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Ultimo schiaffo, di Matteo Oleotto

Ultimo schiaffo, di Matteo Oleotto (2025)

#lascenapiùbella: quando il nipote, Nicola, entra in casa della zia vestito da Babbo Natale.

Triste è tristino. Ma è anche vero che, alla fine, di chi è la colpa? Ovviamente non può essere dei due fratelli Petra e Jure. O meglio, loro hanno le loro colpe, ma cosa possono fare quando tutto intorno di certo non li aiuta? A partire dal piccolo paesino in cui vivono che, com’è scontato, non offre tante possibilità. Ancor meno, avendo completamente perso la sua ragion d’essere, ovvero, la storica miniera di rame che l’aveva animato.

E, come solitamente accade, il debole si approfitta del più debole. Petra (nome ovviamente non casuale) che scalpita, che cerca sempre di trarre vantaggio da qualsiasi accadimento, perché è stretta sia nella vita che nel paese. O meglio: è incastrata nella sua vita e nel suo paese nativo. E non può cambiare nessuno dei due, per un padre assente, per una madre malata, per un fratello che dipende totalmente da lei.

Un fratello, Jure (anche qui nome nomen), che, seppur rinchiuso nel suo mondo ovattato, ha quella grande sensibilità di vedere, tra la nebbia della sua infantilità, i tormenti e la grande fragilità della sorella Petra. Sì, le rimane sempre attaccato, perché dipendente da lei ma, allo stesso tempo, è il suo modo di proteggerla, di aiutarla, di vegliare su di lei. Sempre. A qualunque costo. Anche a quello della propria vita.

Un po’ come in Le città di pianura, anche qui ha un grande peso la narrazione della vita di un piccolo centro, tra l’altro inerpicato sulle montagne non distanti da Tarvisio.

Carino.

Sul Film: Qui

 

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Ultimo schiaffo, di Matteo Oleotto
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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