ultimi articoli dell'autore

Vita Privata, di Rebecca Zlotowski

di Daniela Trincia

Vita Privata, di Rebecca Zlotowski (2025)

#lascenapiùbella: quando Lilian, saputa della morte della sua paziente, inizia a piangere.

Lei è brava. Lui è bravo. Insieme, però, come coppia, sono un po’ improbabili. Ma ovviamente tengono il film. Lei, sicuramente scelta per la sua capacità di ben interpretare una persona algida, non è molto convincente come psicoanalista. E altrettanto lui come ottico. Pazienza.

Ma la cosa che mi ha più lasciata interdetta è l’aver costruito tutto un intreccio, altrettanto improbabile, per cosa? Per dire che ognuno ha il suo scheletro nell’armadio? Che solo dopo fatti i conti con questi scheletri, si può finalmente essere sereni? Che la psicoanalisi in fondo ha i suoi limiti e non è risolutiva? Che alla fine, forse, è meglio affidarsi alla divina provvidenza, anche, e soprattutto, per chi è controllato e incapace di lasciarsi andare? Vuole giocare sul doppio significato del titolo? Non lo so.

Il film, nel suo insieme, non è male, si lascia ben seguire. Ma rimangono troppi interrogativi irrisolti, soprattutto se l’impostazione è quella di un giallo.

Tiene compagnia.

Sul Film: qui

 

immagine per Vita Privata, di Rebecca Zlotowski
Vita Privata, di Rebecca Zlotowski
immagine per Daniela Trincia
+ ARTICOLI

Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *