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Così è (o mi pare). La realtà virtuale di Pirandello secondo Elio Germano

La sala è senza palco, solo sedie e panche pronte ad accogliere il pubblico. Basta, però, indossare il visore e le cuffie per ritrovarsi seduti sulle poltrone in velluto rosso di un grande teatro con il soffitto decorato, i lampadari di cristallo e il brusio del pubblico intento a prendere posto.
Pochi minuti dopo eccoci nel salotto di casa Laudisi dove, così come in tutta la città, l’argomento del giorno è il mistero che avvolge la neo-arrivata famiglia Ponza.
All’Argot Studio è andato in scena Così è (o mi pare) una riscrittura per realtà virtuale di Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello per l’adattamento e la regia di Elio Germano che veste i panni di Lamberto Laudisi.

Al pubblico è invece riservato, in soggettiva, il ruolo del suo anziano padre in sedia a rotelle, il Commendator Laudisi, personaggio con le fattezze di Pippo Di Marca  appositamente inventato e non presente nel testo pirandelliano.

La piéce vanta un cast d’eccezione in cui figurano Isabella Ragonese e Pippo Di Marca, Gaetano Bruno, Serena Barone, Michele Sinisi, Natalia Magni, Caterina Biasiol, Daniele Parisi, Maria Sole Mansutti, Gioia Salvatori, Marco Ripoldi, Fabrizio Careddu, Davide Grillo, Bruno Valente, Lisio Castiglia, Luisa Bosi, Ivo Romagnoli.

Il progetto in realtà virtuale è stato presentato da Fondazione Teatro della Toscana, Infinito Produzioni Teatrali, Gold Productions presso diversi teatri, tra cui il Teatro della Pergola di Firenze e il Teatro Franco Parenti di Milano.

Commendator Laudisi a parte, la trama segue quella del drammaturgo siciliano.  L’arrivo in città del nuovo segretario di prefettura, il signor Ponza, mette in agitazione l’intera cittadina diventando oggetto e ossessione di salotti e conversazioni per via della sua oscura situazione familiare. A complicare le cose, le versioni contrastanti del signor Ponza e della signora Frola, sua suocera.

Unico immune dalla frenesia delle indagini e dall’illusione, transitoria, di afferrare la verità è Lamberto Laudisi, cognato del consigliere Agazzi, che assiste alle ansie e alle ricostruzioni dei compaesani e si beffa di loro con una dialettica ironica e dissacrante.

Alter ego di Pirandello stesso, Lamberto Laudisi rompe gli equilibri e le certezze disvelando l’impossibilità di afferrare quella verità assoluta che gli altri credono di avere pienamente in pugno. Soprattutto quando non riguarda se stessi. Come le mille facce di un prisma, infatti, ognuno racconta tante verità. Spesso inconoscibili se non forse soltanto parzialmente.

Tra dubbi, sospetti, pettegolezzi e indagini – alla ricerca della vera protagonista dell’opera pirandelliana, la verità – il lavoro di Elio Germano ambienta, non senza qualche piccola perplessità iniziale, la vicenda in un salotto dell’alta borghesia ma dei giorni nostri, tra tv, social, gruppi Whatsapp e videochiamate.

Mutano gli strumenti ma, del resto, non l’animo umano né la curiosità e tanto meno l’inconoscibilità, il relativismo e la frammentarietà della verità e delle convenzioni, tema cardine dell’opera pirandelliana.

Ed è proprio nel segno della tecnologia che va in scena questa riscrittura. Attraverso cuffie e visore, lo spettatore è condotto nella realtà virtuale, in una realtà ibrida che non è solo teatro ma neanche solo cinema o new media e che consente una fruizione non canonica o passiva che non lo limita al ruolo di fruitore passivo ma che lo mette al centro della scena e gli offre una duplice prospettiva, quella collettiva e quella individuale.

L’effetto è sicuramente interessante quanto “impressionante” (tanto da provocare un po’ di straniamento, qualche vertigine e un po’ di nausea), soprattutto per chi ha poca dimestichezza con la realtà virtuale e improvvisamente per un’ora e venti si ritrova ad abbandonare la sala teatrale per ritrovarsi a poter vagare con lo sguardo a 360 gradi in una realtà altra.

Del resto, non è Pirandello stesso a insegnarci a mettere in discussione quale sia la realtà e cosa sia reale e cosa no?

immagine per Valentina Ersilia Matrascia
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Classe 1987. Romana di nascita, siciliana d’origine e napoletana d’adozione. Giornalista professionista, comunicatrice e redattrice freelance. Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale e in seguito, presso l’università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d’inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ha poi conseguito un master in Giornalismo (biennio 2017 – 2019) presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giornalista per caso e per passione, ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame – Festival dei libri sulle mafie e per Save the Children Italia (2022). Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all’antimafia sociale passando per l’immigrazione, il mondo Lgbtqia+ e quello dei diritti civili). Vincitrice della borsa di studio del premio “Giancarlo Siani” per l’anno 2019.
Fotografa, spesso e (molto) volentieri.

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