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Volveréis, di Jonás Trueba

di Daniela Trincia

Volveréis, di Jonás Trueba (anno di uscita in Italia: 2025)

#lascenapiùbella: quando Ale passeggia col suo amico, confidandosi della sua storia con Alex e, con un cambio repentino di scena, si è nello studio di Ale.

Il continuo alternarsi tra finzione cinematografica e realtà, dovuta al fatto che i due protagonisti, Ale e Alex, lavorano entrambi nel cinema, in alcuni casi crea forte confusione, ma, il più delle volte, riesce mirabilmente a rendere l’idea di come i livelli si possano sovrapporre.

Di come, ogni tanto, la realtà sia meglio della finzione e viceversa. Di come, delle situazioni reali, sembrino delle finzioni e viceversa. Di come si resti ancorati a delle parole che ci hanno segnato, e sulle quali abbiamo a lungo speculato, mentre, la persona che le ha pronunciate, addirittura neanche se le ricordi più. Di come, la difficoltà di esternare veramente i più personali profondi sentimenti, ci intrappolino al punto di assecondare qualcosa che, forse, in fondo in fondo, non sta proprio in quei termini e che non la vogliamo in quel modo.

Situazioni, finanche paradossi, che rievocano, in modo netto, le atmosfere e gli stati di Dieci capodanni, perché, intorno al tempo e al non-detto, si originano situazioni e paradossi similari.

È vero che la scena finale è pressoché catartica ma, allo stesso tempo, è anche quella che si imprime nella retina e rimane attaccata sulla pella per un bel po’.

Ci sono dei momenti di recitazione sublimi, come quando Alex parla davanti alla cinepresa: impercettibili espressioni che, con prepotenza e chiarezza, trasmettono quel travaglio interiore che un animo può portarsi dietro (e dentro) l’apparente (e costruita) serenità.

Mi è piaciuto molto!

 

  • Sul film: qui

 

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Volveréis, di Jonás Trueba
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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