ultimi articoli dell'autore

Father Mother Sister Brother, di Jim Jarmush

di Daniela Trincia

Father Mother Sister Brother, di Jim Jarmush (2025)

#lascenapiùbella: quando il Padre, appena i due figli se ne vanno, telefona all’amica e la invita a bere qualcosa.

Di sicuro il cast è eccezionale, ma le buone intenzioni restano, appunto, buone intenzioni. Senza dubbio, l’episodio del Padre, è quello più cinico e intrigante, soprattutto rispetto al piattume degli altri due.

Sì, i temi trattati sono tanti e delicati, e, in qualche maniera, chiamano in causa ciascuno di noi. Ma è talmente tutto troppo estremizzato da risultare forzatamente asfissiante. Sì, i rapporti familiari, le complicazioni di tali rapporti, i condizionamenti, le aspettative, l’incapacità di tirarsi fuori, l’ipocrisia, l’inadeguatezza nell’essere sé stessi, tutto vero, anzi, tutto troppo vero. Ma, forse, proprio l’aver messo così fortemente a stretto confronto le contraddizioni e gli opposti, a rendere tutto troppo schematico, deciso a tavolino. Il fratello preferito e ancora impacciato e la sorella impettita incapace di tirarsi fuori (Father, ambientato negli Stati Uniti).

La sorella sopra le righe immatura e la sorella “quadrata” (Mother in Irlanda). I gemelli così legati ancor più per la perdita di entrambi i genitori (Sister Brother/in Francia). Non un picco, non una perdita di controllo, non un gesto istintivo, nulla, nella più totale pacatezza e rassegnazione.

E questi skater che, in ciascun episodio, sfrecciano dovunque, messi a mo’ di filo conduttore … Tutto molto teatrale. Indubbiamente un bel prodotto. Ma, come detto, sono io che ho problemi con i film acclamati dalla critica.

Bah!

Sul Film: un nostro approfondimento

 

immagine per locandina di Father Mother Sister Brother, di Jim Jarmush
Father Mother Sister Brother, di Jim Jarmush

 

immagine per Daniela Trincia
+ ARTICOLI

Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *