ultimi articoli dell'autore

Il tempo di maleducare e la rivoluzione del teatro. Interviste con Danilo Chirico e Rosario Mastrota

L’associazione daSud è tra gli ideatori e organizzatori del Festival Mauro Rostagno, insieme alla Compagnia Ragli. Da anni è impegnata sul territorio in tematiche legate alla memoria e alla giustizia sociale oltre che alla lotta alle mafie e ad ogni forma di discriminazione, tematiche che fanno da protagonista nel festival dedicato al grande intellettuale, sociologo, giornalista e attivista, ucciso dalla mafia, come conferma il presidente di daSud, Danilo Chirico. 

immmagine per Danilo Chirico
Danilo Chirico

Continua l’impegno sul territorio dell’Associazione daSud con un festival dedicato a Mauro Rostagno all’insegna della memoria e dell’impegno. Come nasce quest’iniziativa?

Il Festival Mauro Rostagno è un pezzo importantissimo di un percorso politico, culturale e sociale che abbiamo lanciato ormai molti anni fa e che si sta consolidando nella periferia sud-est di Roma. L’idea di base è che anche nelle periferie possono accadere delle cose belle e che vale la pena conoscere e raccontare anche a chi abita nelle periferie che vive in un posto ricco di opportunità. L’intitolazione a Mauro Rostagno è una scelta frutto sicuramente dell’affetto verso questo personaggio e la generosità di sua figlia Maddalena che si prende cura con una passione e una intelligenza particolari della memoria del padre. La scelta è ricaduta su Mauro Rostagno proprio perché è una persona irregolare, curiosa e perfino contraddittoria che però non ha mai perso di vista il modo giusto con cui guardare alle cose del mondo.  Questo secondo noi è il modo giusto per portare avanti l’attività culturale, politica e sociale che abbiamo in testa da ormai 15 anni con daSud e da quasi 5 anni con ÀP, Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti.

Temi portanti di questa edizione saranno Memoria, giustizia sociale e lotta alle mafie e contro ogni forma di discriminazione. Quanto è importante l’arte e il teatro in queste battaglie? Quanto c’è ancora da fare per questi temi nel nostro paese?

Noi crediamo tantissimo nel teatro. Sin dalle primissime battute del nostro impegno abbiamo lavorato molto sul teatro, promuovendo spettacoli e rassegne, partecipando alla scrittura di alcune pièces perché pensiamo che sia davvero un momento che può far scattare la scintilla nelle persone. Abbiamo cercato di farlo con un teatro che non fosse un teatro scontato, come in tutte le attività creative e culturali su cui abbiamo lavorato. Abbiamo pensato che fosse il caso di svilupparla in modo qualitativamente molto alto e il Festival da questo punto di vista ci aiuta molto. Non sono tutti spettacoli sulle mafie, naturalmente. Sono spettacoli sui diritti, sulla democrazia, sulla libertà e la necessità di cambiare il mondo. Ed è assolutamente indispensabile, soprattutto in questo momento, tornare ad occuparsi di questi temi e tornare ad occuparsi di mafie perché il mondo sta cambiando e noi stiamo dimenticando che questa purtroppo è una variabile decisiva nello sviluppo del nostro paese. Ci sono tanti temi su cui andrebbe utilizzata la lente dell’antimafia, dal PNRR fino allo sviluppo urbanistico delle città e alla gestione dei rifiuti. Sono tutti temi su cui le mafie purtroppo hanno avuto un ruolo storicamente e siamo convinti che continueranno ad averlo se non riusciamo ad avere gli occhiali giusti per guardare alle cose. Il Festival deve servire a questo, ad indossare gli occhiali giusti per guardare alle cose di questa periferia e di questa città.

Un festival che nasce in quello che hai definito “il tempo di maleducare”. Perché?

Il tempo di maleducare, come l’abbiamo chiamato, è la necessità di farsi carico di essere irregolari e violare le regole e mettere da parte tutte le ricette e le certezze precostituite uscendo dal fortino nel quale in tanti ci sentiamo più sicuri e invece in realtà siamo costretti. L’idea di maleducare è quella di costruire un altro racconto possibile e dare vita a nuove ricette e modi di guardare alle cose, nuove idee e soprattutto di realizzarle. Il tempo di maleducare è adesso perché adesso stiamo attraversando una crisi epocale che è un grande rischio ma anche una grande opportunità di cambiamento. Ciascuno ha la responsabilità di un pezzetto di questo cambiamento e noi maleducando vogliamo tentare di assumerci questa responsabilità.

immagine per Rosario Mastrota
Rosario Mastrota

Spettacoli, eventi, rappresentazioni e laboratori. La sala teatro di ÀP – Accademia Popolare dell’antimafia e dei diritti e il Teatro Biblioteca Quarticciolo, stanno per aprire le porte al Festival Mauro Rostagno.  Cosa aspettarci? Lo abbiamo chiesto al direttore artistico del festival, Rosario Mastrota della Compagnia Ragli.

Un festival che hai definito rivoluzionario. Come mai?

Un festival rivoluzionario perché ricalca lo spirito di Mauro Rostagno che ci ha spronato ad osare e a far diventare un semplice esercizio educativo come fare degli spettacoli per dei ragazzi qualcosa, a nostro avviso, di molto più educativo. Farlo diventare prima una stagione teatrale poi un premio alla drammaturgia e declinarlo infine in un festival in un periodo storico che avrebbe tagliato le gambe a chiunque. Invece noi, in maniera rivoluzionaria e tenace, abbiamo deciso di provare questa nuova esperienza.

Una rassegna di spettacoli che hanno come filo rosso il tema della memoria, della democrazia ma anche e soprattutto dei diritti. Una scelta importante di questi tempi…

Spettacoli all’insegna dei diritti che è una parola molto bella da rispettare e da non catalogare ma da tenere lì ben presente perché il diritto è qualcosa che ci rende assolutamente capaci di poter andare a testa alta in qualsiasi direzione. Abbiamo deciso di non farlo diventare un festival monotematico perché questa diversità rispecchia anche l’animo di Mauro Rostagno che nel suo animo rivoluzionario si occupava di giornalismo ma anche di tantissime altre attività legate al mondo dell’arte che ci piace rispettare e far rispecchiare nel festival.

La pandemia ha costretto alla chiusura cinema, teatri e luoghi di cultura. Un ritorno al teatro all’insegna del teatro sociale?

Speriamo che la gente non si sia ormai troppo abituata e assuefatta al divano di casa e abbia voglia come noi di tornare al teatro. Anche la scelta di concentrarlo in una settimana è un atto rivoluzionario – anche un po’ rischioso – ma siamo fiduciosi e convinti che il pubblico premierà il nostro animo rivoluzionario e verrà ad assistere agli spettacoli.

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
+ ARTICOLI

Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *