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Tomaso Binga e María Ángeles Vila Tortosa. Corpus Naturae per oggi e per il futuro

Di guardare il mondo con occhi limpidi e sinceri, e di amare”. “Di rispettare i propri corpi […] di imparare a connettersi con loro stessi”. Così rispondono, rispettivamente Tomaso Binga e María Ángeles Vila Tortosa, alla domanda “Quale augurio vorresti fare alle future generazioni?”, posta dall’ignoto intervistatore del video Corpus Naturae del Monkeys Video Lab, proiettato nell’omonima esposizione curata da Benedetta Carpi De Resmini, allestita fino al 13 ottobre nel Padiglione B del Mattatoio di Roma.

Più che un “dialogo intergenerazionale”, la mostra esprime e mette in evidenza come alcune tematiche siano costantemente presenti e centrali (nonché quali declinazioni possano assumere) nelle ricerche di artiste a prima vista distanti (e non solo per motivi anagrafici e di formazione), e indica, piuttosto, le assonanze, i punti di contatto, la continuità, la sensibilità condivisa tra Tomaso Binga (al secolo Bianca Pucciarelli, Salerno, 1931) e María Ángeles Vila Tortosa (Valencia, 1978).

In effetti, ciò che maggiormente emerge, sorvolando su alcune distanze connotative (quelle di Binga sono pregne delle istanze delle contestazioni politiche degli anni Settanta), sono le associazioni che si possono individuare tra i lavori delle artiste.

Perché, vista la mole di lavoro prodotta nel corso degli anni da Tomaso Binga, in realtà si palesa più come un’antologica su di lei, cui i lavori di Vila Tortosa accendono dei spotlight su specifiche note per accentuarne il riverbero e la persistenza, ovviamente non dei “d’après”, ma una sincera comunione di intenti, vedute e passione.

immagine per Tomaso Binga, Mater Litanie Lauretane, 1976, Courtesy Galleria Erica Ravenna
Tomaso Binga, Mater Litanie Lauretane, 1976, Courtesy Galleria Erica Ravenna

Si ammirano così lavori poco noti, aspetti biografici non largamente conosciuti, che si rispecchiano nella dedizione letteralmente fisica impiegata nella realizzazione dei lavori esposti.

Una costante riflessione sul ruolo della donna nella società, che riflette secolari stereotipi che tuttora ne condizionano la posizione; rappresentazioni che attingono al linguaggio dagli erbari, antichi e moderni (Binga nel 1979 ha conseguito un diploma di erborista; Vila Tortosa lavora da anni su libri sul significato anche medicinale delle piante e la loro correlazione al mondo femminile), sono alcuni dei punti di contatto che chiaramente emergono dal confronto delle due artiste, ormai entrambe romane di adozione.

A battere immediatamente il tempo, anzi, il tema espositivo, è il bellissimo Mater Litanie Lauretane (1976) di Binga nel quale l’artista, nella sua nota prassi della Scrittura Vivente, trasforma il proprio corpo, rigorosamente senza i connotati fisionomici e sociali, in strumento e materia espressiva, converte la sua persona in precise lettere dell’alfabeto.

Attraverso una composizione fotografica piramidale in bianco e nero, compone/scrive la parola MATER, accompagnando ogni lettera con la sua nota pratica di grafia asemantica (che l’avvicina a Ketty La Rocca).

Tralasciando il significato primigenio dell’opera, che contestava la visione del dogma della religione che vede la donna come Vergine e Madre, Mater è anche l’appellativo della Terra, della Natura nel suo insieme.

Ad essa si affianca Mandragora Autumnalis in motus (2024) di Vila Tortosa, un lavoro su carta e tela risultato dalla somma di diverse tecniche di stampa, una radice che ricorda la figura umana e per questo largamente usata, anche per le sue proprietà allucinogene, per rituali magici, e che vuole sottolineare il secolare legame tra la storia umana e la natura.

Di indiscusso forte impatto emotivo è “l’installazione” realizzata con la fedele trasposizione grafica monumentale su parete della piccolissima selezione di nove poesie di Binga accompagnate dall’audio dell’interpretazione da parte della stessa artista: un rinnovarsi della sua potenza che fonde poesia visiva e sonora, performance e femminismo.

Quella cultura femminile che Vila Tortosa delicatamente traduce con l’intima installazione Arte Doméstico (Cuidados) con la quale, attraverso la creazione di uno spazio casalingo, propone l’amorevole cura e legame tra genitori e figli, che trova attimi di forte espressività nei dolorosi momenti della malattia.

Ma è nella doppia installazione realizzata con la carta da parati e un quadro che si palesa la loro sintonia artistica.

Una carta da parati con stampe di vegetali che Vila Tortosa trae dal suo Erbario (che si rifà all’opera storica Carta da parato, casa Malangone di Binga) e il quadro Mater/Madre di Binga, un collage che ricrea l’apparato riproduttivo femminile (a cui fa da eco, nella parete di fondo del Padiglione Terra Mater di Vila Tortosa).

Seppur le istanze primigenie delle due artiste sono differenti, entrambe guardano alla natura (e, ancor più nello specifico, alle piante) come ad un elemento imprescindibile dell’essere umano, col quale ricongiungersi e re-stare uniti, in un rapporto di reciproco scambio e sano equilibrio.

Info mostra Corpus Naturae | Tomaso Binga e María Ángeles Vila Tortosa

  • Roma, Mattatoio di Roma – Padiglione 9b
  • fino al 13 ottobre 2024
  • orari: chiuso lunedì – dal martedì alla domenica 11.00 – 20.00 – Ingresso gratuito
immagine per Daniela Trincia
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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