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Ho 14 anni e non sono una stronza. Torna il libro di Jacopo Fo che racconta l’adolescenza

Un libro che nasce da un incontro, quello tra l’editore e una vecchia edizione usata del libro che ha deciso di ripubblicare all’interno della collana “Zanzare”, che raccoglie libri pungenti, libri d’inchiesta, scomodi e controcorrente. A Napoli, a Port’Alba, storico luogo di librerie e bancarelle librarie, il direttore editoriale della Marotta&Cafiero, Rosario Esposito La Rossa, incappa in un romanzo dal titolo forte e provocatorio: Ho 14 anni e non sono una stronza di Jacopo Fo.

Pubblicato nel 2003, è un romanzo di formazione, ironico e spietato, sull’adolescenza, ribelle e sincera verso un mondo adulto preso a schiaffi da una quattordicenne e dalla sua comitiva.

Un libro in cui «si racconta di com’è avere 14 anni, quando ti affacci alla vita e scopri che è un casino incomprensibile. Gli adulti sono incomprensibili, insensibili e si sono completamente dimenticati di come erano a 14 anni», racconta l’autore.

Il punto di vista narrativo è quello delle ragazze e dei ragazzi, niente paternali e nessuno spazio per quei “ai miei tempi..” a cui i giovani di ogni epoca sono abituati.

«Non ho mai potuto dire alle mie figlie ‘Io alla tua età non mi comportavo così male…’ perché io alla loro età ero giovane, brufoloso, gracile, spaventato e confuso. Le ragazze mi schifavano e avevo la passione di mettermi nei guai; poi arrivava la polizia e mi portava via. E mio padre doveva venire a riprendermi in questura. Poi ho iniziato a scrivere», ricorda.

Un libro nato per aiutare sua figlia Mattea, oggi Presidente della Fondazione Dario Fo e Franca Rame e ai tempi alle prese con l’adolescenza e le sue problematiche, raccontando alcuni episodi, talvolta esagerati per esigenze narrative, della sua vita di adolescente con un linguaggio ispirato – o meglio ‘copiato’ – proprio a quello di sua figlia e delle sue amiche per superare quell’amnesia totale che alla notizia del concepimento colpisce i genitori, facendogli dimenticare di essere stati giovani.

immagine per Ho 14 anni e non sono una stronza. Torna il libro di Jacopo Fo che racconta l'adolescenza«Vengo da una famiglia in cui c’era un solo comandamento: fai quello che vuoi e camperai di più. Che non vuol dire buttarsi su un divano e non alzarsi più ma seguire la propria passione, quella cosa che ti fa alzare ed agire».

La passione spesso adulti e istituzione scolastica non insegnano ai ragazzi a seguire.

«Gli studenti spesso sono trattati da cretini quando invece andrebbero stimolati e interessati. In giro ci sono ignoranti di ritorno ma pure quelli di andata e si spiega solo se a scuola non si insegnano cose utili come evitare una truffa o leggere una busta paga. La scuola italiana è tutta finta, senza rapporto con la realtà e incapace di dimostrare ai ragazzi che sono più che capaci di cambiare la realtà se hanno un sogno».

Dimostrazione che l’autore ha potuto dare con la sua esperienza, nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro, con dei ragazzi di Gela, in Sicilia, impegnati nella ricostruzione dell’immagine della città sui motori di ricerca.

Raccontando la città con dei blog individuali, la narrazione positiva ha soppiantato quella negativa fatta solo di mafia, crimine e prostituzione che ad una ricerca sul web della parola “Gela” i motori di ricerca offrivano in maniera quasi esclusiva tanto da scoraggiare un qualunque turista in cerca di una meta per le vacanze.

«Un affresco potente che Jacopo Fo regala alla nostra casa editrice e alla Scugnizzeria che ai giovani adolescenti ribelli e sfacciati è abituata e ne vede passare un bel po’ tutti i giorni», commenta il direttore editoriale della Marotta&Cafiero, Rosario Esposito La Rossa. «Jacopo Fo accende un riflettore importante su una fase della vita per molti versi incompresa, e le colpe non sono quasi mai dei ragazzi» aggiunge in piena continuità con la scelta di far moderare la presentazione nell’ambito di Più Libri più liberi a Luca Arenella, uno dei suoi scugnizzi.

Se La Rossa sceglie Fo a Port’Alba, anche Fo sceglie Napoli: «sono da  sempre legato a questa città, anche da episodi drammatici. Il padre della mia ex moglie venne ucciso il 3 maggio 2005 a Napoli per una rapina nel suo palazzo di via Santa Maria a Costantinopoli 89 dopo aver fatto un prelievo alla Banca Nazionale del Lavoro di via Toledo. Ho sempre creduto – a maggior ragione dopo quell’episodio – nella socializzazione del dolore, cosa ben diversa dalla vendetta».

Filosofia di vita che sposa anche Rosario Esposito La Rossa quando  nel 2007 fonda a Scampia, insieme a Maddalena Stornaiuolo, l’associazione Vo.di.Sca (“Voci di Scampia”) in memoria di suo cugino Antonio Landieri, vittima innocente di camorra ucciso a 25 anni per errore durante la Faida di Scampia, cui fanno seguito la Fabbrica dei Pizzini della Legalità in collaborazione con Coppola Editore, e la Biblioteca Popolare per Ragazzi di Scampia, intitolata a suo cugino, raccogliendo oltre ventimila volumi da tutta l’Italia in solo 18 mesi, poi donati ad ospedali, carceri, biblioteche e spazi giovanili.

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

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