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La Parola al Teatro #60. Giulietta. Le favole di una donna e della sua anima

È un’apparizione sulla scena, una donna piccola piccola in una grande gonna bianca a mo’ di tendone da circo. Roberta Caronia, unica protagonista e interprete di Giulietta, andato in scena al Teatro Sala Umberto, veste i panni di Giulietta nell’adattamento teatrale di Vitaliano Trevisan, nato da un’idea di Valter Malosti, di un racconto di cui Fellini stesso suggerì la stampa, in lingua tedesca, per l’editore svizzero Diogenes nel 1989 e successivamente, nel 1994, in lingua italiana per Il Melangolo.

Un “trattamento”, ovvero la fase intermedia tra il soggetto e la sceneggiatura, una sorta di film semilavorato. Da questa prima idea-soggetto nel 1965 nascerà il film Giulietta degli spiriti, interpretato da Giulietta Masina.

«Non si trattava dunque di lavorare su un prodotto finito, il film, ma su un semi-lavorato, il trattamento; e anzi, dal confronto con il film, che Fellini stesso riteneva non completamente riuscito, e con la sceneggiatura, il trattamento risulta vincente, più ricco, con una sua spiccata autonomia», spiega Vitaliano Trevisan che ne ha curato l’adattamento teatrale.

Al centro della scena e della narrazione c’è lei, Giulietta. Inchiodata al centro del palco e della storia, «come una farfalla raccolta da un entomologo e lì depositata», nel bel mezzo di una pista da circo domina la scena in un lungo flusso di coscienza, tutto in prima persona e in soggettiva nel quale piano piano compaiono gli altri personaggi, in vita e non.

immagine per Giulietta. Le favole di una donna e della sua anima

Perché in questo viaggio psicanalitico nel mondo onirico di Giulietta incontriamo anche i suoi fantasmi e gli spiriti, evocati dalla presenza di nude marionette e da una fittissima partitura di suono.

«Giulietta è una struggente favola psicanalitica, una favola contemporanea dai toni mozartiani sull’identità frammentata, sull’anima, raccontata con un tono vagamente infantile ed inquietante, una moderna Alice attraverso lo specchio, specchio con il quale si apre e si chiude lo spettacolo e il racconto felliniano. Ma Giulietta è anche una lunga e irridente seduta spiritica descritta da chi ci crede, almeno un poco», racconta il regista Malosti.

Gli influssi della psicoanalisi, in particolare della scuola junghiana di Ernest Bernhard, ma anche del mondo dello spiritismo e dell’occultismo – «eco delle frequentazioni di maghi, veggenti e spiritisti scovati da Fellini in quegli anni un po’ in tutta l’Italia» – sono più che manifesti.

Giulietta è una donna alle prese con le infedeltà del marito che ama profondamente e di cui viene a conoscenza sentendolo chiamare un’altra donna (Gabriella) nel sonno. Un tradimento che le crepa il cuore e rappresenta il crollo di tante illusioni tanto da renderne precario l’equilibrio psichico diventando un’ossessione: scoprire se Gabriella esiste e chi è.
Giulietta ci porta con sé in un viaggio all’interno della psiche umana, passando anche per il mondo degli spiriti e dello spiritismo come strumento per sopravvivere a questo grande dolore.

Una donna alle prese con un grande lutto. A morire e a crollare inesorabilmente sono le sue illusioni, quelle che lei credeva le sue certezze. Non le resta che rifugiarsi nella realtà dell’infanzia e dei ricordi, nella fede che sfiora il misticismo e nello spiritismo, mettendo in luce anche aspetti buffi e teneri dell’enorme fragilità davanti all’enorme dolore di un amore tradito. Un personaggio a cui tutti, avendo tutti almeno una volta nella vita sofferto per amore,  riusciamo a sentirci vicini per qualche aspetto.

Notevole, oltre le innegabili capacità espressive dell’attrice, anche l’uso delle luci e degli effetti sonori, non ultima la voce di Fellini che chiama Gabriella. Lo spettacolo, in scena per la prima volta nel 2004 con un primo adattamento sempre di Vitaliano Trevisan, ha fatto vincere a Malosti il Premio Hystrio 2004 per la regia e all’interprete di allora, Michela Cescon, il Premio Ubu.

Roberta Caronia, invece, si aggiudicherà  il Premio della critica teatrale Anct 2020 per “la sua alta qualità e matura affidabilità di attrice”. Questo successiva versione risale al 2020 nell’occasione del centenario della nascita di Fellini e ha il patrocinio di “Fellini 100-Celebrazioni per il centenario della nascita di Federico Fellini”.

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

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