non ci assomiglia realmente, ma spiritualmente sì.

Cosa e quali sono gli “ovvi destini”? Cos’è il destino e quando è o non è ovvio?

L’ovvio destino è il determinismo regolato in primis dall’immenso meccanismo, in secundis dall’incrocio globale tra titanismo immediato dell’Io, e sua regolazione sociale. Un immane, ma ovvio, impiastro.

I suoi protagonisti – in particolare Laura (interpretata da Vanessa Scalera) – oscillano tra sensi di colpa, che l’apparizione di Carlo fa sempre più palpabile e reale, e l’irrazionalità dei propri desideri. Qual è la vera origine dei desideri? Quale forza guida principalmente i personaggi in scena?

Il problema è che Laura sa razionalizzare i suoi sensi di colpa, ma non i suoi desideri. È vittima innocente di se stessa. Tutti noi, se non lasciamo passare più di tre decimi di secondo, messi nelle sue condizioni esprimeremmo qualcosa di assurdo, sconvolgente, preumano e preaffettivo.

Vanessa Scalera, Anna Ferzetti, Daniela Marra, Piergiorgio Bellocchio. Quattro attori bravissimi con percorsi e personalità differenti che in scena trovano una dimensione comune per – come si legge nelle note di regia – far diventare ‘concreto’ non il quotidiano ma le tragiche e paradossali ‘ore limite’ di una intera vita, di una intera famiglia”. Come li ha scelti? Cosa l’ha colpita di loro?

La scelta di questi meravigliosi attori, tra volontà primigenia e circostanze casuali, è un ovvio destino.. Vanessa è magistrale, semplicemente magistrale. Anna ha un talento luminoso e coraggioso, la rischia ogni sera. Come lei Daniela, meticolosa e solidissima, ma fantasiosa e incosciente nell’incarnare la paraplegia. Pier Giorgio ha un talento elegante, concreto, con la libertà di una radice ‘forestiera’ che gli genera, spesso, soluzioni laterali e originali.

A breve partirete per una tournée che vi riporterà poi a Roma. Una ripartenza che parla di sud – fatta salva la data bolognese – toccando in particolare la Puglia. Come mai questa scelta? Un ritorno a casa per una delle protagoniste (Vanessa Scalera, ndr)?

Sì Vanessa è pugliese e siamo tutti molto contenti di partire a qui. Dopodiché son più le tournée che ti scelgono, che non tu a scegliere loro.

Le anteprime romane sono state un successo: tutto esaurito per entrambe le date e lunghissimi applausi a scena aperta. Cosa vi aspettate dalle prossime date?

Altrettanto, ma soprattutto la ‘levitazione’ del nostro ovvio destino..

Ovvi destini. Intervista con Filippo Gili

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
+ ARTICOLI

Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *