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The Life of Chuck, di Mike Flanagan

di Daniela Trincia

The Life of Chuck, di Mike Flanagan (2025 distr. in Italia)

#lascenapiùbella: quando Chuck piccolo, dopo aver ammirato il cielo notturno, decide di ballare al ballo della scuola.

Sarà che la piccola e intima sala 7 del Barberini, con la sua particolare forma curva, ha sicuramente contribuito ad avere una percezione e una visione ancora più raccolte del film, fatto è che è una storia che ti abbraccia, ti impasta a lei, ti fa entrare dentro la sua morbidezza, pur essendo una vicenda triste. Ma tutto è racchiuso proprio nel verso «contengo moltitudini». E i tre atti non fanno altro che attestare questa moltitudine.

Ma, allo stesso tempo, rimarcano l’unicità di ciascun individuo (e ciò immediatamente richiama alla memoria “Vivere per raccontarla” nonché “Noi siamo infinito”). Che, però, troppo spesso rimane incastrato nei personali condizionamenti o vincolato dagli altrui parere. E, alla fine, condizionamenti e pareri, quanto cambiano il corso della propria vita? Quanto, ognuno di noi, vive appieno la propria esistenza, realizzando pienamente quello che aveva sognato per sé stesso?

L’inizio apocalittico, una sorta di The Day After, lentamente si dipana, e fa riunire tutte le fila del racconto, e, gradualmente, fa riconoscere ogni volto e ogni situazione. Circostanze e volti che, untiti, concorrono a creare non solo la memoria, ma anche l’universo di ciascun individuo. E, seppure, ad un certo punto, diventa chiarissimo il significato della cupola della casa, la sala 7 ha fatto sembrare di essere, noi pubblico, una naturale continuazione di quella stanza.

Bello.

  • Sul film: qui

 

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The Life of Chuck, di Mike Flanagan
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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