Perché Nessun ricordo è innocente? ci si chiede leggendo il titolo del libro di Iginio De Luca, recentemente pubblicato per la collana }ilimoni{, de Gli Ori Editori, su invito del direttore della collana Pietro Gaglianò.
Leggendolo, oltre alla padronanza della scrittura di Iginio De Luca, si individuano quelle tracce che rendono ogni ricordo “colpevole” di qualcosa. Perché, ciascuna reminiscenza rimane incollata da qualche parte e, all’improvviso e inaspettatamente, si para nella nostra mente. E, quando riaffiora, rievoca emozioni, turbamenti, associazioni, riletture, conferme, smentite. Ma, quando riemerge nella mente di un artista, cosa succede?

Sicuramente, modella una visione, guida una mano, plasma una materia, crea una situazione, foggia una reazione. Ed è quello che si coglie nelle pagine del libro. Quindi, seguendo le domande che lo stesso Gaglianò pose nel corso di una presentazione a Roma, negli spazi di AlbumArte, che cos’è il libro di Iginio De Luca? E, sulla stessa scia, anziché sulle definizioni, sulle affermazioni, si procede per esclusione.
Non è un saggio, non è un diario, seppure sia autobiografico; non è un libro d’arte, nel senso più stretto della definizione, sebbene parli di arte. “Sono tanti libri insieme -racconta Iginio De Luca- non un preciso genere. Qualcosa di stratificato, ottenuto accostando gli opposti: vita provinciale con elementi più alti. Ma ci sono anche dei nessi, dei voli pindarici”.
Quindi, che cos’è? Fondamentalmente è un viaggio. Un viaggio nei ricordi di Iginio De Luca/uomo; un viaggio nelle opere di Iginio De Luca/artista; un viaggio nella condivisione di una memoria, spesso personale (per motivi di nascita), ma, anche, collettiva (perché segno di un passato culturale, di un momento storico e geografico). Quindi, un viaggio sentimentale. Ma, anche, un viaggio geografico nel senso stretto del termine, attraverso le piccole realtà dell’entroterra laziale.
Sebbene la vicinanza generazionale possa far cogliere appieno, per esempio, il significato dell’insegna dei gelati Algida e della Viennetta, chi anagraficamente è distante, apprende tutta un’aneddotica preziosa, intima, familiare e domestica, altrimenti persa e dimenticata.
Ma è un viaggio intimo anche dell’artista stesso che, attraverso la scrittura, non solo si è incamminato nei sentieri della sua memoria, ma ha attraversato quei momenti, anche critici, in un impegnato lavoro introspettivo perché “ogni parola schiarisce le velature dell’inconscio e sposta in avanti i confini della consapevolezza emotiva […]. La risalita mi sta cambiando”.
Affidando, e riconoscendo all’Arte quel potere salvifico dal male di vivere. Che ha avuto uno scatto improvviso all’indomani della perdita dei genitori. Ottantatré pagine utili anche per ripercorrere la produzione artistica di Iginio De Luca che, com’è noto, spazia dal disegno alla fotografia, dalla performance (compresa quella musicale – non è da dimenticare, infatti, la sua importante attività di musicista) ai blitz, nei quali, “anche nel più folle e provocatorio, c’è sempre un pizzico di memoria e della famiglia”.
Un mettersi a nudo anche per iscritto, oltre che con l’arte. Ottantatré pagine per le quali è stata compiuta anche una precisa scelta strutturale: non sono inserite le immagini delle opere, bensì ciò che è, a tutti gli effetti, il vero incipit, il là creativo: il disegno.
Così, ogni atto, ogni momento, ogni ricordo, oltre a presentare una precisa sintesi attuata mediante una dedicazione, è integrato da quel disegno che ne diventa chirurgico riassunto iconografico (la musicassetta SONOREX 90, registrate affinché potessero far compagnia al padre durante i suoi viaggi di lavoro; la torta gelato DESIDEE; i BERSAGLIERI; i “fasci di luce”; i fuochi d’artificio; operai a lavoro; la banda musicale; le barche sull’arenile; un pastore col gregge; il dirigibile Good Year).
L’eccezione è, viene da dire ovviamente, l’immagine in cui Iginio De Luca è fotografato insieme alla madre: unico momento a colori, ancora vivido nei ricordi.
Informazioni
- Iginio De Luca: Nessun ricordo è innocente | Cronologia imperfetta dei sorrisi e delle lacrime
- Gli Ori – collana }i limoni{, diretta da Pietro Gaglianò
Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.








