Dopo Avellino, Milano e Firenze, Frida Opera Musical, il kolossal teatrale sulla vita e le opere di Frida Kahlo, sbarca a Roma. Ci sono le note dei Mariachi Roma ad accogliere il pubblico nel foyer del Teatro Brancaccio che fino al 23 novembre ospita la pièce scritta da Andrea Ortis e Gianmario Pagano, prodotta da Mic International Company e realizzato in collaborazione con il Museo Frida Kahlo “Casa Azul” e il Museo Diego Rivera Anahucalli di Città del Messico e con il patrocinio dell’Ambasciata del Messico in Italia.

immagine per Frida Opera Musical
Frida Opera Musical

Un inno alla libertà di essere, al coraggio dell’arte e “una dichiarazione d’amore alla vita, anche quando fa male” attraverso la vicenda umana e artistica di Frida Kahlo. Incontriamo l’artista messicana quando ancora bambina è in preda alla febbre alta e il medico annuncia ai genitori che potrebbe non superare la notte.

Lì, il primo incontro con l’altra protagonista del musical: la Catrina (Drusilla Foer).  Icona dell’immaginario e della cultura popolare messicana e rappresentazione della morte e della vita – la Calavera Catrina nasce in Messico all’inizio del XX secolo per opera dell’incisore José Guadalupe Posada come strumento di critica sociale verso la classe alta che imitava lo stile europeo e resa celebre da Diego Rivera divenendo uno dei simboli per eccellenza del Día de los Muertos, rappresentando l’idea che di fronte alla morte tutti sono uguali indipendentemente dal ceto sociale – la Catrina è, a differenza di quella europea, una morte non opprimente o minacciosa ma sorridente e gentile. Un po’ manipolatrice ma che guarda alla vita con amore, «una morte che ha un grande rispetto e una grande simpatia per la vita. È una morte presente ogni giorno nella cultura messicana in modo colorato e partecipe.

Accolta dalla cultura messicana come una possibilità, perché la morte stessa dà una possibilità. Soprattutto a Frida che ama molto perché è una donna di grande personalità e che affronta il dolore a testa alta e senza vigliaccheria», come spiega in un’intervista l’interprete.  Tra le due, infatti, si instaura e si percepisce una grande stima e fascinazione e un rapporto di sfida continua fino alla fine.

immagine per Frida Opera Musical, Drusilla Foer
Frida Opera Musical, Drusilla Foer

Le due si incontreranno più volte nel corso della vita ma la determinazione e la fame di vita dell’artista la spingeranno, anche nei momenti più duri, a resistere alle lusinghe dell’altra che già durante il primo incontro l’avverte in modo chiaro che la sua vita sarà eccezionale ma costellata di dolori («Frida tu sei speciale ma sei destinata a soffrire, per ogni lacrima di gioia ne avrai cento di dolore»).

Come la stessa biografia dell’artista dimostra non sono, infatti, mancati nella sua esistenza le difficoltà e sofferenze: dall’incidente d’autobus che nel 1925 le provoca fratture e lesioni spinali permanenti che l’hanno costretta ad affrontare tra il 1946 e il 1953 diverse operazioni alla colonna vertebrale e l’amputazione di una gamba a causa della cancrena, ai tradimenti del marito Diego Rivera («Ho subito due gravi incidenti nella mia vita: il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego Rivera») – tra cui quello con la sorella Cristina che la spingerà a chiedere il divorzio nel 1939 – e gli aborti.

immagine per Frida Opera Musical, Federica Butera
Frida Opera Musical, Federica Butera

Quello che va in scena è un Messico colorato, allegro e dissacrante ma anche profondamente segnato dalla rivoluzione (la stessa Frida Kahlo, pur essendo nata nel 1907, amava dire di essere nata nel 1910 per sentirsi a pieno figlia della Rivoluzione messicana) a cui non si sottraggono né lei né l’amato Diego Rivera – interpretato da Andrea Ortis – cui la piéce attribuisce oltre che il ruolo di amato e non fedele compagno di vita, anche quello di artista che si interroga sul proprio compito e sul significato reale della propria arte.

«La domanda non è perché ma per chi», affermerà durante uno dei primi incontri con una giovanissima Frida proprio a ribadire il suo impegno per il popolo messicano e per una giustizia sociale in un Messico post-rivoluzionario, vibrante e fatto di ideali, contrasti e fermenti culturali, dove convivono murales, avanguardie europee e figure storiche come Zapata, Trotsky, Breton e Tina Modotti.

La biografia di Frida Kahlo e la sua rappresentazione diventano uno spunto di riflessione sulla rivoluzione e sul ruolo dell’arte e dell’artista ma anche e soprattutto su quel sottile ma essenziale equilibrio tra vita e morte. Essenziale è anche il ruolo della scelta e del libero arbitrio.

Come già detto, la Catrina offre a Frida la possibilità di evitare le sofferenze a cui andrà incontro nel corso della vita ma lei sceglie testardamente la vita perché ne è affamata (come dell’amore per Diego) e che si sublima nell’arte e nell’urgenza di lasciare traccia di sé trasformando il dolore in bellezza, «hai dipinto te stessa per non morire e sei rimasta viva, più viva dei vivi».

La rappresentazione spazia in una vasta gamma di generi musicali (musiche e liriche sono curate da Vincenzo Incenzo e le coreografie da Marco Bebbu), dalle tracce delle sonorità profondamente messicane alla musica elettronica, al rap e allo ska, incrociando codici artistici del secolo scorso con quelli contemporanei, proprio a voler rappresentare pienamente un personaggio sfaccettato, combattuto e contraddittorio come l’artista che ha da tempo travalicato i confini geografici e temporali divenendo un simbolo della cultura pop di ogni tempo e luogo (di Frida e delle sue opere, oramai, troviamo rappresentazioni in ogni dove: dalle borse alle gallerie d’arte passando per film, video musicali e cartoni animati) e a restituirne il “movimento tellurico” dell’anima che vive di contaminazioni e si lascia attraversare dagli incontri che fa e di cui si alimenta come dal dolore e dalla malattia.

immagine per Frida Opera Musical
Frida Opera Musical

Così come le mille sfaccettature dell’artista, i diversi generi si susseguono tra loro senza grossi scossoni e senza mai perdere di coerenza in una narrazione, seppur per ovvi motivi di tempi (lo spettacolo ha la durata di circa tre ore), che si presenta come un susseguirsi di quadri ed episodi.

Da quelli più intimi e legati alla sfera affettiva a quelli più attinenti all’arte, seppur le due cose nella vita di Frida non abbiano una così netta separazione visto che trasmuta il proprio dolore in arte e la rende senza pietà su tela rendendoci pienamente partecipi della sua esistenza. Ricordi, sogni e simboli si susseguono come pennellate ricreando quell’estetica a tratti surrealista che ha definito l’opera stessa di Frida Kahlo.

Notevole la capacità del cast (oltre ai già citati troviamo Antonello Angiolillo, Floriana Monici, Valeria Belleudi, Riccardo Maccaferri, Debora Boccuni, Arianna Talè, Federica De Riggi, Antonio Sorrentino, Elisabetta Dugatto, Giulia Maffei, Rebecca Erroi, Raffaele Iorio, Jacopo Siccardi, Enrico Cava, Omar Barole, Damiano Spitaleri, Samuel Perinotto, Leonardo Mazzarotto, Gioele Mazza, Carmine Olivazzi, e Matteo Ammoscato) di lavorare come ensamble nella produzione di una biografia in cui la vita e la morte danzano insieme al ritmo dell’arte. Protagonisti e personaggi secondari, infatti, fungono da estensione visiva ed emotiva del mondo interiore della protagonista, amplificandone sentimenti e contraddizioni.

Eccellente anche l’uso delle luci – a cura di Valerio Tiberi e Virginio Levrio – che giocano e disegnano sul palco – anche attraverso l’uso di effetti pittorici su schermi che mettono in primo piano o sullo sfondo i vari personaggi – i vari momenti della narrazione, sottolineando simbolicamente quella compresenza di vita e morte che sono elementi inseparabili come la luce e il buio poiché come ricorda la stessa Catrina, «la vita è il palcoscenico e la morte è la platea».

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

Una risposta

  1. Salve dov’è e se si possono trovare i testi dell opera Frida musical? Le parole di Catrina sono meravigliose

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