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La Parola al Teatro #76. Pupa e Orlando. Libero omaggio di Marco Aiello e Claudio Pomponi alle opere di Giuseppe Fava

Un uomo e una donna, una prostituta e un pappone mendicante, alle prese con una vita travagliata, quella più misera e desolata che non conosce redenzione ma solo la sentenza del più forte. A raccontare la loro storia, avvalendosi di continui flashback oltre che di qualche ‘menzogna’ e richiamando la figura dei cantastorie erranti della tradizione siciliana, sono proprio loro, Pupa e Orlando, i protagonisti dell’omonimo spettacolo portato in scena  – nelle vesti di autori e di attori –  da Marco Aiello e Claudio Pomponi in prima assoluta al Teatro Trastevere.

Un lavoro teatrale ispirato a Foemina ridens, il penultimo testo di Giuseppe Fava, il giornalista, drammaturgo e scrittore siciliano ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984. Una storia grottesca con tratti drammatici e allo stesso tempo farseschi che si chiude con un interrogativo lanciato al pubblico proprio con le parole dell’intellettuale siciliano: «ma davvero in ogni angolo di mondo non ci sono uomini disposti a lottare? A lottare! Altrimenti a che serve essere vivi?».

Calabrese uno e romano l’altro, i due attori si cimentano (senza risparmiarsi nemmeno dei vertiginosi tacchi a spillo, indossati con una notevole disinvoltura e maestria, nel caso di Claudio Pomponi) in un’impresa tutt’altro che semplice. Ne abbiamo parlato con loro a margine della prima dello spettacolo.

Quando e come è iniziata questa avventura?

Nel 2019 abbiamo iniziato a lavorare sul testo di Giuseppe Fava (Foemina ridens, ndr) e finalmente dopo due anni di lavoro siamo riusciti ad andare in scena. Questa al teatro Trastevere è un debutto assoluto.

Tre anni sono un tempo giusto per capire un testo e per entrarci e farlo proprio. Fava ci è stato proposto e noi l’abbiamo accolto. Abbiamo iniziato a lavorare sui suoi testi e ci siamo appassionati probabilmente anche più di chi ce lo aveva proposto e abbiamo continuato a lavorarci. Prima della pandemia eravamo quasi in procinto di andare in scena, abbiamo fatto un piccolo debutto all’aperto condividendolo solo con pochi conoscenti.

Sentivamo che questo testo continuava a chiamarci costantemente e ci aveva coinvolto su più fronti, anche scenografici per esempio. Claudio si era impegnato realizzando una specchiera con delle ruote, abbiamo anche partecipato allo sgombero della casa di una signora che ci ha regalato un sacco di oggetti. Insomma, c’è un po’ di storia dietro questo spettacolo…

Una storia che passa anche per il nome. Inizialmente il vostro spettacolo doveva chiamarsi Foemina ridens poi, però, avete optato per Pupa e Orlando.

Si è trattato di un contrattempo di autorizzazioni per cui abbiamo preferito, pur di non buttare tre anni di lavoro, registrare il testo (con il titolo di Pupa e Orlando, ndr) a nome nostro mantenendo comunque intatto l’omaggio al messaggio di Giuseppe Fava, visto che – come è emerso anche dal confronto con la Fondazione Fava, che detiene i diritti dell’opera dello scrittore, giornalista e drammaturgo siciliano – di Fava “c’è giusto l’idea”. Il Foemina ridens di Fava, del resto, dura quasi tre ore mentre noi abbiamo fatto una riduzione fino ad un’ora di spettacolo.

Cosa vi ha colpiti in particolare di quest’opera?

Il Foemina ridens di Fava è un collage di tutte le sue opere, di varie situazioni e di varie storie che ha testimoniato e raccontato e noi abbiamo voluto tenere questa linea. Leggendo raccolte di suoi testi e romanzi, come ad esempio Prima che vi uccidano e Passione di Michele, ci siamo resi conto che i personaggi di Orlando e Pupa (i protagonisti di Foemina ridens, ndr) si intravedono già così come alcuni fatti.

Lo stesso elemento onirico, anche senza particolari accenti drammaturgici, si può rilevare anche attraverso alcuni giochi che il teatro può fornire. Non c’è solo il testo, c’è anche la scelta degli strumenti, ad esempio. Ad esempio il personaggio di Michele in Passione di Michele suona l’armonica e quando in Germania pensa alla sua Sicilia dice “caspita, se solo avessi avuto l’armonica in tasca”.

Il nostro Orlando suona l’armonica, questo nel testo di Foemina ridens non è previsto. Per noi è veramente un “best of” della poetica di Fava e secondo me è scritto proprio per dare libertà agli attori. La sua bellezza è proprio questa.

La storia di un uomo e una donna, nelle loro mille sfaccettature e particolarità, portata in scena da due uomini. Come mai?

La scelta di far interpretare Pupa ad un attore vuole celebrare la femminilità in quanto segno, servendosi della materia maschile per innalzare la donna a simbolo, quindi far dialogare la profondità e la raffinatezza del gioco teatrale di Jean Genet con il coraggio inesorabile che ci richiama alla lotta, senza la quale la vita non è più.

Il noto drammaturgo francese del novecento, infatti, affermava: “Se dovessi far rappresentare un lavoro teatrale in cui ci fossero parti di donna, esigerei che queste parti fossero interpretate da giovinetti. Scissa dalla propria materia, epurata, la femminilità diviene un segno araldico, una cifra. Finché restava naturale, il blasone femminile rimaneva invischiato nella donna. Spiritualizzato, esso diventa una categoria dell’immaginazione, uno schema organizzatore delle fantasticherie: tutto può esser donna, un fiore, una bestia, un calamaio”.

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

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