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PLPL #4. Siamo tutte Circe. Chiara Valerio e lo spazio del fraintendimento

Più che una presentazione «è la rappresentazione del conflitto di interesse in Italia». Esordisce scherzosamente così, rompendo il ghiaccio con una sonora risata della platea, Chiara Valerio durante la presentazione di Circe di Madeline Miller nella terza giornata dell’edizione 2023 della fiera editoriale Più libri più liberi.

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Il volume, infatti, precedentemente edito da Marsilio, casa editrice presso cui la matematica e scrittrice lavora, è ora ripubblicato e distribuito da Repubblica, testata su cui scrive.

L’Arena Robinson (lo spazio che alla fiera è riservato alla testata del gruppo GEDI) è gremita e già in chiusura della presentazione precedente c’è chi spinge per conquistare il proprio posto, seduto o meno che sia, per assistere alla breve ma intensa conversazione della scrittrice «con me stessa e con le tante persone dentro di me». Oggetto della discussione è la rilettura, tramite il romanzo della Miller, di un personaggio tanto noto quanto sottovalutato e frainteso.

«Tutti, o almeno sicuramente io, pensiamo a Circe solo come ad un ‘episodio’ dell’Odissea. Un poema talmente grande e talmente bello che anche essere solo un episodio dell’Odissea è qualcosa di formidabile. Ma per me Circe fondamentalmente non era altro che questo», spiega Valerio.

«Quando anni fa ho letto per la prima volta il libro di Madeline Miller – ha aggiunto – la cosa che mi aveva subito inquietato è che Ulisse arriva dopo la metà del libro. Leggendo pensavo dentro di me “ma quando arriva Ulisse?” e invece non arrivava mai. Sembrava un Aspettando Godot ambientato nella mitologia classica. Ulisse arriva perché è l’ultimo degli uomini che in qualche modo approda sull’isola su cui Circe è stata per tentare di usurparla. Cosa che poi non fa».

Ma chi è Circe prima di Ulisse e cosa c’è nelle pagine prima del suo arrivo a Eea? La prima parte del libro di Miller è dedicato alla genealogia e alla nascita di Circe, semi-dea nata da Elios e dalla ninfa Perseide ma così diversa dai genitori e dai fratelli divini da essere, per queste sue eccentricità, esiliata sull’isola di Eea.

Gli dei dell’Olimpo, nella versione della scrittrice statunitense, si dedicano a molteplici attività – mangiano, si tradiscono, litigano, si amano, etc – ma non leggono e non pubblicano libri perché leggere e pubblicare sono faccende umane e perché sono attività che richiedono fatica che gli dei rifuggono così come la magia che richiede a sua volta tempo, studio e dedizione.

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È proprio questo aspetto ad avvicinarci a Circe.  «Quello che Circe ci insegna e porta in sé – precisa Valerio – non è l’amore dell’umano. Lei non è come Prometeo che per amore degli uomini consegna loro una tecnologia, il fuoco, che è comunque legata ad una sfera religiosa. Quello che fa Circe è esercitarsi in una disciplina che mima gli effetti della divinità. I suoi fratelli riescono a far resuscitare i morti e a trasformare i draghi in animali mansueti e viceversa.

Anche Circe riesce a fare la stessa cosa ricordandosi, però, che si può cambiare la forma delle cose e non la sostanza. Sancendo dunque – unico elemento profondamente irrealistico del romanzo – che la forma e la sostanza sono due cose differenti e distanti e che l’una può mutare senza che muti l’altra mentre chi legge e chi scrive sa che la forma e la sostanza coincidono».

In quanto europei siamo nati in mezzo alla mitologia, conosciamo storie che a volte  non abbiamo mai letto ma che abbiamo appreso per altre vie. Gli autori statunitensi, invece, «sono avventati rispetto al mito. Prendono la mitologia come una materia che può essere ribaltata, riscritta e in qualche modo anche fraintesa senza nessuna paura».

Nella nostra tradizione, invece, il mito e la mitologia, come ci insegna Maria Grazia Ciani – una delle maggiori greciste italiane (che ha tradotto in prosa per Marsilio sia l’Odissea che l’Iliade), coincidono con il “si dice” e con la diceria.

Vivendo immersi in un mondo fatto di voci, spesso fraintese e misconosciute, che trasformiamo voci, il mito ci appartiene.

«Anche per questo siamo tutti Circe nella sua dimensione preminentemente mitologica, perché non facciamo altro che trasformare e fraintendere parole. Ormai abbiamo paura delle parole che sono diventate oggetti molto più acuminati che in passato perché per tutta la nostra vita le abbiamo utilizzate per descrivere il mondo ora invece cerchiamo delle parole che ci definiscano e che non offendano. Non riusciamo più ad avere lo spazio del fraintendimento che non è solo uno spazio di umanità ma anche di mitologia. È il punto esatto in cui gli umani e gli dei si incontrano. Abbandoniamo la nostra dimensione di totale mortalità, finitezza e definizione antropomorfa nel momento in cui fraintendiamo. Siamo tutti Circe nel momento in cui decidiamo che lo spazio di fraintendimento è lo spazio dell’altro, perché è così che Ulisse e Circe si incontrano».

Perché siamo tutte Circe, dunque? «Per tutti i motivi che abbiamo detto e perché – conclude Chiara Valerio – dobbiamo capire chi siamo noi dall’inizio e non da un certo punto in poi, ossia da quando incontriamo qualcuno. Un po’ come, (ri)leggendo questo libro, scopriamo chi è Circe prima di incontrare Ulisse».

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

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