Il bello delle mostre diffuse è quello che permette di conoscere diversi e, forse, anche nuovi angoli del luogo dove la mostra viene allestita. E il bello di Straperetana, la manifestazione fondata da Paola Capata e Delfo Durante nel 2017, che quest’anno vede il coinvolgimento di Annalisa Inzana, è quello di portare il visitatore nella millenaria Porta d’Abruzzo, ovvero nel piccolo Borgo abruzzese di Pereto arroccato sul Monte Fontecellese.
Le circa trenta opere, realizzate dai diciassette artisti coinvolti, sono spalmate, fino al 18 agosto, tra il Palazzo Maccafani e il Palazzo Iannucci e le stradine e piazzette presenti tra questi due poli.
Visti i tempi che corrono, il tema intorno al quale ruotano le opere è “il rapporto degli artisti con la Natura”: ma nell’accezione più ampia del sostantivo. Perché si è voluto prendere in considerazione tale rapporto con l’ambiente, il corpo, il paesaggio.
Da qui il titolo di questa VIII edizione: Supernaturale, ovvero una relazione totale, fisica e mentale, nel senso più vasto, con l’ambiente.
Affiancando, in questo modo, artisti più o meno affermati, più o meno giovani, più o meno strutturati, ovvero da Hamish Fulton, 1946, a studenti dell’Accademia, come Davide Mariani (1998), Gaia Liberatore e Giorgio Cesarini, entrambi del 2000.
E, quindi, il bello delle mostre diffuse, è l’occasione di esplorare lavori, generalmente di recentissima produzione, in un contesto avulso da quello museale o di galleria, apprezzandone la versatilità o, anche, saggiandone il limite.
Nella prima casistica, si possono tranquillamente annoverare le opere di Patrik Tuttofuoco (Space Time / Honolulu, 2019: un lampo che si concretizza in un latteo neon).
Nina Carini (la luce blu della su suggestiva installazione L’heure Bleue, 2022, riempie tutta la stanza che, in maniera cadenzata, si accompagna all’evocativo cinguettio di uccelli).
Davide D’Elia (Apnea, 2023, che, con la sua pittura antivegetativa, tenta di bloccare l’intercedere di quel tempo che, invece, non si è fermato sui lacerti di carta da parati impreziositi all’interno di cornici).
Maria Angeles Vila Tortosa (con Herbario de Vida / Seme, 2024, prosegue la sue ricerca su questo antico libro botanico che accompagna le piante a delle specifiche caratteristiche, non sempre positive, associate alla donna).
Nella seconda, invece, Numero Cromatico (che hanno trasferito le loro frasi poetiche creata dall’A.I. su semplici stendardi, appesi su alcuni edifici).
Mantiene tutta la sua potenza ipnotica il video The Collector (2011) di Francis Alÿs, ed è pienamente calzante Walking into distance beyond immagination di Hamish Fulton, il grande wall painting che attesta il viaggio compiuto a piedi dall’artista nel 2002, partendo da Bilbao l’11 settembre arrivando a Rotterdam il 13 novembre, percorrendo 2838km, col quale sintetizza il significato ultimo dell’azione e il suo pieno contatto con la natura.
Al contrario, l’aspetto poco piacevole delle mostre diffuse è quello di dover girare, a volte neanche con un tempo clemente, per le strade e stradine del luogo dove viene allestita la mostra. Che, maggiormente, coinvolge gli appassionati mentre i locali restano meri osservatori un po’ defilati e piuttosto incuriositi. Inoltre, per motivi logistici e non solo, tali mostre fanno cadere le scelte curatoriali, o la produzione artistica, su soluzioni non sempre brillanti o talvolta riduttive rispetto al contesto.
Ma il bello è che alcune opere, divenendo permanenti, sono la base per la costruzione di una collezione all’aperto.
Si veda il murales di Agostino Iacurci che, per sua natura, si va ad aggiungere alle opere delle precedenti edizioni come quella di Raffaele Fiorella, con le sculture in terracotta di Prove per una lunga attesa (2019) o Ragnetto (2020) di Mattia Pajè.
E il bellissimo è che una gallerista abbia avuto questa splendida idea e mantenga la pervicace perseveranza nel ripetere la manifestazione, col romantico impegno di portare l’arte contemporanea in ogni dove.
Info mostra Supernaturale | Straperetana, VIII edizione, 2024
- Pereto (AQ)
- dal 14 luglio al 18 agosto 2024
Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.







































