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La parola al Teatro #68. Mimì da Sud a Sud. Un viaggio fra le note e il mondo di Domenico Modugno

Un viaggio in una terra straniera chiamata palcoscenico, terra da dover raggiungere e conquistare. Un viaggio da un sud a tanti sud. È quello di “Mimì da sud a sud. Sulle note di Domenico Modugno”, in scena al teatro Quirino per la regia di Moni Ovadia e Giuseppe Cuntino con i testi di Sabrina Petyx e gli arrangiamenti musicali di Mario Incudine e Antonio Vasta.

Sul palcoscenico, insieme alle note dell’indimenticato Modugno, Mario Incudine accompagnato da Antonio Vasta (pianoforte, fisarmonica e organetto), Pino Ricosta (contrabbasso e percussioni) e Manfredi Tumminello (chitarre e bouzouki).

immagine per Mimì da Sud a Sud. Un viaggio fra le note e il mondo di Domenico ModugnoUno spettacolo di teatro-canzone in cui si alternano monologhi e canzoni, quelle del primo Modugno, prima cioè che diventasse Mr. Volare. Un lungo racconto in cui musica, ricordi e parole si mescolano nel racconto della vita di un uomo e di un artista ma anche, e soprattutto, di un mondo che cambia, che lotta, che sogna, che sfida convenzioni e stereotipi.

In un contesto teatrale pieno di note, colori e suggestioni si ripercorre il viaggio che cambiò la vita al grande artista, un viaggio al contrario, fatto andando testardamente sempre più verso sud anche quando si guarda come meta a quel nord che sembra unica fonte di occasioni e possibilità.

Grazie al suggerimento di Frank Sinatra («Fingiti siciliano! La Sicilia la conoscono tutti, tutti sanno dov’è e poi il dialetto è molto simile al tuo, al pugliese. Fingiti siciliano e conquisterai il mondo!»), da salentino Modugno trova la fama e il successo attraverso il dialetto di una terra ancora più a meridione della sua: la Sicilia.

Incudine, da siciliano e da artista che ben conosce quel sud, mette in scena tutta la produzione minore di Modugno raccontando, grazie a questi brani (da Lu pisci spada a La donna riccia, Malarazza e Tambureddu (Pizzica Pizzica Po) passando per Lu grillu e la luna, Amara terra mia e Lu minaturi), uno spaccato d’Italia anche grazie alla forza del dialetto.

È il racconto di un un desiderio, che appartiene a Modugno ma anche ad Incudine e allo spettatore stesso, quello di chi vuole trovare il suo posto nel mondo, partendo dalla fame che ti fa prendere la vita a morsi, partire e lasciare tutto per inseguire un sogno.

immagine per Mimì da Sud a Sud. Un viaggio fra le note e il mondo di Domenico Modugno

Un repertorio che forse nemmeno lo stesso Modugno aveva mai messo insieme per uno spettacolo, fatto di canzoni che hanno fatto la storia della canzone popolare italiana ma anche di quella d’autore. Canzoni in un siciliano che siciliano non è, ma è piuttosto una lingua inventata, una sorta di “modugnese” con cui – come spiega lo stesso Incudine -, forse meglio di chiunque altro, è stato in grado di raccontare – con uno sguardo disincantato, disilluso, senza retorica e senza orpelli ma con un filtro leggero – il suo mondo, quello dei poveri, degli umili, degli emarginati e del riscatto di una terra che grazie a lui ha cominciato a volare.

C’è il Mimmo nazionale con le sue note in scena ma prima di tutto c’è la storia di un sognatore che cantando racconta un mondo che cambia, che lotta, che sogna, che sfida convenzioni e stereotipi. In un costante giocare e scherzare con il pubblico, tutt’altro che spettatore passivo, Incudine e i suoi compagni di avventura che lo accompagnano musicalmente e non solo.

L’esplosione è tutta in quel Volare universalmente conosciuto, una rivoluzione poetica e musicale che parte con una trovata inedita: la stessa identica nota ripetuta nove volte all’inizio del brano. E poi un ritornello che esplode in una sola parola e in un “oh oh”, che diventa canto e riscatto collettivo per un meridione e  un’Italia che ancora una volta si rialzava in piedi, ritrovava le sue ali e tornava a volare. Un volo liberatorio per cui, artisticamente e non, a Mario Incudine non mancano né determinazione né strumenti.

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

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