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Più Libri Più Liberi #4. L’inchiostro magico di Lino Guanciale

Un libro illustrato, una storia non realistica ma vera, favola psicanalitica, una piccola storia che parla di contenuti allo stesso tempo fisici e onirici. Tante le definizioni possibili per Inchiostro, il libro edito da Round Robin che segna l’esordio letterario di Lino Guanciale, presentato oggi in un incontro moderato da Marica Di Pierri presso lo stand della Regione Lazio nell’ambito della terza giornata di Più Libri più Liberi – fiera della media e piccola editoria.

Nato durante il lockdown, il libro è una storia sospesa tra un sogno e una favola moderna che ha come protagonista una giovane donna di nome Rosaura – ispirato all’autore dalla moglie («L’innesco lo ha dato la persona più importante della mia vita. L’ispirazione è arrivata e si è coagulata intorno a una persona, cioè mia moglie.  C’è lei dietro il concetto originario di questa figura dentro la quale ha finito per piovere dentro molto di me come è naturale che sia») – che compie un viaggio visionario alla ricerca di una strada e di un senso nella propria identità che inizia in maniera inattesa come molte delle cose che ci cambiano la vita.

Rosaura, infatti, si trova a fare improvvisamente i conti con una ribellione insolita: quella dei propri tatuaggi, dell’inchiostro appunto che dà il titolo al libro del noto attore di origine abruzzese. Bevendo il suo gin tonic durante una serata qualunque, la protagonista, infatti, nota che il suo tatuaggio preferito con la frase La vida es sueño, solitamente impresso sul suo fianco destro, si trova ora misteriosamente sul suo polso.  Stessa insolita sorte avranno la mattina dopo tutti i suoi quattordici tatuaggi improvvisamente disposti a caso sul suo corpo. Evento che la costringe a muoversi, a interrogarsi, a cercare e poi a trovare.

«Ho sempre scritto in maniera funzionale al mio lavoro, che poi mi aiutavano nei percorsi di avvicinamento al mio lavoro per il teatro o per lo schermo piccolo o grande che fosse, per la prima volta mi son trovato a scrivere dall’inizio alla fine una storia che è proprio corsa verso il finale. Dall’idea originaria agli sbocchi di questo viaggio è intercorso molto poco tempo, ci ho messo poco a capire dove andasse a parare. Era come se la storia fosse lì da un po’ e avesse bisogno di un innesco. È come se il racconto stesso avesse avuto bisogno di essere scritto», ha spiegato Guanciale alla folla di lettori – soprattutto lettrici – che hanno affollato lo stand. «Evidentemente avevo la necessità di fare quest’esperienza con la scrittura, che è un’esperienza particolarissima perché nel momento in cui hai messo il punto quello che hai scritto non è più tuo ma diventa del lettore, di qualcuno che leggerà e darà il senso che vuole a quello che hai scritto. Sei solo il primo lettore, con gli stessi diritti interpretativi che hanno gli altri. Non hai un’esclusiva reale sul senso di quello che hai scritto e sui tanti immaginari che può far scaturire», ha poi aggiunto. Un’esperienza nata durante il periodo di «stasi dinamicissima» del lockdown che non esclude, però, che non si possa ripetere.

Un romanzo breve o un racconto lungo corredato dalle illustrazioni da Daniela Volpari che, spiega Guanciale, «ha dato un’interpretazione della storia diversa da quella che avevo nella mia testa, quando l’ho visto era evidente che era una meravigliosa, una versione bellissima di quello che avevo scritto che mi ha appassionato come se fossi io stesso un lettore nuovo di questa storia. Attraverso le sue tavole mi ha fatto fare esperienza di quello che spero accada a qualunque lettore».

Un libro illustrato che in principio doveva essere il concept per una graphic novel, come richiesto all’attore-scrittore da Luigi Politano, editore di Round Robin: «Sono andato un po’ lungo. Luigi però ha voluto assecondare questa mia ‘esigenza’ di scrivere una cosa più articolare. Non siamo mai venuti meno, però, all’idea di accompagnare il libro a delle illustrazioni perché a me piaceva, per un motivo probabilmente inconscio, che chi avesse tra le mani questo libro avesse un oggetto molto vicino nella sua forma a un libro per bambini e che suggerisse l’integrazione immediata tra parole e immagini. Del resto, la scrittura di Inchiostro è una scrittura molto icastica, procede molto per montaggi di immagini. Più che un immaginario sonoro che comunque evoca – basta leggerlo ad alta voce – c’è un immaginario visivo che in qualche modo viene suggerito da ogni frase».

Trova spazio, seppur in forma mediata dalla metafora stessa, anche nei personaggi molto particolari che la protagonista incontra durante il suo ‘viaggio’ anche l’infanzia dell’autore. Alcune delle attività che Rosaura vede fare, ad esempio, ai personaggi anziani hanno, infatti, un forte legame con ciò che Guanciale vedeva fare ai suoi nonni segno di quel forte rapporto tra il passato e il futuro e l’importanza di guardare negli occhi il proprio vissuto per poter andare avanti che traspare nelle pagine del libro che vuole anche essere una  riflessione sull’identità e cosa sia l’identità, «tema scottantissimo ai nostri giorni», tanto da aprirsi con la domanda «cos’è che ci fa dire ‘io’? Una prima risposta è ‘il mio corpo e il rapporto che ho con il mio corpo’. Con quello cioè che rappresenta il crocevia tra il mio passato e il futuro. È sul corpo che è scritto istante per istante quello che viviamo. È un discorso che ha a che fare con cosa significa autenticità, quali sono i momenti in cui ci riconosciamo completamente presenti a noi stessi e completamente originali e viviamo in un istante almeno di perfetta coincidenza con quello che siamo. Il problema di dire ‘io’ è questo, altrimenti sto sempre dicendo qualcos’altro. È per questo che l’identità è un tema così complesso e non può essere affrontato in maniera semplicistica. Qualsiasi semplificazione riguardo all’identità è offensiva dell’intelligenza di chiunque. Ci vuole poco a dire ‘sono italiano’, ‘sono cristiano’, ‘sono una donna’… non è quello che fa l’identità. Sono altri elementi, uno di questi che è fondamentale è ‘cos’è l’altro per me?’ L’io in quanto costruzione liquida non può che essere affrontata in questi termini, secondo me».

Rosaura – «una che ha fatto tutto bene, ha fatto un percorso di conoscenza di se stessa tale da configurare per bene tutto quello che la mette in tranquillità per vivere con il proprio ritmo, il proprio corpo, il proprio lavoro in cui procede con una serie di ritualità che l’aiutano ad amministrare la fatica e la concentrazione. Tutte cose che facciamo tutti noi. Tutti costruiamo intorno a noi un esoscheletro fatto di piccoli e grandi gesti che ci proteggono perché ci danno la ‘certezza’ di riuscire ad amministrare bene il nostro tempo, il nostro spazio e quello che si muove intorno a noi» – è costretta proprio dal senso di estraneità a se stessa e al proprio corpo – che non riconosce –  ad affrontare un viaggio in cui scopre che meno pensa a chi è ‘io’ e più lo trova, «che è l’esperienza paradossale di chi fa il mio mestiere. L’esperienza esatta dell’attore quando è in scena. A me interessava, non tanto scrivere una storia, individuare un piccolo campo personale di riflessione attraverso un pretesto un racconto da costruire. Di sicuro, quello di cui Rosaura fa esperienza è che questo universo in cui è così difficile determinare qualcosa ci sono delle decisioni che puoi prendere, la prima delle quali è non rifiutare il fatto che il cambiamento è giusto che ti cambi la vita e ti sconvolga. Una delle ‘morali’ – con tante virgolette, tiene a precisare Guanciale – di questa storia è che le occasioni di cambiamento è meglio cavalcarle che rimuoverle o ignorarle».

E chissà che il futuro, tra le tante occasioni di cambiamento, non riservi a Rosaura e ad Inchiostro un futuro teatrale. Guanciale non lo esclude, anzi. «Sì, potrebbe assolutamente. Dentro questa storia c’è un paradigma teatrale forte già in partenza perché l’ispirazione dall’onomastica del libro – cioè dei nomi della protagonista e non solo – ad una regola di montaggio degli eventi, diciamo oniroide, viene da uno testi teatrali più grande di tutti i tempi che è La vita è sogno di Pedro Calderón de la Barca che prendo a riferimento con profonda umiltà. A me interessava scrivere una storia non realistica ma vera, la cui struttura fosse il più vicino possibile a quella dei sogni che, attraverso un linguaggio il più immediato possibile, potesse proporre a chi legge il testo un viaggio tra più livelli di realtà».

Per ora è una delle avventure a cui l’autore dichiara di tenere di più e a cui nel 2023 spera di dare ancora più spazio.

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

3 risposte

  1. Grazie! Ero presente e davvero sei riuscita a rendere al meglio questa piacevolissima chiacchierata con Lino che, nonostante l’evidente stanchezza, era davvero felice di parlare del suo bellissimo Inchiostro!

    1. Grazie a te :)
      Felice di esser riuscita a raccontare bene l’evento e l’atmosfera.
      Già letto il libro? Che te n’è parso?

      Buona domenica e ancora grazie

  2. Non ho ancora letto questo lavoro di L. Guanciale ma mi sono ripromessa di acquistarlo il più presto possibile. Sarò ben felice di seguire Lino anche in questa nuova “avventura”…

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